Una tradizione di ricerca consolidata
La ricerca sugli intrecci tra letteratura e cultura visuale ha ormai una consolidata tradizione internazionale, con notevoli ricadute anche in Italia. Soprattutto le filologie nazionali, insieme agli studi di teoria della letteratura e di letteratura comparata, hanno ampiamente recepito e sviluppato gli stimoli internazionali, sia sul piano teorico sia su quello applicativo.
In particolare negli ultimi decenni del Novecento si è assistito a una ripresa del dibattito sulla cosiddetta reciproca illuminazione tra le arti. La ripresa non è nata nel vuoto: è stata stimolata dal ruolo sempre crescente che le immagini hanno assunto rispetto alla letteratura. Un ruolo che si articola su almeno tre livelli distinti, e che conviene tenere separati.
Le immagini “per” la letteratura
C’è un primo livello in cui le immagini stanno accanto al testo e lo accompagnano: illustrano, evocano, costruiscono l’immaginario che circonda un’opera prima ancora che venga aperta.
Le immagini “nella” letteratura
C’è poi il piano delle produzioni esplicitamente intermediali, in cui l’immagine entra dentro il testo e ne diventa parte costitutiva. Qui il confine tra verbale e visuale non è più una linea di contatto tra due territori, ma una zona mista in cui le due logiche si contaminano.
Le immagini nel “sistema-letteratura”
Infine c’è il livello meno teorico e più concreto: distribuzione, circolazione, mercato. Le immagini determinano come un libro viene presentato, riconosciuto, scelto. Anche questo fa parte del modo in cui la cultura visuale agisce sulla letteratura, e ignorarlo significa fermarsi a metà.
Perché lo studio comparato è decisivo
Porre le basi metodologiche per uno studio comparato di letteratura e cultura visuale è decisivo su due fronti che si sostengono a vicenda.
Il primo è quello della teoria letteraria, da sempre interessata ai rapporti tra verbale e visuale e ovviamente al centro del dibattito culturale odierno. Il secondo riguarda il contributo che questo intreccio può dare alla ridefinizione del ruolo che la letteratura può e deve avere nell’ambito degli studi culturali e delle scienze della comunicazione.
Si tratta, in sostanza, di studiare i fenomeni letterari a partire dalle modificazioni che tre elementi producono sulla letteratura: lo sguardo, individuale e sociale; i dispositivi della visione e i media, dalla camera oscura al cinema; e le nuove immagini.
Il versante tematologico e quello della scrittura
L’indagine procede su due versanti. Sul versante tematologico, i media e lo sguardo diventano essi stessi temi della letteratura: entrano nelle storie, nei personaggi, nelle ambientazioni. Sul versante della scrittura propriamente detta si osserva qualcosa di più profondo: le ottiche della letteratura, l’ékphrasis letteraria, cioè il modo in cui la prosa e la poesia organizzano la visione e descrivono l’immagine.
La differenza tra i due versanti è sostanziale. Nel primo caso la tecnologia della visione è oggetto del racconto; nel secondo ne ha già modificato la grammatica.
Literacy e visual literacy: due alfabetizzazioni a confronto
In quest’ottica, lo studio comparato di alfabetizzazione letteraria, la literacy, e di alfabetizzazione visuale, la visual literacy, assume un valore che va oltre l’accademia.
Confrontarle può contribuire a ribadire il ruolo degli studi letterari nella costituzione dei paradigmi interpretativi della società in cui viviamo. La condizione, però, è precisa: non isolare la letteratura dal contesto più ampio e fecondo dello studio delle culture. Una letteratura che si difende chiudendosi perde esattamente la battaglia che vorrebbe vincere; una letteratura che si misura con la cultura visuale scopre di avere strumenti interpretativi di cui quella cultura ha bisogno.
Le tre fasi dell’intreccio tra letteratura e cultura visuale
Il gruppo di ricerca “Letteratura e cultura visuale: dall’era prefotografica all’era del cinema”, finanziato dal MIUR nell’ambito dei progetti di rilevante interesse nazionale (PRIN 2005) e nato dalla collaborazione tra le unità operative di Palermo, Bologna e L’Aquila, ha articolato il campo in tre grandi fasi. È una periodizzazione utile perché segue le tecnologie della visione, non le correnti letterarie.
