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Dispareunia e Vaginismo a confronto

Dispareunia e vaginismo vengono spesso confusi, ma descrivono due problemi diversi. La dispareunia è un disturbo per cui durante il coito si avverte dolore e può colpire entrambi i sessi. Il vaginismo è una disfunzione tipicamente femminile, in cui la contrazione dei muscoli perineali del terzo esterno della vagina impedisce la penetrazione. La distinzione clinica […]

Psicolab — Dispareunia e Vaginismo a confronto
Dispareunia e vaginismo vengono spesso confusi, ma descrivono due problemi diversi. La dispareunia è un disturbo per cui durante il coito si avverte dolore e può colpire entrambi i sessi. Il vaginismo è una disfunzione tipicamente femminile, in cui la contrazione dei muscoli perineali del terzo esterno della vagina impedisce la penetrazione. La distinzione clinica di base è quella tra disturbo e disfunzione, e nella pratica si riflette nella possibilità o meno di espletamento del coito.

Disturbo e disfunzione: dove passa il confine

Se la distinzione clinica di base che ci può essere tra i due è quella tra disturbo e disfunzione, nella pratica tale classificazione si riflette nella possibilità o meno di espletamento del coito. Infatti, mentre la dispareunia è un disturbo a causa del quale durante il coito è avvertito dolore, il vaginismo è una disfunzione, tipicamente femminile, dove la contrazione dei muscoli perineali del terzo esterno della vagina impedisce la penetrazione.

Da quanto detto, dunque, avvertiamo un’ulteriore classificazione: il vaginismo è tipicamente femminile, mentre la dispareunia è un disturbo che può colpire entrambi i sessi. È una differenza che conta più di quanto sembri. Nella dispareunia il rapporto avviene, ma è accompagnato da dolore; nel vaginismo il rapporto è proprio impedito da una contrazione che la donna non controlla volontariamente. Sul piano dell’esperienza soggettiva, la prima è una sofferenza dentro l’atto, la seconda è un ostacolo che precede l’atto e ne blocca l’inizio.

Dispareunia

Nella donna la dispareunia può assumere forme diverse, in base alla parte interessata della vagina. Può essere dunque esterna, ed interessare cioè i genitali esterni e l’apertura vaginale, oppure interna ed interessare ad esempio il collo dell’utero. La distinzione non è puramente descrittiva: orienta la ricerca delle cause e, di conseguenza, il tipo di intervento.

Dispareunia esterna e interna

La forma esterna riguarda la zona vulvare e l’introito vaginale. Il dolore si presenta tipicamente all’inizio della penetrazione, è spesso descritto come bruciore o come sensazione di taglio, ed è più facilmente localizzabile dalla donna, che riesce a indicare con precisione il punto dolente. La forma interna si manifesta invece con una penetrazione profonda, viene descritta più spesso come un dolore sordo, crampiforme, e risulta più difficile da localizzare.

Poiché la dispareunia può colpire entrambi i sessi, va ricordato che anche nell’uomo il coito può essere accompagnato da dolore, riferito ai genitali esterni o a una sensazione profonda. Anche qui vale il principio generale: il dolore è un segnale, non un capriccio, e chiede di essere indagato invece che tollerato in silenzio.

Perché la dispareunia va presa sul serio

I risvolti di questo disturbo possono essere piuttosto seri, in quanto, a lungo andare, si può creare un’associazione tra dolore e coito, fino a portare la donna a temere il rapporto sessuale in quanto fonte di dolore. È il meccanismo che rende la dispareunia molto più di un fastidio locale: il corpo impara. Se ogni rapporto viene registrato come esperienza dolorosa, l’organismo comincia ad anticipare il dolore ancora prima che questo si presenti.

Oppure la dispareunia può, per gli stessi motivi, evolvere nel vaginismo, dove la contrazione muscolare può essere di natura psicologica, indotta dall’ansia anticipatoria verso il rapporto doloroso. Qui sta il punto clinicamente più importante di tutto il confronto: i due quadri non sono soltanto vicini, possono essere concatenati. Una dispareunia trascurata è una delle strade che portano al vaginismo.

Vaginismo

Il vaginismo può avere cause organiche, tra le quali ad esempio un imene rigido o, come già detto, la contrazione involontaria dei muscoli perineali vaginali, oppure psicologiche, tra le quali possiamo ricordare l’ansia anticipatoria verso il rapporto sessuale, oppure le fobie generali o specifiche riguardanti la sfera sessuale, causate da errati apprendimenti, da esperienze traumatiche, violenze o abusi. Esperienze particolari, convinzioni religiose, un sistema alterato di valori possono essere alla base di un approccio sessuofobico alla sessualità.

