Psicologia Clinica e Psicopatologia

Il disgusto nei disturbi psicopatologici

Il disgusto è l’emozione meno studiata e quella che compare in più disturbi. Ha una caratteristica che lo rende clinicamente rilevante: si estende con facilità a oggetti che non hanno nulla a che vedere con il suo scopo originario. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. Se il disgusto o l’evitamento limitano la vita quotidiana, […]

Psicolab — Il disgusto nei disturbi psicopatologici
Il disgusto è l’emozione meno studiata e quella che compare in più disturbi. Ha una caratteristica che lo rende clinicamente rilevante: si estende con facilità a oggetti che non hanno nulla a che vedere con il suo scopo originario.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. Se il disgusto o l’evitamento limitano la vita quotidiana, esistono trattamenti efficaci. Emergenze: 112.

A cosa serve

La funzione originaria è ben caratterizzata: evitare il contatto con ciò che può contaminare o trasmettere malattie, sostanze corporee, cibo deteriorato, segni di infezione.

È l’unica emozione con una espressione facciale chiaramente collegata a un’azione fisica, quella di espellere o rifiutare, ed è riconoscibile trasversalmente alle culture.

Va segnalata la caratteristica che lo rende diverso dalla paura: il disgusto si estende per contatto. Un oggetto che ha toccato qualcosa di disgustoso diventa disgustoso, e questo non segue alcuna logica di quantità o di probabilità. È un fenomeno documentato in laboratorio anche in adulti che sanno perfettamente che non c’è rischio.

E si estende per somiglianza: ciò che assomiglia a qualcosa di disgustoso viene rifiutato, anche quando si sa che non lo è.

Va aggiunto un elemento sull’estinzione: mentre la paura si riduce con l’esposizione ripetuta in modo relativamente prevedibile, il disgusto risulta più resistente. È una delle ragioni per cui alcuni quadri sono più difficili da trattare.

Dove compare in clinica

La sua presenza è trasversale e spesso trascurata.

Nel disturbo ossessivo-compulsivo con tema di contaminazione, dove è probabilmente più centrale della paura: ciò che spinge al lavaggio non è sempre il timore di ammalarsi, ma la sensazione di sporco.

Nelle fobie specifiche di animali (ragni, insetti, vermi) e in particolare nella fobia del sangue e delle iniezioni, che ha una risposta fisiologica opposta alle altre fobie, con calo di pressione e possibile svenimento.

Nei disturbi alimentari, dove è documentato sia verso alcuni cibi sia verso il proprio corpo.

Nei quadri post-traumatici conseguenti a violenza, dove assume una forma particolare: il disgusto rivolto verso di sé, che si associa a vergogna e a esiti peggiori, e che gli approcci centrati sulla sola paura non affrontano.

E in ambito sociale, dove il disgusto è associato ai processi di disumanizzazione e al pregiudizio verso gruppi percepiti come contaminanti. È un’associazione ben documentata e con conseguenze storiche note.

Cosa ne consegue per il trattamento

  • Distinguere se ciò che guida l’evitamento è paura o disgusto: l’obiettivo del lavoro cambia, perché nel secondo caso la disconferma del pericolo non basta.
  • Attendersi tempi più lunghi nell’esposizione, e non leggere la lentezza come mancanza di impegno.
  • Considerare che la rassicurazione sull’assenza di rischio funziona poco: chi prova disgusto spesso sa già che non c’è pericolo.
  • Nei quadri post-traumatici, affrontare esplicitamente il disgusto verso di sé anziché limitarsi ai sintomi di paura.
  • E riconoscere il ruolo del disgusto nei giudizi morali: influenza le valutazioni in modo documentato, e riconoscerlo è una contromisura alla sua applicazione a persone e gruppi.

Un’ultima osservazione generale: il disgusto ha una variabilità individuale ampia e in parte stabile, ed è associato a maggiore vulnerabilità per alcuni quadri. Non è un difetto di sensibilità, e trattarlo come tale (invitando a superarlo) è la risposta meno efficace.

Domande frequenti

Che differenza c’e fra paura e disgusto?

La paura riguarda un pericolo, il disgusto la contaminazione. E il disgusto si estende per contatto e somiglianza, senza seguire logiche di quantita o probabilita.

Perche e piu difficile da trattare?

Perche risulta piu resistente all’estinzione rispetto alla paura, e la rassicurazione sull’assenza di rischio non lo riduce.

In quali disturbi compare?

Nel disturbo ossessivo-compulsivo con tema di contaminazione, in alcune fobie specifiche, nei disturbi alimentari e nei quadri post-traumatici da violenza.

Ha un ruolo nei giudizi sugli altri?

Si: e associato ai processi di disumanizzazione e al pregiudizio verso gruppi percepiti come contaminanti.

Il disgusto serve a evitare la contaminazione, ma si estende per contatto e somiglianza senza seguire alcuna logica di rischio, ed e piu resistente all’estinzione della paura. Compare in disturbo ossessivo-compulsivo, fobie, disturbi alimentari e quadri post-traumatici, dove assume la forma del disgusto verso di se. Distinguerlo dalla paura cambia il trattamento. E la sua influenza sui giudizi morali va riconosciuta.
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