La fase prefotografica
Si studia qui la presenza in letteratura delle modificazioni dello sguardo prodotte dalle tecnologie della visione precedenti alla fotografia: la camera oscura, il microscopio, il telescopio, il caleidoscopio. Strumenti che hanno cambiato che cosa era visibile, e quindi che cosa era dicibile, molto prima che esistesse un’immagine tecnica riproducibile.
La fase postfotografica
La seconda fase si concentra sulle intersezioni tra fotografia e letteratura. Il piano biografico, quello degli scrittori-fotografi, è il più immediato. Ma quello più essenziale riguarda le modificazioni imposte dal mezzo alla scrittura letteraria: che cosa cambia nel descrivere, nel ricordare, nel testimoniare quando esiste un dispositivo che fissa l’istante meglio di qualsiasi frase.
La fase pre e postcinematografica
La terza fase indaga, al di là del problema della sceneggiatura, le modificazioni che il mezzo e la scrittura cinematografica hanno prodotto sulla scrittura letteraria. Il montaggio, il campo, il ritmo del racconto: categorie nate altrove che la letteratura ha assorbito e fatto proprie.
Un campo che chiama più discipline
Il dibattito internazionale sulla Visual Culture ha coinvolto studiosi come W. J. T. Mitchell, Hans Belting, Andreas Beyer, Gottfried Boehm e Philippe Hamon, i cui contributi hanno definito buona parte del vocabolario oggi in uso.
Ma il campo, per sua natura, non appartiene a una disciplina sola. Storia dell’arte, estetica e antropologia hanno tutte qualcosa da dire su come si guarda e su che cosa significhi guardare in un dato momento storico. È esattamente questa apertura a rendere lo studio della cultura visuale un terreno di comparatistica nel senso pieno del termine: non il confronto tra due letterature nazionali, ma tra due modi di dare forma al mondo.
Domande frequenti
Che cosa significa “reciproca illuminazione tra le arti”?
È la formula con cui si indica il dibattito, ripreso con forza negli ultimi decenni del Novecento, sul modo in cui arti diverse si chiariscono a vicenda. Nel caso di letteratura e cultura visuale, la ripresa del dibattito è stata stimolata dal ruolo crescente che le immagini hanno assunto rispetto alla letteratura su tre piani: per la letteratura, nella letteratura e nel sistema-letteratura inteso come distribuzione e circolazione.
Perché la periodizzazione segue le tecnologie e non le correnti letterarie?
Perché l’ipotesi di fondo è che siano i dispositivi della visione a modificare lo sguardo, e attraverso lo sguardo la scrittura. Da qui le tre fasi: prefotografica, con camera oscura, microscopio, telescopio e caleidoscopio; postfotografica, centrata sulle intersezioni tra fotografia e letteratura; pre e postcinematografica, dedicata a come il mezzo e la scrittura cinematografica hanno agito sulla scrittura letteraria.
Qual è la differenza tra il versante tematologico e quello della scrittura?
Nel versante tematologico i media e lo sguardo compaiono come temi della letteratura, cioè come oggetti del racconto. Nel versante della scrittura propriamente detta si osservano invece le ottiche della letteratura e l’ékphrasis letteraria, cioè il modo in cui il testo organizza la visione. Nel primo caso la tecnologia è raccontata, nel secondo ha già cambiato la grammatica del racconto.
Che cosa c’entra la visual literacy con il ruolo degli studi letterari?
Lo studio comparato di alfabetizzazione letteraria e alfabetizzazione visuale serve a ribadire il ruolo degli studi letterari nella costituzione dei paradigmi interpretativi della società contemporanea. La condizione è non isolare la letteratura dal contesto più ampio dello studio delle culture: è misurandosi con la cultura visuale che la letteratura mostra di avere strumenti interpretativi ancora necessari.
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