La relazione come motore del cambiamento
Alla base della terapia c’è un presupposto profondo: ogni essere umano, fin dall’inizio, è alla ricerca dell’altro. È attraverso la relazione con l’altro che costruiamo i nostri contenuti mentali interiori. Le persone si impegnano in una relazione da cui si aspettano sviluppi creativi, la possibilità di evolvere e cambiare.
La relazione terapeutica, in questo senso, disegna un percorso attraverso cui la famiglia può riappropriarsi della propria storia e ritrovare la matrice della propria identità. La sua forza sta nella capacità di entrare nel mondo dei sentimenti negati della famiglia e di restituire una “temporalità evolutiva” a relazioni che si erano cristallizzate. In altre parole, una buona relazione terapeutica frantuma gli equilibri bloccati e rimette in moto la possibilità di cambiare.
Le fasi del processo terapeutico
Il processo terapeutico descrive proprio l’evoluzione di questa relazione, che attraversa diverse fasi:
- la costruzione della relazione terapeutica;
- la differenziazione;
- l’individuazione;
- la risoluzione.
La prima fase (la costruzione) è un momento privilegiato e delicatissimo. Si attiva nell’ascolto: di ogni singola persona presente nella stanza e della coppia o famiglia nel suo complesso. Attraverso movimenti, sguardi, toni di voce, malintesi e piccoli scontri, il terapeuta coglie il vissuto dell’insieme e le dinamiche inconsce (transferali) che ciascun membro proietta sugli altri.
Il cuore di tutto: la “definizione del Sé del terapeuta”
Un punto centrale è che gran parte della costruzione della relazione si basa non tanto sui contenuti, quanto sulla definizione del Sé del terapeuta. Nei primi colloqui, infatti, il terapeuta dà la priorità alla costruzione del legame più che ai temi affrontati. Questo “Sé” si può sintetizzare in quattro parametri fondamentali.
1. Mutualità
È la capacità reciprocamente trasformativa della relazione. Le richieste della famiglia vengono lette come richieste di maggiori garanzie di relazione, e inducono il terapeuta a modificare il proprio modo di porsi. Non è un rapporto a senso unico: entrambi cambiano nell’incontro.
2. Responsabilità
Il terapeuta rinuncia a una presunta “neutralità” e si propone attraverso la responsabilità, cioè la “non delega” alla famiglia. Entra attivamente nella relazione, che proprio per questo diventa un organismo in evoluzione. Non osserva da fuori: partecipa.
3. Capacità di rischio
È strettamente legata a un pensiero evolutivo, cioè alla capacità di leggere gli eventi umani in modo critico. In questa prospettiva, le “crisi” e i sintomi non sono solo problemi da eliminare, ma possono avere un valore evolutivo: la rottura di un equilibrio precedente in funzione di un nuovo assetto, capace di dare spazio a possibilità di crescita e separazione.
4. Consapevolezza e conoscenza
È la capacità di riconoscere in quale fase evolutiva si trova la relazione terapeutica, oltre al bagaglio teorico del terapeuta. Un aspetto è particolarmente prezioso: il terapeuta può sostenere le potenzialità della famiglia solo se è capace di riconoscere le proprie paure di fronte al rischio del cambiamento. Solo così può “dare voce” ai sentimenti negati della famiglia. Come è stato osservato, il terapeuta deve essere consapevole del proprio “essere e divenire nella relazione”.
Una relazione che trasforma
Ne emerge un ritratto affascinante del lavoro terapeutico. Costruire la relazione non significa applicare tecniche fredde, ma mettersi in gioco come persone: partecipare, lasciarsi trasformare, saper rischiare, conoscere le proprie paure. È da questa qualità della relazione (e non solo dai contenuti scambiati) che nasce la possibilità del cambiamento. Perché, in fondo, è nell’incontro autentico con l’altro che ciascuno di noi trova lo spazio per evolvere.
Domande frequenti
Perché la relazione terapeutica è così importante?
Perché è il motore del cambiamento: ogni essere umano è alla ricerca dell’altro per costruire i propri contenuti interiori. La relazione permette di entrare nei sentimenti negati della famiglia e di rimettere in moto equilibri cristallizzati, restituendo una “temporalità evolutiva”.
Quali sono le fasi del processo terapeutico?
Quattro: la costruzione della relazione, la differenziazione, l’individuazione e la risoluzione. La prima fase è particolarmente delicata e si basa sull’ascolto attento di ogni membro e della famiglia nel suo insieme, cogliendo anche le dinamiche inconsce presenti nella stanza.
Cosa significa “definizione del Sé del terapeuta”?
Significa che gran parte della costruzione della relazione dipende da come il terapeuta si pone, più che dai contenuti. Si articola in quattro parametri: mutualità, responsabilità, capacità di rischio e consapevolezza. Nei primi colloqui la priorità è costruire il legame.
Perché i sintomi possono avere un “valore evolutivo”?
Perché, letti con un pensiero evolutivo, le crisi e i sintomi non sono solo problemi da eliminare, ma la rottura di un equilibrio precedente. Possono aprire la strada a un nuovo assetto, capace di dare spazio alla crescita e alla possibilità di separazione e cambiamento.
Italia 22.05.2021
Nella mente e nel cuore ❤ delle persone solo Dio Gesù Cristo ne conosce I segreti veri, poiché Lui ne è il Sommo Creatore, nessuno aldi fuori di Lui né conosce il vero contenuto e le intenzioni. Tutti i grandi pensatori, filosofi, psicologi e neuropsichiatri di ogni epoca si sono spesi con studi, sperimentazioni, non hanno portato a nulla. Preghiamo per la santificazione delle famiglie e dei consacrati, perché non basterebbero tutti gli scienziati del mondo per capire la mente umana, nessuno di noi peccatori poveri mortali e sempre bisognosi della misericordia Mariana di Gesù Cristo. Domenico Silla l’infermiere.