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Donna, Psicanalisi e Cinema

Il cinema ha raccontato la donna attraverso generi precisi. Il filosofo Stanley Cavell individua nel melodramma, da Lettera da una sconosciuta di Max Ophuls, la storia di donne che inseguono un sogno d’amore destinato al fallimento, e nella commedia del rimatrimonio il suo rovescio piu’ luminoso. Un viaggio tra donna, psicanalisi e cinema. Nel film […]

Psicolab — Donna, Psicanalisi e Cinema
Il cinema ha raccontato la donna attraverso generi precisi. Il filosofo Stanley Cavell individua nel melodramma, da Lettera da una sconosciuta di Max Ophuls, la storia di donne che inseguono un sogno d’amore destinato al fallimento, e nella commedia del rimatrimonio il suo rovescio piu’ luminoso. Un viaggio tra donna, psicanalisi e cinema.

Nel film Lettera da una sconosciuta (Letter from an Unknown Woman, Max Ophuls, 1948) la protagonista (Joan Fontane) cerca di ricostruire una storia d’amore con l’uomo da cui ha avuto un figlio, ma questi non se ne rende conto se non dopo una lettera postuma. L’appassionato inseguimento del sogno d’amore da parte della donna finisce con la presa di coscienza che non raggiungerà mai la felicità con questo uomo. Lei ha creduto per tutta la vita in un miraggio e, così facendo, ha perpetuato un destino crudele finendo per vivere l’amore soltanto come perdita.
Secondo il filosofo statunitense Stanley Cavell questo film insieme ad altri, come Perdutamente tua (Now Voyager), Angoscia (Gaslight) e Amore sublime (Stella Dallas), rientra in un preciso genere, il “Melodramma cinematografico”, incentrato sul rivelare le possibilità di fallimento che minacciano la felicità di una coppia. Le donne del melodramma, infatti, non trovano la propria identità nel matrimonio rifiutando di abbandonarsi al mondo maschile e di accettare le ingiustizie della società, tanto da provvedere al proprio sviluppo da sole con la sola presenza della madre e del figlio.
Lo stesso filosofo poi individua un altro genere cinematografico dai toni più positivi che, all’incirca nello stesso periodo, ha sempre come protagonista la donna: la “Commedia del Rimatrimonio”. Una serie di film hollywoodiani a cavallo tra gli anni Trenta e Quaranta, tra cui Accadde una notte (It Happened One Night, Capra, 1934) Scandalo a Filadelfia (The Philadelphia Story, Cukor, 1940) Susanna (Bringing Up Baby, Hawks, 1938), che mostrano il percorso di maturazione affrontato da una coppia per raggiungere un’unione più stabile e felice.
In questo fermento cinematografico sorto intorno alla donna nella prima metà del ventesimo secolo, che va di pari passo con la lotta per l’emancipazione, si possono trovare nessi con una pratica inventata alla fine del diciannovesimo secolo e sviluppatasi all’incirca nel periodo che ha assistito al proliferare di questi film. Si sta parlando della messa a punto del metodo psicanalitico e del fatto che sia stato possibile in gran parte grazie alle medesime donne che nello stesso momento sono state protagoniste dei film del “Rimatrimonio” e del “Melodramma”.
Come mai in quel momento storico nasce da più parti un certo tipo di interesse per l’altra metà del mondo? Da una parte assistiamo alla pretesa di Freud di aver penetrato la realtà dello psichico attraverso lo studio dell’isteria e quindi essenzialmente attraverso l’analisi delle sue pazienti. Dall’altra, nei generi cinematografici presi in considerazione, nonostante che il ruolo di protagonista sia spesso diviso tra la coppia, la profondità psicologica appartiene alla sfera femminile.
Secondo la teoria di Cavell i due fenomeni si baserebbero su una fonte comune: la sofferenza femminile che s’incontra e si scontra con la cecità di uomini pervasi dallo scetticismo. Ciò risulta evidente per quanto riguarda le pazienti di Freud, tuttavia un’approfondita lettura dei film rivela come questo aspetto possa celarsi anche dietro le esilaranti battute delle commedie.
Guardando al genere del melodramma ci si offre una più diretta delucidazione. Nel già citato Lettera da una sconosciuta il motivo della sofferenza della protagonista appare drammaticamente nel gesto dell’uomo di coprirsi gli occhi, come per respingere le immagini del passato, che gli riaffiorano alla mente dopo aver letto la lettera postuma. Cavell si chiede se la reazione sia da attribuire al fatto che l’uomo abbia già vissuto quelle immagini o, piuttosto, al fatto che esse gli si presentino per la prima volta come qualcosa che non aveva voluto vedere. L’immagine dell’uomo che si copre gli occhi diventa così un simbolo della convinzione maschile che la donna sia una sconosciuta (unknown). Per far fronte a questo stato di “ignoranza” sia il cinema che la psicanalisi danno l’impressione di voler penetrare nel mondo della donna, di cercare un accesso alla sua conoscenza, attraverso il suo dolore. Dolore provocato dal fatto che pensare alla donna come ad un oggetto oscuro equivale a metterne in discussione l’esistenza, cioè a non riconoscerla come un altro essere umano.
Il dubbio sulla donna che nei film genera tante sofferenze può essere paragonato allo scetticismo cartesiano perché alla base vi è la stessa idea di conoscenza. L’uomo cioè rivendica sulla donna la medesima forma di conoscenza che rivendicava nello Scetticismo classico sugli oggetti: un voler entrare nella sua mente per conoscere ciò che l’altra conosce, cioè un accesso diretto alla sua conoscenza acquisendo un punto di vista esterno, il punto di vista di dio, che però è irrimediabilmente precluso al genere umano. Il dubbio sulla conoscenza della donna può essere considerato da questo punto di vista come l’ultima forma in cui si presenta lo Scetticismo filosofico in Occidente.
Ma spingiamoci oltre e chiediamoci quale sia quel lato così inquietante del mondo femminile. Il dubbio riguarderà quell’aspetto della donna che investe maggiormente l’uomo e che al contempo risulta più sconosciuto. Facile indovinare: tutti converranno che l’ultimo oggetto dello scetticismo (maschile) occidentale non potrà essere altro che la soddisfazione della donna.
La soddisfazione sessuale femminile diventa oggetto di dubbio perché è destinata a rimanere “nascosta” all’uomo, dal momento che egli non la esperisce direttamente come le altre cose sensibili. In qualche modo essa gli arriva sempre indirettamente. Paradossalmente ne deriva, citando Cavell, che “L’estrema pretesa dell’attività maschile richiede l’accettazione da parte dell’uomo della sua assoluta passività.” In questo senso, la soddisfazione della donna ha tutte le caratteristiche per essere accomunata agli altri oggetti di dubbio dello scetticismo occidentale, cioè di quello scetticismo che inizia in epoca moderna con Cartesio.

Domande frequenti

Di cosa parla Lettera da una sconosciuta?

Nel film di Max Ophuls del 1948 la protagonista insegue per tutta la vita una storia d’amore con l’uomo da cui ha avuto un figlio, che se ne accorge solo dopo una lettera postuma. E’ la storia di chi crede in un miraggio e finisce per vivere l’amore soltanto come perdita.

Cos’e’ il melodramma cinematografico secondo Cavell?

Un genere, individuato dal filosofo Stanley Cavell, incentrato sulle possibilita’ di fallimento che minacciano la felicita’ di una coppia. Le sue protagoniste non trovano identita’ nel matrimonio e provvedono al proprio sviluppo da sole, rifiutando le ingiustizie del mondo maschile.

Qual e’ il rovescio positivo del melodramma?

La commedia del rimatrimonio, una serie di film hollywoodiani tra gli anni Trenta e Quaranta, sempre con la donna protagonista ma dai toni piu’ positivi, che ribalta l’esito fallimentare del melodramma.

Attraverso melodramma e commedia del rimatrimonio, il cinema classico ha messo in scena il rapporto tra la donna, il desiderio e l’identita’. Letti con gli strumenti della filosofia e della psicanalisi, questi generi rivelano quanto la felicita’ della coppia sia sempre in bilico tra riconoscimento e perdita.
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