Cosa significa catalessia
Il termine deriva dal greco e rimanda all’idea di “trattenere”, “fissare”. Sul piano clinico la catalessia descrive uno stato in cui i muscoli restano contratti in modo persistente: gli arti e il tronco assumono una postura imposta dall’esterno o dal contesto e vi rimangono, anche quando appaiono scomodi o innaturali. Spesso si osserva la cosiddetta flessibilità cerea, per cui un esaminatore può modificare la posizione di un arto del soggetto e questo la conserva come se fosse modellato nella cera. La catalessia rientra tra i segni della catatonia, una sindrome psicomotoria che può manifestarsi nel contesto di disturbi dell’umore, disturbi psicotici, condizioni neurologiche o quadri internistici.
Catalessia in pratica
Nella valutazione clinica la catalessia viene riconosciuta osservando il mantenimento prolungato di posizioni fisse, l’assenza di reazioni di aggiustamento spontaneo e la resistenza o la passività al movimento. Una persona può restare con un braccio sollevato per molti minuti, oppure conservare una postura assunta durante un episodio acuto. Il riconoscimento è importante perché la catatonia, di cui la catalessia è una espressione, risponde a trattamenti specifici e richiede una diagnosi differenziale accurata rispetto ad altre cause di immobilità.
Termini correlati
Concetti vicini alla catalessia sono la catatonia, lo stupor, la flessibilità cerea e il negativismo. Tutti rientrano nell’area dei segni psicomotori utilizzati per descrivere alterazioni del movimento e della postura.
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