Psicologia Clinica e Psicopatologia

Allenare gli Allenatori

La formazione degli allenatori è uno degli interventi con il miglior rapporto fra costo ed effetto in ambito sportivo giovanile: pochi incontri mirati modificano in modo misurabile il comportamento dei tecnici e l’esperienza degli atleti. Articolo divulgativo di psicologia dello sport. Per situazioni di abuso in ambito sportivo esistono canali dedicati presso le federazioni; Telefono […]

Psicolab — Allenare gli Allenatori
La formazione degli allenatori è uno degli interventi con il miglior rapporto fra costo ed effetto in ambito sportivo giovanile: pochi incontri mirati modificano in modo misurabile il comportamento dei tecnici e l’esperienza degli atleti.
Articolo divulgativo di psicologia dello sport. Per situazioni di abuso in ambito sportivo esistono canali dedicati presso le federazioni; Telefono Azzurro 19696, emergenze 112.

Una premessa da verificare

Il testo originale elenca ciò a cui serve lo sport: conoscenza di sé, controllo emotivo, socializzazione, tolleranza alla frustrazione. Vale la pena distinguere il desiderabile dal documentato.

La pratica sportiva è associata a benefici reali su salute fisica, umore e (con effetti più modesti) su autostima e competenze sociali.

Ma questi esiti non sono automatici: la ricerca è chiara nel mostrare che dipendono dal contesto. Lo sport praticato in ambienti a forte pressione competitiva e clima svalutante produce esiti opposti, ansia, abbandono, minore autostima.

Ne segue la ragione per cui formare gli allenatori conta: la variabile che determina il segno degli effetti è in larga parte il comportamento dell’adulto, non l’attività in sé.

Cosa mostra la ricerca sui tecnici

Esiste un filone di studi che ha osservato sistematicamente il comportamento degli allenatori giovanili e ne ha misurato gli effetti.

I risultati convergono: i tecnici che forniscono rinforzo e incoraggiamento dopo l’errore, insieme a istruzioni tecniche correttive, ottengono negli atleti maggiore divertimento, autostima più alta e minore abbandono.

Il dato più interessante riguarda la percezione: gli allenatori sono poco accurati nel giudicare il proprio comportamento, e in particolare sottostimano quanto criticano. La semplice restituzione di dati osservativi produce cambiamenti.

Va aggiunto un risultato che smonta un’obiezione ricorrente: i programmi di formazione centrati su questi comportamenti non peggiorano i risultati agonistici. Riducono l’abbandono senza costi sulla prestazione.

I comportamenti che fanno la differenza

  • Fornire un ritorno informativo correttivo subito dopo l’errore, invece di sanzionarlo: l’errore trattato come informazione anziché come colpa.
  • Lodare l’impegno e la strategia, non il talento: attribuire i risultati a doti fisse riduce la persistenza dopo l’insuccesso.
  • Creare un clima centrato sulla padronanza (migliorare rispetto a sé) anziché sul confronto continuo: è associato a maggiore persistenza e minore ansia.
  • Sostenere l’autonomia: spiegare le ragioni delle scelte, offrire margini decisionali reali, accogliere le domande.
  • Garantire tempo di gioco ragionevole a tutti nelle categorie giovanili: l’esclusione prolungata è uno dei motivi di abbandono più citati.
  • Distinguere la valutazione della prestazione dal giudizio sulla persona.

Sul punto centrale del testo originale (conoscere le motivazioni degli atleti) la ricerca conferma l’intuizione e la precisa: le ragioni più citate dai giovani sono divertimento, miglioramento delle abilità e stare con i coetanei, mentre vincere occupa posizioni molto più basse di quanto gli adulti suppongano.

Il capitolo tutela

Un ambito che i programmi tradizionali omettono e che è oggi parte integrante della formazione.

La combinazione fra autorità del tecnico e dipendenza dell’atleta dalla sua valutazione costituisce il principale fattore di rischio per condotte abusive, e questo vale a maggior ragione con i minori.

Le misure con maggiore sostegno sono organizzative: presenza di altri adulti agli allenamenti, regole esplicite sui contatti individuali, canali di segnalazione esterni alla società, e verifiche sui requisiti di chi lavora con i minorenni.

Va inclusa anche la conoscenza dei segnali di sovrallenamento e di disturbi alimentari, particolarmente rilevante negli sport con categorie di peso o componente estetica.

Come si forma un allenatore

Un’ultima indicazione, coerente con quanto vale per la formazione degli adulti in generale.

I percorsi puramente teorici producono cambiamenti limitati. Ciò che funziona è la combinazione fra osservazione del proprio comportamento, restituzione dei dati, esercitazione pratica e accompagnamento nel tempo.

Va detto infine ciò che il testo originale non nomina: la maggior parte degli allenatori giovanili opera in condizioni di volontariato o semi-volontariato, con poco tempo e poche risorse. Un programma che ignora questo vincolo non viene adottato, per quanto sia corretto nel merito.

Domande frequenti

Lo sport fa bene di per se?

I benefici sono reali ma non automatici: dipendono dal contesto. In ambienti ad alta pressione e clima svalutante gli esiti possono essere opposti.

Cosa distingue un buon allenatore giovanile?

Rinforzo e incoraggiamento dopo l’errore, istruzione correttiva, clima centrato sul migliorare rispetto a se e sostegno all’autonomia.

Attenzione al clima significa rinunciare ai risultati?

No: i programmi centrati su questi comportamenti riducono l’abbandono senza peggiorare i risultati agonistici.

Cosa cercano davvero i giovani nello sport?

Divertimento, miglioramento delle abilita e stare con i coetanei. Vincere occupa posizioni molto piu basse di quanto gli adulti suppongano.

I benefici dello sport giovanile non sono automatici: dipendono in larga parte da come si comporta l’adulto. Gli allenatori sottostimano quanto criticano, e la sola restituzione di dati osservativi produce cambiamenti misurabili su divertimento, autostima e abbandono, senza costi sui risultati. Cio che i ragazzi cercano e divertimento, miglioramento e compagnia, non la vittoria. E la formazione oggi include la tutela, perche autorita del tecnico e dipendenza dell’atleta sono il principale fattore di rischio.
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