Il Nuovo Mondo del lavoro e la cultura della velocità
Il ‘900 è il secolo dell’evoluzione dell’individuo e del suo frame. Dalla grande Guerra alla rivoluzione industriale, dalla multiculturalità all’approdo dell’uomo nello spazio, ci siamo ritrovati con grande velocità di fronte a un globale fatto di tecnologia, da noi creata. Nasce l’esigenza di acquisire strumenti sempre più flessibili, adattabili ai veloci cambiamenti che la nostra Realtà Dinamica richiede. Tutti i valori statici delle tradizioni e del passato si ritrovano per creare una nuova situazione basata sul mito della macchina e della velocità. “La magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova, la bellezza della velocità”, declamano i futuristi. Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido (Piero Adorno, 1986).
Giovani e ingresso nel mercato del lavoro
I giovani del baby-boom post bellico e del miracolo economico entrano in massa nei contesti di lavoro verso la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80, dando una nuova struttura alla forza lavoro, ma da allora si è verificato un continuo decremento di ingressi lavorativi nella fascia tra i 18 e i 24 anni. Un po’ ovunque, ma soprattutto in Italia, i tassi di disoccupazione giovanile restano assai elevati e non solamente nelle zone del sud (Guido Sarchielli, Psicologia del Lavoro, il Mulino).
Dagli anni ’90 nel nostro Paese si è avuta una crescita del numero di giovani alla ricerca di lavoro: molti di questi, con bassa scolarizzazione, si sono spostati al nord-est alla ricerca di un posto di lavoro, altri sono stati inghiottiti dall’alta richiesta di competenze e dunque dal governo formativo (scuole, università, corsi post-laurea, master…). Fatto sta che nel 2001 l’ISFOL ci dà un indicatore del tasso di sottoutilizzo delle risorse, ovvero di quelle persone che, pur non cercando lavoro, sarebbero disposte a effettuarne uno se solo ci fossero le condizioni opportune. Attraverso tale indicatore emerge con chiarezza l’effetto del decremento delle persone che entrano nel mercato occupazionale: il calo corrisponde al mancato utilizzo di risorse per lo sviluppo collettivo e alla diminuzione della produttività socioeconomica. Questo implica l’adozione da parte delle imprese di strategie e tecniche di incremento della produttività individuale, con possibili effetti sul carico di lavoro e la qualità dell’esperienza lavorativa, oppure tensioni individuali e collettive connesse con la disoccupazione o l’inoccupazione (Guido Sarchielli, Psicologia del Lavoro, il Mulino).
Giovani e maturi come due estremi di un continuum
Immaginando i giovani e gli anziani come due estremi di un continuum, potremmo trovare da una parte una grande difficoltà a entrare nel mondo del lavoro e dall’altra una estrema facilità a esserne tagliati fuori, dovuta anche al progressivo abbassamento dell’età di pensionamento che per molti anni ha caratterizzato il nostro sistema di welfare e alla cassa integrazione straordinaria. Vi è stato un “impulso al ringiovanimento dell’organizzazione del lavoro, per acquisire più competitività e per rispondere in modo adeguato alle sfide della globalizzazione, spesso generato dalla convinzione che i giovani siano in generale più efficienti, innovativi, creativi e flessibili delle persone mature” (Fraccaroli e Sarchielli, 2002). “Alcune stime dell’OECD prevedono che la quota lavorativa tra i 45 e i 59 anni sul totale della forza lavoro, valutata nel 1995 intorno al 25%, possa aumentare sino al 34-36% nel 2030” (Fraccaroli e Sarchielli, 2002).
Il ritorno dell’esperienza: i Business Angels
Queste tendenze sembrano ora rimesse in discussione. Non molto tempo fa, in un articolo del quotidiano La Repubblica, si parlava di figure come i Business Angels, ovvero manager in pensione da reinserire in azienda con il ruolo di coach per i giovani manager. Si è visto come, davanti a una criticità o a una previsione futura, ciò che conta di più sia la competenza acquisita attraverso l’esperienza della vita organizzativa: siamo alla ricerca di figure che ci possano trasmettere le loro competenze, le loro esperienze, il loro saper prevedere oltre l’obiettivo stabilito, cercando di andare oltre noi stessi.
Dalla piramide alla rete: gerarchie più corte
Bisogna aggiungere anche che le posizioni di responsabilità, fino a poco tempo fa ricoperte per anzianità di servizio e per esperienza professionale, si sono ridotte soprattutto per l’accorciamento delle linee gerarchiche: il passaggio dalla piramide alla rete. Questo accorciamento gerarchico ha fatto sì che le prospettive di fare carriera diminuiscano. Le imprese dovrebbero allora entrare in una cultura di incentivi capace di stimolare gli individui, evitando la ricerca di alternative esterne da parte di coloro che hanno maggiori competenze e spinte personali di tipo imprenditoriale.
Istruzione, donne e gruppi di minoranza
Oltre a questo breve cenno sull’evoluzione del lavoro, non possiamo dimenticare il sistema di istruzione carente, nella sua incapacità (speriamo momentanea) di trasmettere comprensione e utilizzo del nuovo linguaggio che caratterizza il lavoro moderno. Alcuni autori ipotizzano che un basso livello scolastico sia correlato con un’entrata precoce nel mondo del lavoro, ma accompagnata da un’altrettanto precoce uscita. Non dobbiamo neanche dimenticare l’immissione, dal secondo dopoguerra, delle donne nel mercato occupazionale, soprattutto nel terziario. Ma se la performance occupazionale mostra un trend positivo, lo stesso non si può dire per quella relativa al reddito (Guido Sarchielli, Psicologia del Lavoro, il Mulino). Legato a questo argomento vi è quello delle problematiche psicosociali: la donna e la sua doppia carriera, a casa e in azienda, che porta all’esigenza di un riequilibrio dei tempi di lavoro e dei tempi familiari (contratti part-time, maternità), altrimenti a rischio per la qualità della vita lavorativa. In ultimo abbiamo la questione dei gruppi di minoranza: ex minoranze etniche, disabili o più in generale persone disagiate con problemi di reinserimento nella vita sociale e lavorativa.
Domande frequenti
Che cos’è il “Nuovo Mondo del lavoro”?
È l’espressione con cui McGregor descrive la cultura del lavoro contemporanea, fatta di cambiamenti rapidi e di continua evoluzione, in cui la persona è al tempo stesso creatrice, esecutrice e protagonista dei contesti organizzativi.
Perché i giovani faticano a entrare nel mercato del lavoro?
Dalla fine degli anni ’70 si registra un continuo decremento di ingressi nella fascia 18-24 anni e tassi di disoccupazione giovanile elevati, soprattutto in Italia. A una bassa scolarizzazione si associa spesso un’entrata precoce nel lavoro seguita da un’uscita altrettanto precoce.
Chi sono i Business Angels?
Sono manager in pensione reinseriti in azienda con il ruolo di coach per i giovani manager, per trasmettere competenze ed esperienza organizzativa maturate nel tempo.
Cosa significa il passaggio “dalla piramide alla rete”?
Indica l’accorciamento delle linee gerarchiche nelle organizzazioni: meno livelli, meno posizioni di responsabilità legate all’anzianità e prospettive di carriera più ridotte, che spingono le imprese a puntare su nuovi incentivi.
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