Cosa significa apprendere
La vita è un continuo apprendimento, e questo rappresenta la fonte maggiore di cambiamento e di differenziazione tra gli individui, oltre a essere un fattore predominante di stabilita’ e continuita’ dell’evoluzione. L’apprendimento avviene sempre in un contesto di interazione tra individuo e ambiente: non è mai un fatto puramente interno, ma il risultato di uno scambio costante con ciò’ che ci circonda.
Possiamo definirlo come lo stabilirsi di nuove configurazioni di risposta, oppure, in modo più classico, come un cambiamento relativamente permanente del comportamento derivante dall’esperienza. La parola chiave è “permanente”: una modificazione momentanea dovuta alla stanchezza, a una sostanza o a uno stato emotivo passeggero non è apprendimento. Apprendere significa quindi cambiare in modo duraturo, e la sorgente di tale cambiamento va ricercata nell’ambiente che, variando, viene percepito dall’organismo come uno stimolo.
Lo stimolo e le sue funzioni
Per stimolo intendiamo un evento fisico, organico o sociale che induce un’attività nervosa nell’organismo, un’attività che spesso è essa stessa appresa. Lo stimolo non ha un unico modo di agire: può svolgere funzioni diverse a seconda del rapporto che l’organismo ha costruito con esso.
Le quattro funzioni dello stimolo
Lo stimolo può avere una funzione elicitante, quando provoca nel soggetto una reazione automatica e involontaria. Può avere una funzione discriminativa, quando segnala all’organismo in quale momento è opportuno emettere un dato comportamento. Può svolgere una funzione rinforzante, rendendo più frequente una determinata risposta, oppure una funzione punitiva, rendendo quella stessa risposta meno frequente. La cosa importante da tenere presente è che queste funzioni non sono innate: vengono in gran parte apprese proprio nell’interazione con l’ambiente.
La risposta: elicitata o emessa
Allo stimolo si associa una risposta. Anche qui esistono due grandi possibilità. La risposta può essere elicitata, cioè una reazione involontaria e adattiva ai cambiamenti dell’ambiente, come il ritrarre la mano da una superficie bollente. Oppure può trattarsi di un comportamento emesso liberamente, con cui l’organismo interviene attivamente e modifica l’ambiente attorno a se’. Nel primo caso è l’ambiente a “chiamare” la reazione; nel secondo è l’individuo a produrre spontaneamente un’azione che poi genera conseguenze.
Sia lo stimolo sia la risposta sono fortemente influenzati dal contesto, tanto quello esterno quanto quello interno all’organismo. Lo stesso evento, in condizioni diverse, può assumere significati e provocare reazioni molto differenti: la fame, la stanchezza, lo stato emotivo o la situazione sociale del momento cambiano il modo in cui uno stimolo viene percepito e il tipo di risposta che ne segue.
Assuefazione e sensibilizzazione
Quando uno stimolo si ripete più volte, spesso si fa strada una certa indifferenza nei suoi confronti: è ciò’ che chiamiamo assuefazione. Il suo valore adattivo sta nella possibilità di non sprecare tempo ed energie reagendo a stimoli ormai inutili o privi di significato. Pensiamo a come smettiamo di notare un rumore di fondo costante dopo qualche minuto.
Il fenomeno opposto è la sensibilizzazione, che porta invece a risposte ogni volta più evidenti e pronte di fronte allo stesso stimolo. Si tratta di due processi che hanno in genere una vita abbastanza breve: proprio questa loro natura transitoria permette all’organismo di eliminare le esperienze prive di valore adattivo, senza fissarle in modo permanente.
Il valore adattivo dell’apprendimento
Per valore adattivo dell’apprendimento intendiamo la possibilità che questo offre all’individuo di reagire nel modo migliore alle richieste dell’ambiente. Chi apprende in modo efficace risponde meglio alle sfide che incontra, e questo lo collega direttamente alla teoria di Darwin, secondo cui coloro che si comportano in modo adattivo sono favoriti nella corsa alla sopravvivenza. In questa prospettiva l’apprendimento diventa la componente individuale attraverso cui si realizza l’evoluzione culturale: ciò’ che il singolo impara può trasmettersi, accumularsi e trasformare nel tempo il patrimonio di un intero gruppo.
Dalla legge dell’effetto al cognitivismo
Secondo la legge dell’effetto di Thorndike, il formarsi di legami tra stimolo e risposta dipende dagli effetti che seguono la risposta stessa: se al comportamento segue una soddisfazione, l’associazione si rafforza; in caso contrario, si indebolisce. Questa teoria viene spesso avvicinata agli studi sul condizionamento classico di Pavlov, ma il punto di vista di Thorndike è in realtà diverso. Thorndike non parla di una relazione diretta tra stimolo e risposta, ne’ di connessioni immediate tra i due: ciò’ che egli stabilisce è l’esistenza di relazioni tra un comportamento e le conseguenze che questo produce.
Il passaggio successivo lo introduce il cognitivismo, che porta in primo piano il valore della teoria. Una teoria è allo stesso tempo una semplificazione della complessa realtà e uno strumento che organizza i fatti: in questa cornice i dati non parlano da soli, ma acquistano valore solo se collocati all’interno di un contesto teorico. Comprendere l’apprendimento, quindi, non significa solo osservare comportamenti, ma inserirli in un modello che li renda leggibili e prevedibili.
Domande frequenti
Qual è la definizione di apprendimento in psicologia?
L’apprendimento è un cambiamento relativamente permanente del comportamento che deriva dall’esperienza. Il termine “permanente” è essenziale: esclude le modificazioni temporanee dovute a stanchezza, emozioni passeggere o sostanze, che non costituiscono un vero apprendimento.
Che differenza c’è tra assuefazione e sensibilizzazione?
Sono due fenomeni opposti. Nell’assuefazione la risposta a uno stimolo ripetuto diminuisce fino a diventare indifferenza, evitando reazioni inutili. Nella sensibilizzazione, al contrario, la risposta allo stesso stimolo diventa progressivamente più intensa. Entrambi tendono a essere di breve durata.
Che differenza c’è tra risposta elicitata e risposta emessa?
La risposta elicitata è una reazione involontaria e automatica provocata direttamente da uno stimolo ambientale. La risposta emessa è invece un comportamento prodotto liberamente dall’organismo, con cui questo agisce sull’ambiente e ne modifica le condizioni.
In che senso l’apprendimento ha valore adattivo?
Ha valore adattivo perché consente all’individuo di rispondere nel modo più efficace alle richieste dell’ambiente. Secondo la prospettiva evoluzionistica di Darwin, chi si comporta in modo adattivo ha maggiori probabilita’ di sopravvivere, e in questo senso l’apprendimento contribuisce anche all’evoluzione culturale.
Lascia un commento