Un fenomeno da conoscere per contrastare
Le denunce di abuso e maltrattamento sui minori sono un fenomeno purtroppo diffuso. Il maltrattamento può assumere forme diverse: trascuratezza, lesioni fisiche, violenza psicologica e abuso sessuale. Comprendere questa realtà è il primo passo per contrastarla, proteggere i bambini e sostenere chi ne è stato vittima.
Va detto con chiarezza fin dall’inizio: qualunque spiegazione psicologica non attenua in alcun modo la responsabilità di chi commette abuso. Si tratta di un crimine, e la priorità assoluta è sempre la sicurezza e il benessere del minore.
Cosa dice la clinica
Nella nosografia psichiatrica, l’interesse sessuale verso i bambini prepuberi (il disturbo pedofilo) rientra tra le parafilie ed è associato, in molti casi, a un disturbo del controllo degli impulsi. La caratteristica centrale è l’incapacità di resistere a un impulso, con la messa in atto di un comportamento pericoloso e dannoso per gli altri.
Gli studi hanno indagato la struttura di personalità di chi commette questi reati. Spesso si tratta di individui immaturi, che nel rapporto con l’adulto non hanno trovato una dimensione relazionale e affettiva matura, e che con i bambini cercano di soddisfare bisogni distorti di dominanza e controllo. È un modo di funzionare profondamente disfunzionale, che non ha nulla a che vedere con un rapporto affettivo autentico e che va riconosciuto per ciò che è: una forma di violenza.
Il “ciclo dell’abuso”: un dato da leggere con cautela
Alcune ricerche hanno osservato che una parte di chi commette abusi ha, a sua volta, subito abusi o forti tensioni nell’infanzia: un fenomeno talvolta descritto come “ri-attuazione” del trauma. È un dato importante per la comprensione clinica, ma va letto con la massima cautela, per evitare due errori pericolosi:
- non è una scusante: aver subito un trauma non giustifica in alcun modo l’abuso commesso da adulti;
- non è un destino: la stragrande maggioranza delle persone che hanno subito abusi da bambine non diventa mai autrice di abusi. Suggerire il contrario sarebbe falso e profondamente stigmatizzante verso le vittime.
Chi ha subito un abuso nell’infanzia ha bisogno di sostegno e cura, non di sospetto: riconoscerlo è parte di una corretta protezione.
Riconoscere i segnali per proteggere i bambini
Un aspetto fondamentale della prevenzione è che chi abusa raramente usa la forza aperta: più spesso cerca di conquistare la fiducia del bambino e degli adulti attorno a lui, mostrando un’attenzione “speciale”, ricorrendo a regali, gentilezze o complicità, fino a proporsi come amico o confidente. È il meccanismo noto come adescamento (grooming), che purtroppo può avvenire anche all’interno della cerchia familiare o di persone conosciute.
Per genitori ed educatori, conoscere questa dinamica serve a stare attenti ad alcuni campanelli d’allarme: un adulto che cerca insistentemente di isolare un bambino, che gli riserva regali e attenzioni sproporzionate, che chiede di mantenere “segreti”. Altrettanto importante è prestare attenzione ai cambiamenti nel bambino: chiusura improvvisa, paure ingiustificate, comportamenti regressivi. In ogni caso, di fronte a un sospetto, la cosa giusta non è indagare da soli, ma rivolgersi subito alle autorità competenti e a professionisti specializzati. Insegnare ai bambini che possono e devono dire “no” e che possono sempre confidarsi con un adulto di fiducia è una delle protezioni più efficaci.
Il trattamento degli autori di reato
Sul piano clinico-criminologico esistono percorsi di trattamento per gli autori di questi reati, con l’obiettivo di prevenire la recidiva e proteggere così potenziali vittime. Si va da approcci cognitivo-comportamentali a programmi strutturati, spesso all’interno di percorsi di lungo termine con colloqui di sostegno. Questi programmi mirano a modificare il comportamento affrontando i deficit nelle abilità sociali e richiedono, da parte del soggetto, un impegno serio e continuo, che passa anche attraverso il riconoscimento delle proprie responsabilità.
Anche in questo caso, però, va tenuto fermo il punto: il trattamento del reo non toglie nulla alla gravità del reato né alla necessità delle conseguenze previste dalla legge. La finalità di comprendere e trattare è, in ultima analisi, quella di proteggere i bambini, che restano sempre al centro. Perché di fronte a questo tema esiste una sola priorità: la tutela dei minori e il sostegno a chi ha subito una violenza.
Domande frequenti
Perché è utile comprendere la psicologia di chi commette abusi?
Non per giustificare (mai) ma per prevenire e proteggere. Comprendere i meccanismi aiuta a riconoscere i segnali d’allarme, a intervenire in tempo e a strutturare trattamenti che riducano il rischio di recidiva, con l’unico obiettivo di tutelare i bambini.
Chi ha subito abusi da bambino diventerà un abusante?
No. Alcuni studi osservano che una parte di chi commette abusi ha subito traumi, ma la stragrande maggioranza delle persone abusate da bambine non diventa mai autrice di abusi. Chi ha subito violenza ha bisogno di sostegno e cura, non di sospetto.
Cos’è l’adescamento (grooming)?
È il processo con cui chi vuole abusare cerca di conquistare la fiducia del bambino e degli adulti, con attenzioni speciali, regali o richieste di segretezza, spesso proponendosi come amico o confidente. Conoscerlo aiuta genitori ed educatori a riconoscere i campanelli d’allarme.
Cosa fare se si sospetta un abuso?
Non indagare da soli, ma rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine, ai servizi sociali o alle linee di aiuto dedicate. È fondamentale prestare attenzione ai cambiamenti nel bambino e insegnargli che può sempre dire “no” e confidarsi con un adulto di fiducia.
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