Psicologia Clinica e Psicopatologia

Donnie Darko

“Donnie Darko” gioca costantemente sulla differenza tra apparente e reale. Il protagonista, un adolescente etichettato come “schizofrenico paranoide”, sente voci e segue le indicazioni di Frank, un misterioso coniglio gigante che gli salva la vita e lo guida verso una personale missione di verità. Tra viaggi nel tempo, ipocrisie svelate e domande esistenziali, il film […]

Psicolab — Donnie Darko
“Donnie Darko” gioca costantemente sulla differenza tra apparente e reale. Il protagonista, un adolescente etichettato come “schizofrenico paranoide”, sente voci e segue le indicazioni di Frank, un misterioso coniglio gigante che gli salva la vita e lo guida verso una personale missione di verità. Tra viaggi nel tempo, ipocrisie svelate e domande esistenziali, il film invita a interrogarsi su cosa sia davvero la follia e su quanto la nostra cultura sia pronta a compatire chi “vede le cose” invece di ascoltarlo.

Un ragazzo che sente le voci

Il film inizia con quella che noi occidentali siamo abituati a considerare una stravaganza: Donnie ha dormito fuori casa, in mezzo a una strada, vicino alla sua bicicletta. Si sveglia, si gode il panorama e torna a casa, dove lo attendono le dinamiche familiari. A tavola scopriamo che è in cura presso una psicoterapeuta e che gli sono stati prescritti psicofarmaci che evita di assumere; l’etichetta che gli è stata affibbiata, forse per gestire il suo altissimo quoziente intellettivo, è quella di “schizofrenico paranoide”.

Già nelle prime scene Donnie inizia a sentire delle voci. Ma sono allucinazioni, oppure i segni di un’appartenenza a più mondi contemporaneamente? La voce gli dà istruzioni: “svegliati, ti ho osservato a lungo, vieni più vicino”. Donnie la segue e incontra Frank, un uomo che indossa un costume da coniglio gigante. La terapeuta definirà questa presenza un “amico immaginario”, guidata dal manuale diagnostico più che da quell’umiltà che nelle culture non occidentali si ha nei confronti di chi “vede le cose”, considerati non schizofrenici da compatire, ma utili apprendisti sciamani.

Seguire le indicazioni di Frank salva la vita a Donnie: il motore di un aereo di linea si schianta proprio nella sua camera, e lui non viene travolto. Da quel momento si sente motivato a seguire ancora Frank, incarnando un’apertura mentale ai significati “altri”. Da dove sia venuto quel motore nessuno lo sa: le autorità impongono il top secret.

I personaggi e le ipocrisie svelate

Nel film compaiono altri personaggi: Kitty, la professoressa bigotta, vecchia e brutta sul piano psicologico prima ancora che fisico; Karen, la giovane insegnante che incarna la ribelle innovatrice e infatti lega con Donnie; la signora Sparrow, detta “nonna morte”; e Rachel, che diventa presto la fidanzatina di Donnie. Frank ordina a Donnie di compiere alcuni atti, anche vandalici, e Donnie obbedisce. Intanto Kitty è affascinata dal carisma di Jim Cunningham, un sedicente esperto di “filosofia di vita” che vive di comunicazione ideologica e di un po’ di furberia psicologica: liberarsi dalla paura per vivere finalmente nell’amore.

Quando la casa di Cunningham va a fuoco per opera di Donnie, su indicazione di Frank, si scopre che l’uomo nascondeva nello scantinato uno studio di produzione di materiale pedopornografico. Si comprende allora che Frank, il “distruttore necessario”, ha un piano preciso e che Donnie è il suo strumento di verità. Kitty, al contrario, rappresenta la resistenza al vero: non accetta l’ipotesi che il suo idolo possa essere il regista di cui parlano ormai tutti i giornali. La povertà dell’insegnamento di Cunningham si esprime in un esercizio che Kitty fa svolgere alla classe: collocare alcuni eventi su un continuum tra amore e paura, disegnando una X. Donnie è irritato: “e lo spettro completo delle emozioni umane? La vita non è così semplice”, e si rifiuta di svolgere l’esercizio.

La signora Sparrow e i viaggi nel tempo

Frank aveva parlato a Donnie di viaggi nel tempo, e il ragazzo chiede informazioni al professore di scienze, che gli racconta della signora Sparrow, un tempo suora e poi insegnante di materie scientifiche, autrice di un libro sulla filosofia dei viaggi nel tempo. Il professore glielo consegna raccomandando precauzioni, perché se si sapesse del prestito perderebbe il posto. Frank procede come i buoni maestri: non dice tutto a Donnie, ma lascia che sia lui a trovare i segni che lo conducono alla sua missione, oltre le logiche pseudo-razionali che spesso guidano le nostre vite.

