Il concetto di Conoscenza Tacita è stato chiarito da M. Polanyi; egli mette in evidenza l’importanza di una modalità “personale” di costruzione della conoscenza, influenzata dalle emozioni ed acquisita alla fine di un processo di attiva creazione e organizzazione delle esperienze di ogni individuo. Quando un individuo conosce tacitamente, egli fa e agisce senza distanza da cose e persone, usa il proprio corpo ed ha una grande difficoltà a spiegare in parole, regole e algoritmi il processo nel quale è coinvolto.Conoscere tacitamente significa conoscere senza distanza dalle cose e dagli atti; l’interazione conoscitiva tra le persone è caratterizzata da osservazione inconsapevole e da vicinanza sociale e “comunitaria”.Polanyi dice: “Si conosce più di quello che si può dire”. La conoscenza tacita è difficile da esprimere in maniera formalizzata, è legata al contesto di riferimento, è personale e difficile da comunicare. La tradizione intellettuale giapponese, basata sulle caratteristiche strutturali della lingua giapponese e sul Buddismo Zen, ha avuto una grande influenza sia sulla considerazione della conoscenza che sulle prassi di management. L’approccio tacito giapponese si basa sulla considerazione che esiste identità (oneness) tra umanità e natura, tra corpo e mente, tra l’io e gli altri. Queste relazioni non sono opposizioni, ma sono esattamente delle identità.
CONOSCENZA TACITA (implicita)
Il concetto di Conoscenza Tacita è stato chiarito da M. Polanyi; egli mette in evidenza l’importanza di una modalità “personale” di costruzione della conoscenza, influenzata dalle emozioni ed acquisita alla fine di un processo di attiva creazione e organizzazione delle esperienze di ogni individuo. Quando un individuo conosce tacitamente, egli fa e agisce senza distanza […]
Redazione PsicoLab
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