Psicologia Sociale e del Comportamento

Diversamente Abili e Sinistro Stradale

Quando un agente di Polizia Stradale rileva un incidente in cui è coinvolta una persona con disabilità, alla competenza tecnica si aggiunge una sfida umana: non farsi guidare dal pregiudizio. Perché la tentazione, spesso inconsapevole, è di far pendere “la bilancia della colpa” verso chi consideriamo diverso. Capire il concetto di capacità residue aiuta a […]

Psicolab — Diversamente Abili e Sinistro Stradale
Quando un agente di Polizia Stradale rileva un incidente in cui è coinvolta una persona con disabilità, alla competenza tecnica si aggiunge una sfida umana: non farsi guidare dal pregiudizio. Perché la tentazione, spesso inconsapevole, è di far pendere “la bilancia della colpa” verso chi consideriamo diverso. Capire il concetto di capacità residue aiuta a smontare questo automatismo.

Quando il pregiudizio entra in scena

Non è raro che gli operatori di Polizia Stradale si trovino a rilevare un sinistro in cui è coinvolta una persona con disabilità. Rispetto a un incidente ordinario, le cose si complicano: non tanto sul piano tecnico, dove la formazione e l’esperienza consentono di gestire sicurezza e attendibilità dei rilievi, quanto su quello umano, che dipende dalle capacità relazionali del singolo operatore.

È qui che è facile cadere vittime del pregiudizio. La tendenza diffusa nella società a ricercare la perfezione, l’uniformità, la “normalità” porta a considerare diverso e implicitamente peggiore tutto ciò che non si uniforma alla media. Da questo automatismo nasce un rischio concreto: ritenere che la responsabilità dell’incidente penda un po’ di più dal lato della persona con disabilità, immaginando (senza alcuna prova) che non sia stata in grado di eseguire correttamente le manovre di guida. È un’attribuzione presuntuosa e del tutto gratuita.

Il concetto di capacità residue

Ciò che questo pregiudizio trascura è un concetto fondamentale: le capacità residue. Di solito consideriamo “capace” chi è in grado di svolgere una funzione (manuale, intellettuale o di altro tipo) portandola a termine in un modo che convenzionalmente diciamo “bene”. Ma nessuno fa tutto bene: ciascuno di noi fa certe cose bene, altre meno, altre ancora non le sa fare affatto.

In questo senso, siamo tutti “disabili” rispetto a ciò che non siamo capaci di fare. È proprio per questa ragione che si è affermata l’espressione “diversamente abile” al posto di termini come “handicappato”, che sottolineavano il deficit invece di valorizzare le abilità presenti. Va aggiunto, in un’ottica aggiornata, che oggi il linguaggio più rispettoso e diffuso è “persona con disabilità“: una formula “persona-prima” che mette al centro l’individuo e non la sua condizione. Al di là delle parole, il principio è chiaro: contano le capacità presenti, non solo i limiti.

Come si valuta l’idoneità alla guida

Nel nostro ordinamento sono le Commissioni Mediche Locali ad avere il compito di valutare le capacità residue delle persone con disabilità che intendono conseguire la patente. La valutazione non dichiara la persona “disabile” in assoluto, ma solo rispetto alle funzioni che non riesce a svolgere pienamente. Se le capacità residue sono sufficienti per compiere in sicurezza le manovre di guida, la persona può ottenere una patente speciale.

Le forme di disabilità che si presentano alle Commissioni sono molte. Restando nel solo ambito motorio si va da amputazioni e paraplegie alle distrofie muscolari, dalla sclerosi multipla agli esiti di traumi. Ed è sorprendente, per chi ragiona per stereotipi, scoprire che anche persone con disabilità molto gravi (che magari necessitano di assistenza per alzarsi da una sedia) sono perfettamente in grado di guidare un veicolo in piena autonomia.

Il ruolo delle tecnologie di supporto

Questo è possibile non solo grazie alle capacità residue, ma anche alle tecnologie di supporto al veicolo e alla persona. Si tratta di adattamenti del mezzo, approvati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che svolgono una funzione “vicariante”, cioè sostituiscono la funzione deficitaria. Alcuni esempi:

  • acceleratori a comando manuale, sostitutivi del pedale;
  • leve del freno azionabili a mano;
  • prolunghe per i pedali;
  • sistemi di sterzatura tramite joystick.

Grazie a queste soluzioni, la guida diventa sicura e autonoma. La patente speciale, in altre parole, non è una concessione: certifica un’idoneità reale, valutata rigorosamente.

L’atteggiamento giusto dell’operatore

Che cosa deve fare, allora, l’operatore che rileva un incidente in cui è coinvolta una persona con disabilità? Semplicemente il proprio lavoro nel modo più trasparente e imparziale possibile, senza cadere negli stereotipi di cui tutti, prima o poi, rischiamo di essere vittime. Il fatto che una persona abbia una disabilità non dice nulla sulle sue responsabilità nell’incidente: la dinamica va ricostruita sui fatti, non sui pregiudizi.

Al tempo stesso, un atteggiamento umano e attento è più che opportuno. Una persona pienamente idonea alla guida può comunque avere bisogno di assistenza per piccole cose in un contesto di stress come quello di un sinistro: per esempio fare una telefonata. Rispetto, imparzialità e sensibilità non sono in contraddizione: sono le due facce di un servizio fatto bene. E il principio vale ben oltre la strada: guardare alle capacità delle persone, e non ai loro limiti, è un modo più giusto di stare al mondo.

Domande frequenti

Cosa sono le capacità residue?

Sono le abilità che una persona possiede ed è in grado di esercitare, al di là delle funzioni che non riesce a svolgere pienamente. Il concetto sposta l’attenzione dal deficit alle abilità presenti: nessuno sa fare tutto, quindi contano ciò che una persona può fare e gli strumenti che la supportano.

Come si valuta se una persona con disabilità può guidare?

Sono le Commissioni Mediche Locali a valutare le capacità residue di chi vuole conseguire la patente. Se tali capacità sono sufficienti a compiere in sicurezza le manovre di guida, viene rilasciata una patente speciale, spesso abbinata ad adattamenti del veicolo.

Quali tecnologie rendono possibile la guida?

Adattamenti del veicolo approvati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: acceleratori a comando manuale, leve del freno a mano, prolunghe per i pedali, sterzo a joystick. Svolgono una funzione sostitutiva rispetto alle capacità deficitarie, rendendo la guida sicura e autonoma.

Come dovrebbe comportarsi un operatore di Polizia Stradale?

Svolgendo il rilievo in modo trasparente e imparziale, ricostruendo la dinamica sui fatti e non sui pregiudizi: la disabilità non implica alcuna responsabilità nell’incidente. Al tempo stesso, un atteggiamento umano e attento, con un’assistenza pratica se necessaria, è più che opportuno.

Quando un incidente coinvolge una persona con disabilità, il rischio principale è il pregiudizio: attribuirle automaticamente la colpa, immaginando che non sappia guidare. A smontare questo automatismo è il concetto di capacità residue: nessuno sa fare tutto, e ciò che conta sono le abilità presenti. Le Commissioni Mediche Locali valutano proprio queste capacità per rilasciare la patente speciale, resa possibile anche da adattamenti del veicolo come acceleratori a mano o sterzo a joystick. L’operatore di Polizia Stradale deve svolgere il rilievo in modo imparziale, ricostruendo la dinamica sui fatti e non sugli stereotipi, unendo rigore e sensibilità umana. Guardare alle capacità delle persone, e non ai loro limiti, è un principio valido ben oltre la strada.
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