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Corso di formazione in PSICOLOGIA DELL’APPRENDIMENTO DELLA MATEMATICA

Perché per alcuni bambini la matematica è un ostacolo insormontabile, mentre per altri è naturale come parlare? La psicologia dell’apprendimento della matematica studia proprio i meccanismi che permettono di comprendere i numeri, fare calcoli e risolvere problemi, e le difficoltà che possono comprometterli, come la discalculia evolutiva. Capire come nasce l’intelligenza numerica è il primo […]

Psicolab — Corso di formazione in PSICOLOGIA DELL’APPRENDIMENTO DELLA MATEMATICA
Perché per alcuni bambini la matematica è un ostacolo insormontabile, mentre per altri è naturale come parlare? La psicologia dell’apprendimento della matematica studia proprio i meccanismi che permettono di comprendere i numeri, fare calcoli e risolvere problemi, e le difficoltà che possono comprometterli, come la discalculia evolutiva. Capire come nasce l’intelligenza numerica è il primo passo per riconoscere le difficoltà, valutarle correttamente e impostare interventi didattici davvero efficaci.

Lo sviluppo dell’intelligenza numerica

L’idea di numero non è un’invenzione puramente scolastica: fin dai primi mesi di vita l’essere umano possiede una forma di “intelligenza numerica”, cioè la capacità di intelligere la realtà in termini di quantità. I bambini molto piccoli sanno già distinguere insiemi con pochi elementi e cogliere differenze di numerosità. Su questa base innata si costruiscono, con lo sviluppo e l’apprendimento, competenze sempre più complesse: il conteggio, la lettura e scrittura dei numeri, il sistema del valore posizionale delle cifre.

La cognizione numerica è stata descritta da diversi modelli teorici, che distinguono i vari processi coinvolti: il riconoscimento delle quantità, la trasformazione dei numeri tra codici diversi (parlato, scritto, arabo) e le procedure di calcolo. Comprendere questi meccanismi di base è essenziale, perché una difficoltà può annidarsi in uno qualsiasi di questi passaggi.

Il calcolo e la sua valutazione

Il calcolo è una delle competenze più visibili dell’apprendimento matematico, ma è anche una delle più complesse. Coinvolge il recupero di fatti aritmetici dalla memoria (come le tabelline), l’applicazione di procedure (gli algoritmi delle operazioni) e la comprensione dei principi che le governano. Un bambino può avere difficoltà nel memorizzare i fatti numerici, nell’eseguire le procedure o nel comprenderne il senso.

Per questo esistono prove specifiche di accertamento delle abilità di calcolo, strumenti standardizzati che permettono di valutare oggettivamente il livello raggiunto rispetto all’età e alla classe frequentata. Questa valutazione non serve a “etichettare”, ma a individuare con precisione dove risiede la difficoltà, così da orientare l’intervento nel modo più utile.

La discalculia evolutiva

Quando le difficoltà nell’apprendimento del numero e del calcolo sono significative, persistenti e non spiegabili con un ritardo cognitivo generale o con carenze didattiche, si può parlare di discalculia evolutiva. È un disturbo specifico dell’apprendimento, analogo per certi versi alla dislessia ma riferito all’ambito matematico. Riconoscerla precocemente è fondamentale: permette di attivare interventi mirati e di evitare che il bambino sviluppi un senso di inadeguatezza e un rifiuto verso la matematica.

Risolvere i problemi: non solo calcolo

Saper calcolare non basta per essere bravi in matematica. La soluzione dei problemi coinvolge processi cognitivi diversi: comprendere il testo, rappresentarsi la situazione, individuare i dati rilevanti, scegliere le operazioni giuste e controllare il risultato. Un bambino può calcolare correttamente ma fallire nei problemi perché non riesce a comprendere ciò che il testo richiede.

Anche in questo caso esistono strumenti per valutare le abilità di soluzione dei problemi matematici, distinguendo le diverse fasi del processo. Un ruolo centrale lo giocano i processi strategici e metacognitivi: la capacità di pianificare un percorso di soluzione, di monitorare il proprio procedere e di correggersi. Insegnare non solo “come si fa”, ma “come si pensa” davanti a un problema, è spesso la chiave del miglioramento.

