Psicologia Clinica e Psicopatologia

Disturbi Mentali

Abstract Se ne parla di nuovo: il cervello delle donne ha struttura e attività diverse da quello degli uomini. Ricerche per studiare queste diversità potrebbero portare alla cura della depressione e della schizofrenia mediante trattamenti sesso-specifici. Parole chiave: Cervello, Uomo, Donna, Disturbi mentali, Depressione, Schizofrenia Il tutto è iniziato nel 1966 quando, sulla prestigiosa rivista […]

Psicolab — Disturbi Mentali

Abstract
Se ne parla di nuovo: il cervello delle donne ha struttura e attività diverse da quello degli uomini. Ricerche per studiare queste diversità potrebbero portare alla cura della depressione e della schizofrenia mediante trattamenti sesso-specifici.

Parole chiave: Cervello, Uomo, Donna, Disturbi mentali, Depressione, Schizofrenia

Il tutto è iniziato nel 1966 quando, sulla prestigiosa rivista “Scientific American”, venne pubblicato un articolo intitolato “Sex Differences in the Brain”, scritto dal dottor Seymour Levine della Stanford University. Nel suo lavoro il dr. Levine dimostrò quello che i neuroscienziati del tempo credevano ormai da diversi anni: le differenze cerebrali tra maschio e femmina sono limitate principalmente a quelle regioni responsabili dei comportamenti tipici dell’accoppiamento. Levine e i suoi collaboratori dimostrarono, infatti, che, perlomeno nei ratti, gli ormoni sessuali sono responsabili dei condotte divergenti durante il periodo riproduttivo. La sola regione cerebrale ritenuta responsabile di queste diversità era l’ipotalamo, una piccola struttura situata alla base del cervello, coinvolta nella regolazione della produzione degli ormoni sessuali e nel controllo di stimoli basilari, come quello della fame, della sete e della riproduzione. L’idea che le differenze cerebrali tra uomini e donne fossero dovute principalmente agli ormoni sessuali e all’ipotalamo persistette per almeno due decenni.
Con lo sviluppo tecnologico, iniziato negli anni ’90, è stato possibile costruire sofisticati strumenti di indagine che hanno fatto luce sull’influenza del genere sessuale su varie aree cerebrali responsabili sia del comportamento che della cognizione. Si iniziò a intuire, quindi, l’esistenza di interazioni tra memoria, emozioni, visione, udito e ormoni sessuali. L’evoluzione di tecniche di immagine non invasive, come la tomografia a emissione di positroni (PET) e la risonanza magnetica funzionale (MRI), hanno inoltre permesso di localizzare le differenze strutturali del cervello degli uomini rispetto a quello delle donne. Il dottor Goldstein della Harvard Medical School ha dimostrato che le donne hanno un maggiore sviluppo della corteccia limbica, ritenuta responsabile delle risposte emozionali. Negli uomini, invece, è più ingombrante la corteccia parietale, coinvolta nella percezione dello spazio.
Differenze sessuali sono state individuate anche a livello molecolare. Su studi effettuati in campioni cerebrali prelevati post-mortem, la dottoressa Sandra Witelson della McMaster University, ha scoperto che le donne possiedono una maggiore densità di neuroni nelle zone della corteccia dei lobi temporali, regioni associate con i processi della comprensione e della funzionalità linguistica.
Anche se i ricercatori devono ancora capire se queste differenze funzionali, molecolari e strutturali tra cervello maschile e femminile sono responsabili di eventuali diversità cognitive nei due sessi, c’è chi è già arrivato alle sue conclusioni. All’inizio di quest’anno il professore Lawrence Summers, presidente della Harvard University, si è spinto un po’ oltre su questo argomento. Intervenendo ad una conferenza accademica, ha inavvertitamente postulato che queste dimostrate quanto indiscutibili differenze possano essere responsabili dell’innata incapacità delle donne nell’eccellere in discipline scientifiche. Queste dichiarazioni hanno ovviamente aperto un accesissimo dibattito. In realtà nessuno, al giorno d’oggi, può affermare scientificamente che le differenze cerebrali, anatomiche o funzionali, siano responsabili di una qualche incapacità femminile nel raggiungimento di riconoscimenti accademici in matematica, piuttosto che in fisica o in ingegneria.
Rimane però il dato importante dell’esistenza di un “cervello” e di una “cervella”. Questo solleva una nuova interessante frontiera per i neuroscienziati: la possibilità di sviluppare trattamenti sesso-specifici per malattie come la depressione, la schizofrenia e il disordine da stress post-traumatico (PTSD).

Sesso e disturbi mentali
Alcuni disordini mentali, tutti raggruppati sotto il termine di schizofrenia, sembrano presentare caratteristiche diverse negli uomini e nelle donne. Il professore Ruben Gur, sua moglie Rachel e gli scienziati del loro team operante alla University of Pennsylvania, hanno speso molti anni nello studio delle differenze cerebrali anatomiche e funzionali legate al sesso. In uno dei loro progetti, hanno misurato la dimensione della corteccia orbitofrontale, una regione coinvolta nella regolazione delle emozioni, e l’hanno confrontata con le dimensioni dell’amigdala, implicata nella produzione di reazioni emotive. I ricercatori sono arrivati a risultati interessanti: le donne hanno un rapporto corteccia orbitofrontale/amigdala (OAR) maggiore rispetto agli uomini. Una prima conclusione estraibile da questi risultati è un maggiore controllo delle reazioni emotive da parte delle donne.
Ulteriori esperimenti eseguiti dallo stesso gruppo di ricerca hanno rivelato che il bilanciamento tra corteccia orbitofrontale e amigdala viene profondamente alterato nel caso si presentino disturbi schizofrenici. Le alterazioni di questo rapporto non si presentano, però, allo stesso modo negli uomini e nelle donne. Le pazienti affette da schizofrenia hanno una diminuzione del rapporto OAR, mentre negli uomini affetti dalla stessa patologia il valore dell’OAR aumenta.
In un resoconto completo del 2001 sulle differenze nella salute tra uomini e donne, la prestigiosa National Academy of Science ha asserito che “il sesso conta. Il sesso, cioè l’essere maschio o femmina, è un’importante e basilare variabile umana che deve essere presa in seria considerazione ogniqualvolta vengano effettuati studi o ricerche in campo biomedico, ad ogni livello”.
I neuroscienziati sono ancora ben lontani dal completare il puzzle delle variabili correlate al sesso nella diagnosi di malattie cerebrali. Ciononostante, i dati a disposizione dei ricercatori sono tanti: il punto di partenza per ulteriori indagini è dato dalla convinzione che le differenze tra uomini e donne non sono dovute solamente all’ipotalamo o ai comportamenti legati all’accoppiamento.
I ricercatori e i clinici non sono sempre concordi sulla strada da seguire per decifrare l’influenza del sesso sul cervello sottoposto a terapie medicinali e comportamentali. Consci delle differenze, si può comunque perseguire l’indagine per capire le cause e le terapie migliori contro la schizofrenia, e solo in un secondo momento affinare gli studi distinguendone le caratteristiche in base al sesso.

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