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Cervello: immaginario e sogno

Il cervello è la struttura biologica che genera il ragionamento, la coscienza, l’intelligenza e la memoria. Per questo chiunque si occupi di apprendimento, in ogni sua forma, dovrebbe conoscere l’avanzamento delle scienze neurologiche e aggiornare la propria riflessione sulle modalità del conoscere, compreso il ruolo dell’immaginario e del sogno. Cervello e memoria: una riflessione di […]

Psicolab — Cervello: immaginario e sogno
Il cervello è la struttura biologica che genera il ragionamento, la coscienza, l’intelligenza e la memoria. Per questo chiunque si occupi di apprendimento, in ogni sua forma, dovrebbe conoscere l’avanzamento delle scienze neurologiche e aggiornare la propria riflessione sulle modalità del conoscere, compreso il ruolo dell’immaginario e del sogno.

Cervello e memoria: una riflessione di base

Sulla base del progetto europeo Minerva denominato Learning Folder, il LRE/EGO-CreaNET dell’Università di Firenze ha avviato una riflessione mediante una serie di semplici schede leggibili a livello della formazione di base (riferimento originale: http://www.narnia.it/lefo/cervello.htm).

Viviamo in un’epoca in cui il tangibile tende a diminuire di valore, mentre l’intangibile cresce come valore aggiunto sociale ed economico. Con l’avvento di Internet la dimensione dell’intangibile ha acquisito valore grazie all’immediatezza e al basso costo della comunicazione interattiva. Questa nuova dimensione facilita l’esigenza di un profondo cambiamento cognitivo, proprio perché in un mondo virtuale tutto ciò che accade è continuamente interconnesso dalla rete.

Dal tangibile all’intangibile: che cos’è il virtuale

La trasformazione dei modelli di realtà nel loro divenire “virtuali” consiste nel fatto che essi vengono evocati, come nel sogno, da alcune parole chiave attraverso un motore di ricerca, ed evidenziati dal computer in uno spazio immaginario in cui persone e oggetti non possono essere toccati, ma comunque interagiscono con la nostra mente come elementi ovunque presenti, a portata di un clic.

Virtuale non vuol dire fittizio

Proprio perché riferito a una dimensione intangibile, il termine “virtuale” ha inizialmente assunto il significato di “fittizio”, contrapponendosi all’antiquata concezione di “reale in quanto tangibile”. In verità la concezione di “virtuale” è mutuata da “virtù”, perché permette di acquisire coscienza di quanto non è visibile a occhio nudo. Credere di percepire oggettivamente la realtà è falso, dato che di fatto siamo capaci di vedere e toccare solo una parte grossolana della realtà: se riuscissimo a percepire l’energia che circonda ogni cosa, non riusciremmo più a distinguere le cose materiali come oggetti separati tra loro, ma non per questo l’energia non esiste.

È la comunicazione via Internet a proporci un cambiamento cognitivo delle relazioni tra reale e virtuale, un cambiamento non solo tecnologico ma essenzialmente culturale. Poiché è importante essere coscienti del fatto che osserviamo solo una porzione della realtà, quando parliamo di “virtuale” dobbiamo evitare di intenderlo come qualcosa di immaginario, fantastico o ingannevole: si tratta invece di una realtà più profonda e culturalmente innovativa, che dobbiamo imparare a comprendere, superando la mentalità della società industriale che ha dato maggior valore al mercato degli oggetti anziché al pensiero creativo.

L’immaginario scientifico e il sogno

Lo stesso sviluppo della scienza contemporanea dimostra che il pensiero creativo si fonda più sull’immaginario scientifico che sull’osservazione di oggetti visibili e sensorialmente recepibili. In varie occasioni famosi scienziati hanno evocato il proprio immaginario creativo proprio dai sogni. È facile comprendere che grandi cambiamenti di pensiero sono avvenuti nella storia dell’uomo quando sono emerse interpretazioni in contrasto con la visione scientifica e culturale dell’epoca precedente.

Allo sviluppo dell’immaginario scientifico ha contribuito il sognare e il fantasticare più dell’osservazione limitata alla percezione della realtà. Grandi contributi alla concezione di ciò che è intangibile e al contempo reale sono stati recepiti sia nel sogno sia nel fantasticare a occhi aperti, perseguendo un proprio immaginario interiore. Nell’antichità l’interpretazione dei sogni fu considerata la via principale per affrontare la preveggenza virtuosa della mente (dal latino “virtualis”, da “virtus”, cioè forza, potenza): il virtuale non era una categoria che si opponeva al reale, e per questo nelle antiche culture il sogno ebbe, e ha ancora oggi, un valore profetico.

Nel quadro delle conoscenze affermatesi nell’epoca industriale si stenta ancora a credere nell’interpretazione dei sogni, perché si associa il sogno a una forma mentale inconsapevole, mentre, in modo contraddittorio, si tende a ritenere oggettivo ciò che ci viene proposto dalle immagini televisive, facilmente manipolabili.