La motivazione conta quanto le abilità

Un aspetto spesso sottovalutato è la motivazione. Molti bambini sviluppano nei confronti della matematica un atteggiamento di ansia e sfiducia, convinti di “non essere portati”. Questo vissuto emotivo può diventare esso stesso un ostacolo all’apprendimento, in un circolo vizioso: la difficoltà genera frustrazione, la frustrazione riduce l’impegno, il minore impegno aumenta la difficoltà.

Intervenire sulla motivazione significa restituire al bambino un senso di competenza e di controllo: proporre obiettivi raggiungibili, valorizzare i progressi, mostrare l’utilità concreta della matematica, ridurre l’ansia da prestazione. Un incremento della motivazione può avere effetti sorprendenti sull’apprendimento, perché libera risorse cognitive prima bloccate dalla paura di sbagliare.

Dalla diagnosi all’intervento

Tutto questo converge in due momenti complementari: la diagnosi e l’intervento. La diagnosi delle difficoltà di matematica segue principi metodologici precisi, che integrano l’osservazione, le prove standardizzate e l’analisi qualitativa degli errori, per capire non solo se c’è una difficoltà, ma quale ne è la natura. Sulla base di questa comprensione si impostano interventi didattici e riabilitativi funzionali, calibrati sul profilo del singolo.

La ricerca nel trattamento delle difficoltà matematiche ha mostrato che interventi mirati, precoci e basati sull’evidenza possono migliorare significativamente le competenze dei bambini. La sfida, per insegnanti, psicologi dell’apprendimento, psicopedagogisti e clinici, è tradurre queste conoscenze in pratiche concrete, nella scuola e nei percorsi riabilitativi.

Domande frequenti

Cos’è l’intelligenza numerica?

È la capacità innata di comprendere la realtà in termini di quantità, presente fin dai primi mesi di vita. Su questa base si sviluppano, con l’apprendimento, competenze più complesse come il conteggio, la scrittura dei numeri e il calcolo.

Cos’è la discalculia evolutiva?

È un disturbo specifico dell’apprendimento che riguarda i numeri e il calcolo, con difficoltà significative e persistenti non spiegabili da un ritardo cognitivo generale o da carenze didattiche. Riconoscerla precocemente permette interventi mirati ed efficaci.

Perché un bambino può saper calcolare ma non risolvere i problemi?

Perché la soluzione dei problemi coinvolge processi diversi dal calcolo: comprendere il testo, rappresentarsi la situazione, scegliere le operazioni e controllare il risultato. Un bambino può eseguire correttamente i calcoli ma non capire cosa il problema richiede.

Quanto conta la motivazione nell’apprendere la matematica?

Moltissimo. L’ansia e la convinzione di “non essere portati” possono ostacolare l’apprendimento in un circolo vizioso. Lavorare sulla motivazione, con obiettivi raggiungibili e valorizzazione dei progressi, libera risorse cognitive e migliora i risultati.

L’apprendimento della matematica poggia su un’intelligenza numerica innata, che si sviluppa in competenze via via più complesse: contare, calcolare, risolvere problemi. Le difficoltà possono annidarsi in ciascuno di questi passaggi, e quando sono significative e persistenti si parla di discalculia evolutiva. Ma saper calcolare non basta: contano anche i processi strategici, metacognitivi e, non ultima, la motivazione. Riconoscere presto le difficoltà, valutarle con strumenti adeguati e impostare interventi mirati è il modo migliore per aiutare ogni bambino a costruire un rapporto sereno ed efficace con i numeri.
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2 risposte a “Corso di formazione in PSICOLOGIA DELL’APPRENDIMENTO DELLA MATEMATICA”

  1. Vorrei approfondire e migliorare le mie competenze in questa disciplina che amo molto! Insegno matematica nella scuola primaria.

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