Dalla terapeuta, Donnie riporta una frase della Sparrow: “ogni creatura sulla terra, quando muore, è sola”. Questo gli ricorda la morte del suo cane e apre il dialogo a tematiche esistenziali; Donnie esprime una logica lucida: “ragionare su Dio è assurdo, non ci sono prove”. Talvolta Frank sembra incarnare il Vero Sé, colui che tutto conosce e che guida il soggetto a essere, quantomeno, lo sciamano di se stesso. Nel frattempo la terapeuta parla con i genitori delle cose intime di Donnie, in una violazione del setting: se Donnie avesse voluto parlare di Frank con la famiglia, lo avrebbe fatto da sé.

La ribellione di Donnie

Cunningham tiene a scuola una conferenza su alcol, sesso prematrimoniale e simili. Tutti fanno domande normali, ma Donnie, che è “il matto” e quindi ha i suoi privilegi, irrompe con la sua libertà di pensiero: “quanto la pagano per essere qui?”. “Questo ragazzo ha dei problemi ed è attanagliato dalla paura”, ribatte Cunningham, e Donnie: “sì, ha ragione, probabilmente ho dei problemi e ho paura, ma sono anche sicuro che lei è l’anticristo”. Applausi per Donnie, subito censurato dal preside. Al cinema con Rachel, Donnie ha un dialogo emblematico con Frank: “perché indossi quello stupido costume da coniglio?”, e Frank: “perché indossi quello stupido costume da uomo?”.

Intanto la terapeuta applica a Donnie sedute di ipnosi regressiva, da cui emerge soltanto che sta per succedere qualcosa: Frank gli aveva dato una data precisa al secondo entro cui il suo mondo sarebbe finito. Dopo l’incendio, la doppia vita di Cunningham viene alla luce, Karen viene allontanata per i suoi metodi “non ortodossi” e Kitty crea un comitato per difendere l’uomo, che secondo lei, nonostante le evidenze, sarebbe innocente.

Il finale e il sacrificio

Il conto alla rovescia scade durante la festa di Halloween, quando tutte le tessere iniziano a combaciare. Donnie, Rachel e gli amici vanno a casa della Sparrow, dove Donnie crede si trovi il tunnel spazio-temporale. La situazione precipita: il gruppo viene aggredito e Rachel viene uccisa da Frank, che, vestito da coniglio, la investe con l’auto; Donnie uccide Frank con un colpo di pistola e poi, divenuto padrone del tempo, torna indietro al giorno in cui il motore era piombato nella sua camera. Donnie sorride mentre si sistema nel letto in attesa che il motore lo uccida: così facendo, i destini di Frank e Rachel vengono liberati e tutte le distruzioni necessarie vengono cancellate, perché Donnie non potrà più compierle.

Il motore, anch’esso venuto dal futuro, cade su Donnie, e ci si può chiedere se dall’aldilà egli non voglia prendere il posto di Frank. Cercherà qualcuno che gli consenta di cambiare la sua storia terrena, o sceglierà di essere una presenza che dall’altro mondo influisce sulla vita, come Frank aveva fatto con lui? Viene da pensare che la signora Sparrow possa aver insegnato qualcosa sulle dimensioni anche a Frank, che probabilmente ha percorso prima di Donnie quella strada che dai mondi ordinari conduce ad altri livelli di coscienza. E noi, cosa scegliamo di fare?

Domande frequenti

Donnie è schizofrenico o “vede” davvero qualcosa?

Il film mantiene volutamente l’ambiguità. Etichettato come schizofrenico paranoide, Donnie segue le voci e Frank, che gli salvano la vita e lo guidano verso una verità. Il racconto suggerisce di non liquidare troppo in fretta chi “vede le cose” come semplice malato.

Chi o cosa rappresenta Frank, il coniglio?

Frank è una guida ambigua: distruttore necessario e insieme maestro che non svela tutto, ma lascia trovare i segni. In una lettura psicologica sembra incarnare il “Vero Sé”, ciò che conduce Donnie a diventare, in un certo senso, lo sciamano di se stesso.

Che critica muove il film verso figure come Cunningham?

Ne smaschera l’ipocrisia: il “guru” che predica di liberarsi dalla paura per vivere nell’amore nasconde in realtà una doppia vita criminale. Il film contrappone la sua semplificazione delle emozioni alla complessità che Donnie difende con la sua libertà di pensiero.

Qual è il significato del finale?

Donnie, divenuto padrone del tempo, sceglie di sacrificarsi tornando indietro, così da liberare i destini di Frank e Rachel e cancellare le distruzioni. È un finale aperto, che lascia interrogarsi sul confine tra dimensioni, coscienza e la responsabilità delle nostre scelte.

“Donnie Darko” usa la fantascienza e l’enigma dei viaggi nel tempo per interrogarci sul confine tra follia e visione. Il protagonista, etichettato come malato, si rivela strumento di verità in un mondo pieno di ipocrisie. Il film invita a diffidare delle etichette diagnostiche affrettate e a riconoscere che, dietro chi “vede le cose”, può nascondersi una lucidità che la nostra cultura è troppo pronta a liquidare come disturbo.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *