Una premessa da correggere
Il testo originale suggerisce che un rapporto desiderato e consensuale dovrebbe essere vissuto con gioia. È una formulazione da precisare, perché produce colpa.
Il desiderio e il consenso non garantiscono l’assenza di dolore, che dipende da fattori fisiologici e clinici indipendenti dalla volontà. Provare dolore non significa non desiderare, e non è un segnale di qualcosa che non va nella relazione.
Va corretta anche l’idea implicita che il dolore sia principalmente psicologico. La distinzione fra causa organica e psicologica è oggi considerata superata: la classificazione internazionale ha unificato i quadri in un’unica categoria (il disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione) proprio perché le componenti sono intrecciate e separarle non aiuta il trattamento.
Le cause possibili
Sono numerose e vanno indagate, non presunte.
- Condizioni ginecologiche: endometriosi, infezioni, patologie della vulva, esiti di interventi o del parto.
- Secchezza, molto frequente in fase di allattamento, in menopausa, con alcuni contraccettivi e con diversi farmaci.
- Alterazioni del pavimento pelvico: ipertono e contrazione involontaria della muscolatura, che rendono la penetrazione dolorosa o impossibile.
- Condizioni dermatologiche o neurologiche localizzate.
- Fattori psicologici e relazionali: ansia anticipatoria, esperienze pregresse difficili, conflitti nella coppia.
Va segnalato il meccanismo che rende il problema autoalimentante: il dolore genera ansia anticipatoria, l’ansia aumenta la tensione muscolare e riduce l’eccitazione, e questo aumenta il dolore. È un circolo, e spiega perché anche una causa organica risolta possa lasciare il problema in essere.
Sul vaginismo, una precisazione utile: la contrazione è involontaria e non è una scelta né un rifiuto. Descriverla come resistenza psicologica è impreciso e colpevolizzante.
Cosa funziona
Il quadro terapeutico è più favorevole di quanto si creda, e generalmente multidisciplinare.
La riabilitazione del pavimento pelvico, condotta da fisioterapisti specializzati, ha evidenze consistenti, in particolare sul vaginismo e sull’ipertono.
Il trattamento della causa organica quando è presente e identificata.
Gli interventi psicologici, in particolare quelli cognitivo-comportamentali e la terapia sessuale, con evidenze su dolore e funzionamento sessuale.
Le tecniche di esposizione graduale, che agiscono esattamente sul circolo ansia-tensione-dolore.
Elementi pratici: uso di lubrificanti, modifica delle posizioni, coinvolgimento del partner nel percorso.
Va detto un dato incoraggiante: il vaginismo è fra le condizioni sessuali con i tassi di risoluzione più elevati quando trattato adeguatamente.
L’ostacolo principale
Non è clinico, è di accesso.
Il dolore sessuale è sottoriferito: molte persone non ne parlano al medico per imbarazzo, e molte lo considerano normale o inevitabile. Il ritardo medio fra comparsa e diagnosi è lungo, e alcune condizioni come l’endometriosi sono note per tempi diagnostici di anni.
Si aggiunge un fattore documentato: il dolore riferito dalle donne è sistematicamente sottostimato in ambito sanitario, con maggiore probabilità di essere attribuito a cause psicologiche rispetto a quello riferito dagli uomini.
Ne segue un’indicazione pratica: il dolore ai rapporti non è normale, non va sopportato, e se non viene preso sul serio è legittimo chiedere un secondo parere. È forse l’informazione più utile di tutto l’articolo.
Domande frequenti
Il dolore ai rapporti e un problema psicologico?
La distinzione fra causa organica e psicologica e superata: le componenti sono intrecciate, e la classificazione attuale le unifica in un’unica categoria diagnostica.
Il vaginismo e una forma di rifiuto?
No: la contrazione e involontaria e non dipende dalla volonta. Descriverla come resistenza psicologica e impreciso e colpevolizzante.
Si puo risolvere?
Nella maggior parte dei casi si, con un approccio multidisciplinare: riabilitazione del pavimento pelvico, trattamento della causa organica, interventi psicologici ed esposizione graduale.
E normale provare dolore?
No. Non va sopportato, e se non viene preso sul serio dal professionista consultato e legittimo chiedere un secondo parere.
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