Il libro
Verità e Bellezza: una scommessa per il futuro dell’Italia, di Francesco Morace e Giovanni Lanzone, è stato pubblicato da Nomos nel 2010. Un volume breve, 128 pagine, che nasce dichiaratamente per aprire una discussione sul futuro del Paese.
La premessa che lo muove è formulata come un obbligo civile: dire apertamente ciò che in molti sanno, e agire di conseguenza per il bene delle proprie comunità, nella confusione che circonda il presente.
Da dove nasce
Il testo è la conseguenza di un lavoro già in corso: la conduzione dell’associazione The Renaissance Link, che si propone di rinnovare la qualità e il talento delle imprese e dei territori italiani.
Sono stati i soci e i partecipanti a quel percorso, scrivono gli autori, ad aiutarli a riflettere sull’urgenza di una rinascita: descritta come un cammino simbolico, per certi aspetti iniziatico, che attraversa tempo e spazio.
Con una precisazione che gli autori tengono a fare: un rinascimento esplicito, condotto alla luce del sole e senza ambiguità.
Le due tesi
Il libro, dichiarano gli autori, vuole dire due cose semplici. Vale la pena prenderle separatamente, perché la seconda è meno ovvia della prima.
Prima: la bellezza come condizione
Non c’è futuro possibile senza passione per la bellezza: la stessa che ha permesso all’Italia, nei suoi momenti migliori, di dare il meglio di sé.
È l’argomento più prevedibile dei due, e anche quello più esposto al rischio di retorica. Assume però un senso più concreto se lo si legge come tesi sulla qualità del fare: la cura della forma non come ornamento, ma come indicatore dell’attenzione riposta nel lavoro.
Seconda: la verità come pratica
Qui la formulazione è più interessante, e gli autori la circoscrivono deliberatamente.
La parola verità non indica l’assoluto ideale da cercare, ma la necessità di dire semplicemente la verità su di sé e sugli altri.
Lo spostamento è sostanziale: dalla verità come categoria filosofica alla verità come comportamento quotidiano. Non un traguardo metafisico, ma una pratica, quella di non mentire sulla propria condizione e di non alterarla nel rapporto con gli altri.
È un punto che tocca direttamente la psicologia sociale. Un contesto in cui la rappresentazione condivisa della realtà è sistematicamente distorta perde la capacità di correggersi, perché i problemi non possono essere nominati prima di essere affrontati. In questo senso la verità come pratica non è un valore morale aggiunto: è una condizione di funzionamento.
La scommessa
Il titolo contiene il termine giusto. C’è chi ritiene che l’Italia stia toccando il fondo; gli autori sostengono che proprio dal fondo sia possibile risalire, e definiscono l’impresa una sfida entusiasmante e impossibile che occorre vincere.
Il valore guida assunto è, esplicitamente, il Rinascimento. È un riferimento impegnativo, e gli autori ne sono consapevoli, ma la funzione di un riferimento simile è meno celebrativa di quanto sembri: serve a ricordare che una fase di eccellenza non è un’eccezione irripetibile, e che è già accaduta partendo da condizioni tutt’altro che favorevoli.
Domande frequenti
Di cosa parla Verità e Bellezza?
Del futuro dell’Italia, a partire dalla convinzione che sia possibile una ripartenza assumendo il Rinascimento come valore guida. Nasce dall’esperienza dell’associazione The Renaissance Link, dedicata alla qualità di imprese e territori.
Quali sono le due tesi centrali?
Che non esista futuro senza passione per la bellezza, quella che ha permesso all’Italia di dare il meglio di sé; e che la verità vada intesa non come assoluto ideale ma come necessità di dire la verità su di sé e sugli altri.
Perché la verità è presentata come pratica e non come ideale?
Perché lo spostamento la rende operativa: non un traguardo filosofico ma un comportamento quotidiano. Un contesto in cui la rappresentazione della realtà è distorta perde la capacità di correggersi, perché i problemi non possono essere nominati.
Perché il libro si apre con una voce dal futuro?
È un espediente narrativo che serve a rendere pensabile un esito che, osservato dal presente, appare impossibile: guardare il cammino a ritroso lo trasforma da ipotesi improbabile in percorso già avvenuto.