Cosa significa amnesia
L’amnesia anterograda è accusata da chi, dopo aver subito un trauma, non riesce ad acquisire nuove informazioni: il passato resta accessibile, ma da quel momento in avanti nulla si fissa. L’amnesia retrograda è invece accusata da chi, dopo un trauma, non riesce a ricordare ciò che lo ha preceduto: la capacità di apprendere resta intatta, ma una porzione di storia personale è irraggiungibile.
La distinzione è dunque temporale e riguarda la direzione della perdita rispetto all’evento, non la sua gravità. Le due forme possono coesistere, e in questo caso la finestra di memoria compromessa si estende in entrambe le direzioni.
L’amnesia in pratica: origine organica e psicogena
L’origine dell’amnesia può essere organica, quando dipende da un danno cerebrale, e in questo caso si tratta solitamente di amnesie anterograde. Oppure può essere psicogena, cioè legata a un fattore psicologico e non a una lesione, e in questo caso si tratta in prevalenza di amnesie retrograde.
Il criterio è utile in clinica proprio perché le due origini producono profili diversi. Un danno alle strutture che consolidano i nuovi ricordi impedisce di formarne di nuovi, lasciando integro l’archivio precedente. Una amnesia di natura psicogena, al contrario, tende a colpire in modo selettivo contenuti autobiografici carichi di significato, senza compromettere la capacità di apprendere.
Termini correlati
Amnesia anterograda, amnesia retrograda, consolidamento, amnesia psicogena, memoria autobiografica.
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