Psicologia Sociale e del Comportamento

Da che parte stare?

Leggendo il lungo elenco di episodi di aggressioni che in poco più di un anno si sono verificati ai danni delle Forze di Polizia non riesco a rimanere sorpreso. Affranto sì, forse sconfortato, scoraggiato, ma non sorpreso. Man mano che leggevo i vari episodi, si aggiungeva, in un mio immaginario prato verde, una piccola croce […]

Psicolab — Da che parte stare?

Leggendo il lungo elenco di episodi di aggressioni che in poco più di un anno si sono verificati ai danni delle Forze di Polizia non riesco a rimanere sorpreso. Affranto sì, forse sconfortato, scoraggiato, ma non sorpreso. Man mano che leggevo i vari episodi, si aggiungeva, in un mio immaginario prato verde, una piccola croce bianca, che segna una piccola morte, una croce senza nome, perché attraverso questi gesti non muore una persona, muore un valore: l’autorità. Anche nei casi più drammatici nei quali un Operatore di Polizia ha sacrificato la propria vita, chi vi ha posto fine non ha rivolto il proprio atto criminoso verso la persona, ma verso ciò che questa rappresentava. Chi è quell’uomo con la divisa che ci sta davanti? Come si chiama? Quali sono i suoi progetti, i suoi desideri, le sue paure? Niente, non sappiamo niente di tutto questo. Eppure qualcuno riesce ugualmente a provare un odio irrefrenabile verso quest’uomo con la divisa, tanto forte da arrivare ad aggredirlo. Quella che tracima dagli argini della liceità non è dunque un’aggressività che scaturisce dalle circostanziali interazioni con la persona in divisa, ma che proviene da quei momenti che si perdono indietro nella storia di vita di ognuno di noi, durante i quali grazie alla famiglia si interiorizzano i sistemi di valori e di regole, durante i quali parte del desiderio e parte della propria libertà vengono esclusi dalla sfera del possibile attraverso l’introduzione del limite tra ciò che è consentito e ciò che non lo è.
Ora, dobbiamo osservare come questo limite non sia né normativo, né definito, né stabile attraverso il tempo. Ogni famiglia si fa portavoce delle proprie tradizioni familiari, trasmettendo ai figli ciò che a loro volta è stato loro insegnato, modificato però dalle proprie esperienze col mondo, esperienze queste che sono in grado di abbassare o innalzare il personale confine che divide il consentito dal proibito. Ogni famiglia, dunque, trasmette ai figli un sistema di valori il cui nucleo fondamentale rimane invariato, ma che si consuma all’esterno, deprivato di alcuni valori, o aspetti del valore, la cui forza si era progressivamente indebolita attraverso il tempo. Ci adattiamo ogni giorno al mondo che ci circonda, cambiamo il modo di vestire, cambiamo il modo di parlare, cambiamo il modo di accettare quanto accade attorno a noi, diventando sempre più tolleranti per ciò che accade più frequentemente, cambiamo dunque il modo di vedere le cose, cambiamo le nostre abitudini, i nostri atteggiamenti, le nostre attribuzioni. Il valore è il risultato di un’attribuzione, è una costruzione dell’uomo. Niente ha un valore di per sé, niente ha un valore se non gli se lo attribuisce. E, quale risultato di una costruzione umana, è soggetto a modifiche da parte dell’uomo, modifiche che non vengono certo decise a tavolino da parte di nessuno, ma che si verificano seguendo la tendenza generale della società. E dato che ogni valore si mantiene tale attraverso le conferme che riceve, dobbiamo pensare di poter trovare la spiegazione della progressiva caduta del valore autorità nelle sempre minori conferme ricevute.
Credo che parte della responsabilità sia da attribuire anche a chi ha l’incarico di rappresentare l’autorità. Anche l’Operatore di Polizia è un uomo che vive ogni giorno immerso nella società e di conseguenza è influenzato dalle sue tendenze. Su chi crede con forza nel proprio lavoro, il generale decadimento del valore dell’autorità avrà probabilmente un’influenza minima. Ma quello del credere non è un fenomeno a due livelli (credere assolutamente o assolutamente non credere), si possono avere tutte le possibili immaginabili sfumature, ogni tonalità di grigio, dal bianco al nero, ed ogni Operatore darà il proprio contributo al valore autorità in relazione al proprio modo di credere nella stessa autorità che rappresenta, dal sacrificare la propria vita fino allo scegliere un comportamento assolutamente deviante. Ogni volta che i media danno la notizia dell’arresto di un poliziotto o di un carabiniere, il valore autorità riceve una disconferma, perché la tendenza a generalizzare che caratterizza la mente umana non porta a pensare che quel poliziotto o quel carabiniere fossero mele marce. Con quell’arresto, tutta la Polizia e l’intera Arma va in prigione, ogni divisa si macchia del reato, del peccato originale dal quale la divisa forse un tempo era libera, e sulla quale libertà si è mantenuto forte il valore dell’autorità attraverso il tempo.
“Dove andremo a finire?” è il commento più naturale che scaturisce alla notizia di un’aggressione ad un Operatore di Polizia o di un reato commesso da questo. Non sappiamo dove andremo a finire, ma le prospettive non sono affatto rosee. È necessario che ciascuno di noi si fermi un attimo a riflettere, che metta in pausa il pilota automatico che lo porta a ragionare attraverso stereotipi o principi di convenienza e si chieda quale sia la propria parte di responsabilità in tutto questo e cosa voglia dire rappresentare un valore.
Solo a quel punto si potrà decidere da che parte stare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *