Due condizioni, non due facce
Va corretta una premessa del testo originale: ossessioni e compulsioni non hanno mai definito il disturbo bipolare, e non ne fanno parte per definizione.
Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato da ossessioni (pensieri, immagini o impulsi intrusivi, ricorrenti e vissuti come indesiderati) e da compulsioni, comportamenti o atti mentali ripetitivi eseguiti per ridurre l’ansia che quei pensieri provocano.
Il disturbo bipolare è definito da episodi di alterazione dell’umore, dell’energia e dell’attività.
Va aggiunta una precisazione classificatoria: nella classificazione attuale il disturbo ossessivo-compulsivo non è più collocato fra i disturbi d’ansia, ma in un capitolo proprio con condizioni correlate.
Perché la sovrapposizione esiste
La coesistenza delle due condizioni è documentata e più frequente di quanto ci si attenderebbe per caso.
Un elemento clinico interessante è che nelle persone con entrambe le condizioni i sintomi ossessivi tendono a seguire un andamento episodico, spesso peggiorando durante le fasi depressive e attenuandosi in quelle di attivazione: un decorso diverso da quello tipicamente cronico del disturbo isolato.
Va detto che il quadro non è semplice da studiare: la distinzione fra le due condizioni si basa su valutazione clinica, e la ricerca in questo ambito è meno ampia che sui quadri puri.
Distinguere pensieri diversi
È la parte con maggiore ricaduta pratica, perché tre fenomeni vengono confusi.
L’ossessione è vissuta come estranea e indesiderata, genera ansia, e la persona cerca di resisterle o di neutralizzarla. Il contenuto è tipicamente ripetitivo e stereotipato.
Il rimuginio depressivo riguarda il passato, le proprie mancanze e le cause del malessere. Non è vissuto come estraneo, e raramente porta a rituali.
I pensieri accelerati della fase di attivazione si susseguono rapidamente, cambiano argomento, non sono ripetitivi e non generano l’ansia caratteristica dell’ossessione. Spesso sono vissuti come piacevoli o eccitanti.
Va segnalato un ulteriore elemento che genera fraintendimenti nel linguaggio comune: i pensieri intrusivi a contenuto disturbante (aggressivo, sessuale, blasfemo) sono comuni nella popolazione generale. Ciò che distingue il disturbo non è averli, ma il significato che si attribuisce loro e le strategie messe in atto per liberarsene.
Le conseguenze sul trattamento
La distinzione non è teorica.
Il trattamento di riferimento per il disturbo ossessivo-compulsivo comprende una specifica terapia comportamentale: l’esposizione con prevenzione della risposta, e determinati farmaci antidepressivi a dosaggi elevati.
Nel disturbo bipolare, però, quei farmaci in monoterapia comportano il rischio di indurre attivazione o instabilità, e le indicazioni prevedono di associarli a uno stabilizzatore dell’umore, con valutazione caso per caso.
Ne deriva che, quando le due condizioni coesistono, la sequenza di trattamento richiede una valutazione psichiatrica specifica: è uno dei casi in cui trattare bene una condizione può peggiorare l’altra.
La componente psicoterapica resta indicata in entrambe, ed è la parte che non comporta questo tipo di rischio.
Domande frequenti
Le ossessioni fanno parte del disturbo bipolare?
No: sono condizioni distinte. Possono coesistere, e la coesistenza e piu frequente del previsto, ma non definiscono il disturbo bipolare.
Come si distingue un’ossessione da un pensiero accelerato?
L’ossessione e ripetitiva, vissuta come estranea e genera ansia; i pensieri accelerati cambiano rapidamente argomento e sono spesso vissuti come piacevoli.
Avere pensieri intrusivi disturbanti e patologico?
No: sono comuni nella popolazione generale. Cio che distingue il disturbo e il significato attribuito e le strategie messe in atto per eliminarli.
Perche la distinzione conta per la cura?
Perche i farmaci indicati per il disturbo ossessivo-compulsivo, usati da soli in una persona con disturbo bipolare, possono indurre attivazione o instabilita.
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