Informazioni sull'autore

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

Vita da Coach: una Giornata con Francine

Breve Estratto

I coach sono spesso visti come persone che sanno bene dove andare nella vita a bordo della loro carrozza (coach) ben organizzata, immaginando anche che abbiano avuto un percorso lineare e probabilmente semplice.
Una giornata passata insieme Francine Denise Ward ha provveduto a cancellare completamente questa falsa credenza poiché il riassunto della sua storia personale non corrisponde proprio all’immagine di vita tranquilla che ci si potrebbe aspettare da una importante avvocatessa, nonché scrittrice e, ovviamente, coach.
Francine si presenta in aula vestita molto elegantemente, con un trucco impeccabile ed una manicure perfetta. Si muove con l’eleganza delle persone di successo e sorride a tutti. Non un sorriso distante, freddo, ma un sorriso di chi sa molte cose, di chi ha visto molto mondo e non in senso geografico.
Si presenta per quello che è oggi, per le etichette che la società adesso le elargisce con piacere: avvocato, scrittrice, coach, consulente. L’immagine che propone corrisponde a pennello a tutto questo. Ma dopo comincia a raccontare (e per chi conosce la PNL il “ma” è d’obbligo).
La premessa molto divertente che fa è che se nella sala c’è qualcuno che ha un problema con le donne di mezza età che non riescono a trattenere le proprie emozioni, quello è il momento buono per andarsene poiché lei ha periodicamente “delle perdite”. E come finisce di dirlo si commuove ed acciuffa il primo fazzolettino di quella che sarà una lunga serie. Evidentemente si possono cambiare i vestiti, le abitudini, il modo di presentarsi ma le ferite non spariscono e non cicatrizzano mai del tutto.
Così comincia il suo racconto. Francine nasce 57 anni fa (e qui c’è un’ovazione del pubblico che le dava almeno due lustri in meno) ad Atlanta in Georgia da una famiglia povera. Quando è ancora piccola si trasferiscono a New York, nel Bronx. Come lei stessa dice, in lei si riassumeva tutto ciò che odiava: essere povera, nera, femmina, con un accento del sud. I suoi primi tentativi di cambiare sono goffi ed improduttivi. Per non essere più di colore si gratta la pelle con le lamette e si dà una crema sbiancante. L’unico risultato che ottiene è, ovviamente, quello di ferirsi ma alle volte farsi male fuori serve a sentire meno dolore dentro. La sua angoscia è talmente profonda che spesso si trova a pregare Dio di non farla svegliare più la mattina seguente. In psicologia la si definirebbe una profonda depressione infantile su basi esogene. Ma nessuno psicologo era a portata di mano e quindi Francine continua per la sua strada di fuga dalla vita che tanto odia. Alle volte si imbocca una strada per fuggire dal dolore e non si sa che quella strada porta in un posto dove non si vuole veramente andare. È così che all’età di 14 anni Francine comincia a bere scivolando inesorabilmente nell’alcolismo e da lì nella dipendenza da droghe, abitudini che riesce a mantenere solo vendendo “l’unica cosa di valore” che pensava di possedere: il suo corpo.
A questo punto l’attenzione del pubblico è proporzionale solo ai fazzolettini accumulati sul tavolo, che continuano inesorabilmente a crescere.
Dai 14 ai 26 anni non ci sono cambiamenti di sorta se non l’obnubilamento della mente ad opera di alcol ed eroina. Fino al colpo di fortuna, se così lo si può definire.
Una sera Francine va in discoteca per dedicarsi alle solite attività e si ubriaca fino ad annientare del tutto la sua coscienza. In questo stato esce dalla discoteca e viene investita da una macchina che fugge via. Chi la trova pensa che sia morta visto che la sua gamba sinistra giace ripiegata dietro alla schiena con un osso bene in vista. Ma lei è ancora viva e, fortunatamente, incosciente. Si risveglierà solo in ospedale, dove le diranno che non camminerà mai più a causa della quantità di fratture riportata. Ha il busto ingessato, la gamba in trazione e l’impossibilità di fuggire da tutti i fantasmi che aveva cercato di annientare in alcol e droghe.
