La scena
L’autrice descrive ciò che ha osservato ripetutamente nei parchi, nei centri commerciali, per strada: bambini che urlano contro i genitori, li apostrofano, non li ascoltano, e non manifestano alcun gesto di affetto.
E i genitori, dall’altra parte, esausti e sull’orlo delle lacrime.
È una scena riconoscibile, e l’articolo la usa come punto di partenza per una domanda che le viene rivolta di continuo: dove sbagliamo, se non gli facciamo mancare nulla?
Le tre osservazioni
La parte migliore del testo è l’elenco di ciò che l’autrice nota.
La prima: l’espressione
Osservando quei bambini durante le scenate, il volto non esprime collera ma qualcosa di più vicino al dispiacere e all’impotenza.
È un’osservazione preziosa. La rabbia manifesta è quasi sempre un’emozione secondaria: compare al posto di qualcosa che non si riesce a esprimere, delusione, paura, senso di esclusione.
Ne discende un’indicazione pratica: rispondere alla rabbia significa rispondere alla superficie. Chiedersi cosa sia arrivato prima è più difficile e più utile.
La seconda: gli oggetti
L’autrice nota che quei bambini trascinano quasi sempre con sé un oggetto consumato (un camioncino, una bambola semidistrutta) che tengono stretto.
Si tratta di ciò che in psicologia dello sviluppo viene chiamato oggetto transizionale: un oggetto che consente di tollerare la separazione, e che conserva il proprio valore proprio perché è consumato e insostituibile.
Il dettaglio è significativo perché mostra una contraddizione: la stessa persona che pretende continuamente oggetti nuovi si aggrappa a uno vecchio e rovinato.
Il che suggerisce che ciò che viene richiesto non sia ciò di cui si ha bisogno.
La terza: le giornate
L’osservazione più concreta riguarda l’organizzazione del tempo: bambini che escono di casa alle otto e rientrano alle diciotto, con giornate piene di impegni scolastici e sportivi, e che vedono i genitori un paio d’ore la sera, quando tutti sono stanchi.
Ne risulta uno stare insieme concentrato in una cena veloce e in un momento prima di dormire.
Il collegamento
Il testo propone una lettura: la richiesta continua di oggetti e attività nuove, scartati rapidamente e sostituiti, potrebbe essere il segnale di un vuoto.
È un’ipotesi plausibile, e vale la pena formularla in modo più preciso per non renderla una colpevolizzazione.
Un bambino che dispone di poco tempo con i propri genitori impara che le occasioni di contatto sono limitate, e tende a utilizzare i mezzi che funzionano per ottenerle. La richiesta di un oggetto è uno di questi, e ha un vantaggio: produce una risposta immediata.
Anche la scenata lo è. Un genitore che risponde alla protesta sta comunque rispondendo, ed è il motivo per cui il comportamento si mantiene, indipendentemente dal fatto che l’esito sia sgradevole per tutti.
Va aggiunto ciò che il testo riconosce e che è essenziale: quegli orari non dipendono da una scelta di priorità. Sono l’effetto di condizioni lavorative e organizzative su cui le famiglie hanno margini limitati.
Il no
La seconda indicazione del testo riguarda la necessità di un rifiuto detto con convinzione, motivato e al momento giusto.
Le ragioni che ne vengono date sono corrette e vale la pena esplicitarle.
Un limite stabilisce una distinzione di ruoli. Un bambino a cui nessuno dice mai di no si trova, di fatto, nella posizione di chi decide, ed è una posizione che non è in grado di sostenere.
Il testo lo formula bene osservando che il limite consente al bambino di non dover essere genitore di sé stesso.
Va aggiunto che ciò che rende efficace un rifiuto non è la fermezza ma la prevedibilità: un no che a volte diventa sì insegna che l’insistenza funziona, e produce esattamente il comportamento che si vorrebbe evitare.
Il criterio pratico è quindi: pochi limiti, scelti con cura, e mantenuti.
Una precisazione sul «tempo di qualità»
Il testo propone di compensare con la qualità ciò che manca in quantità.
L’indicazione va presa con misura. Molto di ciò che accade tra genitori e figli richiede tempo non programmato: le confidenze non arrivano su richiesta, e sono più probabili se le occasioni sono numerose.
La formulazione onesta è che la qualità aiuti ma non compensi integralmente, e che questo non sia una colpa individuale, ma la conseguenza di condizioni che riguardano l’organizzazione del lavoro e dei servizi.
Domande frequenti
Perché un bambino che urla non sembra arrabbiato?
Perché la rabbia manifesta è spesso un’emozione secondaria, che compare al posto di qualcosa che non si riesce a esprimere: delusione, paura, senso di esclusione. Rispondere alla rabbia significa rispondere alla superficie.
Perché chiede sempre oggetti nuovi e ne tiene stretto uno vecchio?
Perché l’oggetto consumato ha una funzione diversa: aiuta a tollerare la separazione ed è insostituibile. La contraddizione suggerisce che ciò che viene chiesto non sia ciò di cui c’è bisogno.
Perché le scenate si ripetono?
Perché ottengono una risposta. Un genitore che reagisce sta comunque rispondendo, e questo mantiene il comportamento anche quando l’esito è sgradevole per tutti.
Cosa rende efficace un limite?
La prevedibilità più della fermezza. Un no che a volte diventa sì insegna che l’insistenza funziona. Meglio pochi limiti scelti con cura e mantenuti.