Il carattere involontario della contrazione

L’aspetto che più spesso viene frainteso, anche dalla coppia, è che la contrazione non è voluta. Non è un rifiuto, non è una scelta, non è una forma di ostilità verso il partner. È una risposta automatica di difesa, dello stesso genere di quella che fa chiudere l’occhio quando qualcosa si avvicina troppo. La donna può desiderare il rapporto e nello stesso tempo trovarsi il corpo che si chiude. Questa dissociazione tra desiderio e risposta corporea è tipicamente la fonte di maggior sofferenza e di maggior senso di colpa.

Cause organiche e cause psicologiche

La distinzione tra cause organiche e psicologiche è utile per l’inquadramento, ma va maneggiata senza rigidità. Una causa organica, come un imene rigido o un’irritazione locale, produce dolore; il dolore produce ansia anticipatoria; l’ansia produce contrazione; la contrazione produce altro dolore. In poco tempo il fattore che ha innescato il problema non è più quello che lo mantiene. Per questo la domanda “è fisico o è psicologico?” è quasi sempre la domanda sbagliata: nella maggior parte dei casi la risposta è che è cominciato in un modo e va avanti in un altro.

Il peso degli apprendimenti e della cultura

Il riferimento agli errati apprendimenti, alle convinzioni religiose e a un sistema alterato di valori merita attenzione. Una sessualità presentata fin dall’inizio come pericolosa, sporca o colpevole non produce soltanto idee: produce corpi che si irrigidiscono. L’approccio sessuofobico alla sessualità non resta un’opinione, si traduce in una muscolatura pronta a difendersi. Discorso ancora più diretto vale per le esperienze traumatiche, le violenze e gli abusi, dove la contrazione è la memoria del corpo di qualcosa che è realmente accaduto.

Perché la distinzione è utile nella pratica

Distinguere dispareunia e vaginismo non è un esercizio nosografico. Serve a tre cose molto concrete. La prima: indirizza la valutazione, perché nella dispareunia la domanda centrale è dove e quando fa male, mentre nel vaginismo è che cosa impedisce l’accesso. La seconda: dà un nome alla sofferenza, e nominare interrompe l’idea, molto diffusa, che si tratti di un difetto di carattere o di un problema d’amore. La terza: chiarisce alla coppia che l’impossibilità della penetrazione non è un rifiuto del partner.

Va aggiunto che nelle classificazioni diagnostiche più recenti le due condizioni sono state avvicinate fino a essere descritte insieme, proprio in ragione della loro frequente sovrapposizione clinica. Questo non cancella la distinzione qui esposta, che resta descrittivamente chiara e utile, ma conferma quanto detto sopra: dolore e contrazione difensiva tendono ad alimentarsi a vicenda, e nella pratica si incontrano spesso nella stessa persona.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra dispareunia e vaginismo?

La dispareunia è un disturbo per cui durante il coito viene avvertito dolore, e può colpire sia le donne sia gli uomini. Il vaginismo è una disfunzione tipicamente femminile in cui la contrazione dei muscoli perineali del terzo esterno della vagina impedisce la penetrazione. In pratica: con la dispareunia il rapporto avviene ma fa male, con il vaginismo il rapporto è impedito.

La dispareunia può trasformarsi in vaginismo?

Sì, ed è una delle ragioni per cui non va trascurata. A lungo andare si può creare un’associazione tra dolore e coito, fino a far temere il rapporto sessuale come fonte di dolore. Da quella paura nasce un’ansia anticipatoria che può indurre una contrazione muscolare di natura psicologica, cioè il vaginismo vero e proprio.

Il vaginismo ha cause fisiche o psicologiche?

Può avere entrambe. Tra le cause organiche si ricordano per esempio un imene rigido e la contrazione involontaria dei muscoli perineali vaginali. Tra quelle psicologiche l’ansia anticipatoria, le fobie riguardanti la sfera sessuale, gli errati apprendimenti, le esperienze traumatiche, le violenze e gli abusi. Spesso ciò che ha innescato il problema non coincide con ciò che lo mantiene.

La contrazione del vaginismo è volontaria?

No. È una contrazione involontaria, una risposta automatica di difesa. La donna può desiderare il rapporto e trovarsi comunque il corpo che si chiude. Capirlo è importante anche per il partner, perché evita di leggere come rifiuto personale qualcosa che non è una scelta.

Dispareunia e vaginismo non sono sinonimi: la prima è dolore dentro un rapporto che avviene, il secondo è una contrazione involontaria che il rapporto lo impedisce. Ma sono comunicanti, perché il dolore ripetuto insegna paura e la paura insegna al corpo a chiudersi. Da qui due indicazioni pratiche: non tollerare in silenzio un dolore che si ripete, e non leggere il vaginismo come un rifiuto del partner. Nella maggior parte dei casi la causa che ha innescato non è più quella che mantiene, ed è per questo che serve guardare insieme al corpo e alla storia della persona.
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