Cosa significa analgesia
Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “assenza di dolore”. In ambito clinico e neuroscientifico l’analgesia descrive una condizione in cui la nocicezione, cioè la trasmissione e l’elaborazione degli stimoli potenzialmente lesivi, non si traduce nella consueta esperienza soggettiva del dolore. A differenza dell’anestesia, che sopprime in modo più ampio tutte le sensibilità (tattile, termica, dolorifica) e talvolta la coscienza, l’analgesia riguarda in modo selettivo la sola percezione dolorifica, lasciando potenzialmente intatte le altre modalità sensoriali.
Analgesia in pratica
L’analgesia può essere indotta a scopo terapeutico, ad esempio mediante farmaci analgesici come gli oppioidi o i FANS, oppure attraverso tecniche fisiche e psicologiche. Può inoltre presentarsi come fenomeno spontaneo: l’analgesia da stress, osservata in situazioni di forte allarme, riduce temporaneamente la percezione del dolore grazie al rilascio di oppioidi endogeni. In alcune condizioni neurologiche o psichiatriche la ridotta sensibilità al dolore assume invece valore di sintomo. Lo studio dell’analgesia interessa anche la psicologia del dolore e l’ipnosi, in cui suggestioni mirate possono modulare l’esperienza dolorifica.
Termini correlati
Concetti strettamente collegati sono la nocicezione (la rilevazione dello stimolo nocivo), l’anestesia (perdita più ampia della sensibilità), l’iperalgesia (aumentata sensibilità al dolore) e gli oppioidi endogeni come le endorfine, coinvolti nei meccanismi naturali di controllo del dolore.
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