Freud, Jung e il valore del sogno

Sigmund Freud, per primo, nel 1899 con “L’interpretazione dei sogni”, restituì al sogno il grande potere che riveste per la vita psichica dell’uomo, ponendosi il problema di scandagliare gli elementi più remoti, reconditi e ancestrali della psiche; i suoi studi sul contenuto latente, sul processo di rimozione e di autocensura hanno aperto prospettive innovative nella comprensione delle relazioni tra cervello e sviluppo della mente.

In seguito Carl Gustav Jung suggerì che i sogni potevano essere letti con metodo prospettico, con uno sguardo sul futuro: ciò gli consentì di osservare nel vissuto onirico le linee di sviluppo della crescita psicologica, a partire dalla possibilità che nel sogno si manifestino “cose non ancora realizzate”.

Oggi, nell’epoca di transizione tra il valore tangibile delle cose e il valore intangibile dei prodotti della mente, è necessario tradurre l’inconscio in attività coscienti, capaci di avvalorare la produzione di innovazione. Vale la pena ricordare che almeno un terzo della nostra vita reale lo passiamo dormendo e che anche dal sogno possiamo reperire strategie per modificare le nostre consuete forme di pensiero ormai obsolete, al fine di evitare problemi psicologici nella vita di tutti i giorni.

Come un bambino, dopo un poco di stupore, capisce che nello specchio l’immagine virtuale è quella riflessa, e che ciò non significa che non sia vera solo perché impalpabile, così oggi dobbiamo reinterpretare il valore della capacità mentale dell’uomo e riconoscere la virtualità innata nel proprio cervello: una fertile immaginazione cosciente, che permette di riconoscere le illusioni e le verità di tutto ciò che va oltre la semplice percezione delle cose.

Le onde cerebrali durante il sonno

Le diverse attività cerebrali si dividono in quattro fasce di frequenza, misurabili con appositi apparecchi e calcolate in cicli al secondo, o hertz (Hz), che corrispondono a quattro diversi stati di coscienza (sintesi dalla fonte originale: http://www.olobreathwork.org/le_onde_cerebrali.htm).

  • Onde beta (da 14 a 30 Hz): appaiono nello stato di veglia, quando si utilizza l’emisfero sinistro. Permettono di agire e reagire, di controllare la situazione e risolvere velocemente i problemi; sono alla base delle attività di sopravvivenza, di ordinamento, di selezione e valutazione degli stimoli esterni.
  • Onde alfa (da 8 a 14 Hz): connesse allo stato di rilassamento, di meditazione e di introspezione. Si possono raggiungere anche a occhi aperti, quando si è particolarmente sereni e concentrati su di sé e sullo sviluppo delle proprie idee.
  • Onde theta (da 4 a 8 Hz): associate alla creatività, prodotte in stato di meditazione profonda e durante il sogno (fase REM e sogno a occhi aperti), quando usiamo immaginazione e visualizzazione. Indicano anche una grande capacità intuitiva.
  • Onde delta (da 0,5 a 4 Hz): associate a uno stato profondo di rilassamento psicofisico, proprie della mente in uno stato inconscio che può favorire auto-generazione cognitiva e auto-guarigione.

Domande frequenti

Perché il termine “virtuale” non significa “fittizio”?

Anche se all’inizio “virtuale” è stato inteso come sinonimo di “fittizio”, la parola deriva dal latino “virtus”, cioè forza e potenza. Il virtuale non si oppone al reale: indica una realtà più profonda, non visibile a occhio nudo, come l’energia che circonda ogni cosa. È un cambiamento culturale, prima ancora che tecnologico, nel nostro modo di percepire ciò che è reale.

Che ruolo ha il sogno nel pensiero creativo?

Il sogno e il fantasticare hanno contribuito allo sviluppo dell’immaginario scientifico più dell’osservazione diretta della realtà. Molti scienziati hanno tratto dai sogni le proprie intuizioni creative. Poiché passiamo dormendo circa un terzo della vita, il sogno può offrire strategie per rinnovare forme di pensiero ormai obsolete.

Cosa hanno aggiunto Freud e Jung all’interpretazione dei sogni?

Freud, nel 1899, restituì al sogno un ruolo centrale nella vita psichica, studiando contenuto latente, rimozione e autocensura. Jung propose una lettura prospettica, orientata al futuro, in cui il sogno mostra le linee di sviluppo della crescita psicologica e la possibilità che vi si manifestino “cose non ancora realizzate”.

Quali sono le onde cerebrali e a quali stati corrispondono?

Si distinguono quattro fasce: le onde beta (veglia e problem solving), le onde alfa (rilassamento e introspezione), le onde theta (creatività, meditazione profonda e sogno) e le onde delta (sonno profondo e stati inconsci). A ciascuna frequenza, misurata in hertz, corrisponde un diverso stato di coscienza.

Riconoscere la “virtualità” innata del cervello significa accettare che gran parte della realtà non è tangibile: l’immaginario, il sogno e l’intangibile non sono l’opposto del reale, ma una sua dimensione più profonda e creativa. Coltivare un’immaginazione cosciente, e dare valore anche a ciò che accade mentre dormiamo, è parte integrante del conoscere.
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