Con il corpo sbriciolato e l’anima orribilmente presente, Francine decide di credere all’amica che le diceva che in lei c’era del buono e decide di non essere più vittima della sua vita e degli eventi sino ad allora considerati inesorabili ed ineluttabili, si convince di avere la possibilità di scegliere cosa vuole, o non vuole, essere nella vita. Il coraggio di pensare una prospettiva diversa le dà una nuova possibilità. E capisce anche che è il momento buono per cambiare. Perché il momento migliore è sempre questo: il presente. Perché rimandare a domani?
I primi passi della rinascita di Francine si accompagnano ai suoi primi passi fuori dall’ospedale: decide di smettere di bere ed entra in un gruppo di mutuo aiuto di ex alcolisti; smette di drogarsi; torna a scuola e prende il diploma che non aveva raggiunto a diciotto anni. E non si ferma a questo. Si iscrive all’università scegliendo quella che le sembrava la facoltà più difficile, solo per dimostrare al mondo che poteva farcela.
Non è facile, ogni passo è difficile e doloroso ed i primi sono proprio i peggiori, l’inversione di tendenza è quella che richiede più energia. Deve convincere gli altri che lei può essere una persona differente e, per prima cosa, deve crederci lei stessa. L’accompagna una solida fede ed un grandissimo desiderio di redenzione, di non tornare più ad essere la piccola, povera bambina nera con l’accento del sud. Principalmente Francine mette a fuoco che il colore della pelle ha poco a che fare con quello che ci sta sotto, con la forza, la determinazione, l’intelligenza, la costanza, l’umiltà, caratteristiche, che lei possiede, e che valgono più di qualunque cosa ci sia fuori. Scopre che l’ostacolo più grande al cambiamento fino a quel momento era stata proprio lei stessa con le sue convinzioni limitanti.
Una storia affascinante e tutta orribilmente vera, non un mito greco o la storia di Cenerentola. Non c’è alcuna divinità impietosita che fornisce un mezzo magico, né un principe azzurro che accorre a salvare la povera protagonista, nessun topolino che cuce i vestiti nottetempo o formiche industriose che dividono i semi mescolati da dee adirate. Tutti i cambiamenti sono stati pensati, voluti, sudati, mantenuti.
La sua è una storia di resilienza e tenacia, di fede e determinazione. È la prova che si può arrivare alle stelle anche senza la spinta ed il sostegno dell’ambiente, anche senza l’eccellenza ai tempi della scuola. Sono le nostre scelte che fanno la differenza così come la volontà di superare gli ostacoli che la vita inevitabilmente ci pone davanti.
Alla domanda su come ha fatto a fare un cambiamento così grande, Francine risponde semplicemente: un passo alla volta, anzi un piccolissimo passo alla volta. Il suo approccio è molto semplice: focalizzarsi su azioni positive, definire l’obiettivo a cui si vuole arrivare, fare il piano per raggiungerlo, non lasciarsi bloccare dagli ostacoli, chiedere aiuto lungo la strada. In due parole: amare noi stessi ed impegnarci ad essere i veri “noi”. In questo modo i risultati arrivano inesorabilmente.
Questo non vuol dire in assoluto che volere è potere: Francine voleva correre la maratona in 3 ore invece ce ne sono volute 6; voleva passare il Bar Exam (l’esame di stato per gli avvocati) per lo stato della California al primo tentativo invece ha smesso di contare quante volte era stata bocciata dopo la sesta volta. La cosa importante è che non si è arresa davanti ai fallimenti ed ha saputo accettare i limiti oggettivi, quindi è riuscita a fare la maratona nonostante le avessero detto che non avrebbe mai più camminato ed è diventata un avvocatessa accreditata sia per lo stato di New York che per la California.
Forse la sua storia è diventata la sua risorsa più grande anche come coach poiché lei ha un contatto molto profondo con le vicende della vita, sa cosa vuol dire la paura di cambiare, conosce il disprezzo degli altri, ha provato la fatica dell’inversione di tendenza, ed ora non si nasconde dietro alla nuova identità, alla Francine ricca e famosa. Lei stessa dice che se anche una sola persona può crescere attraverso le sue parole allora vale la pena che lei parli, che metta a disposizione il suo tempo, le sue parole.
Certamente ha fatto un gran regalo a tutti i presenti.
Un’ultima cosa mi ha lasciato Francine, una dedica:
“Federica, you are a light. Now go shine on someone’ spirit”. Ed io spero di avervi regalato almeno una piccola scintilla.

Articoli Correlati o di Approfondimento

Condividi questo Post
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
ARTICOLI RECENTI
ARTICOLI CORRELATI
Iscriviti alla Newsletter