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Lo Stalking, Fenomeno di oggi o Realtà di sempre

Breve Estratto

In letteratura il fenomeno, pare, sia apparso di recente ed ha dato vita a notevoli studi e grandi dibattiti.
Lo stalking è un fenomeno molto diffuso che, purtroppo, nel nostro paese ha avuto un percorso esteso e travagliato prima di essere riconosciuto come reato.
La progressiva diffusione e la cronaca hanno permesso l’elaborazione e lo studio dello stalking, fenomeno riconducibile a forme di intrusioni relazionali ripetute ed assillanti, tramite molestie psicologiche e fisiche.
Nel corso degli ultimi ventenni questo fenomeno ha raggiunto un’estensione dilagante: gli studi accademici, l’attenzione da parte dei media, la quantità di casi che vengono discussi nelle aule di tribunale, le ricerche criminologiche, hanno messo in risalto che non si tratta di un crimine che coinvolge solo determinate persone o gente dello spettacolo, come si potrebbe ingenuamente pensare, bensì interessa la gente comune.
Spesso il motivo scatenante è l’instabilità sentimentale e la rottura del rapporto.
Lo stalking pare configurarsi come una specie di lacuna tra le condotte ed i comportamenti tradizionali in declino, come per esempio il matrimonio e valori storicamente più recenti, come per esempio l’indipendenza femminile.
Nella fenomenologia dello stalking sono fondamentali le caratteristiche quali: l’iperintimità, inerente le azioni che hanno come obiettivo la comunicazione ed il cercare un contatto diretto con la vittima per poter manifestare dell’affetto, per creare od intensificare una relazione; il pedinamento, la vigilanza e la sorveglianza, che includono una ampia categoria di attività che vengono effettuate con l’obiettivo di mantenere il controllo sulla vittima; l’invasione che consta nella violazione della legittima privacy tramite il furto o addirittura la violazione di domicilio; il pedinamento e l’intrusione effettuate da terzi, utilizzati per poter raccogliere delle informazioni o per mantenere un contatto con la vittima; coercizione e costrizione con la forza fisica o psicologica, utilizzata per poter controllare maggiormente la vittima; aggressione rivolta alla vittima, alle sue proprietà viceversa ad oggetti ed individui cari alla vittima.
I furti e le intrusioni sono messi in atto per potersi appropriare di oggetti della vittima, per esempio oggetti personali o biancheria intima, per pura vendetta, cioè il sottrarre degli oggetti costosi o che rappresentano per la vittima un valore affettivo.
È importante evidenziare che lo stalking non è un fenomeno omogeneo; pertanto, risulta molto laborioso e complicato il dover far rientrare i molestatori assillanti in una classificazione diagnostica ben precisa o identificare sempre la presenza di una vera e propria patologia mentale di riferimento.
Il livello di stalking messo in atto, ed i vari correlati aspetti violenti si differenziano in base al grado di intimità precedente esistente nella relazione.
Spesso una maggiore intimità denota un maggiore rischio di violenza.
A volte l’entità del fenomeno è associata a dei disturbi di personalità presenti in colui che mette in atto degli atti persecutori.
Diversi autori sostengono che il fenomeno non possa essere studiato tenendo conto solo del molestatore ma che deve essere studiata la relazione di coppia che è una variabile importante nel fenomeno dello stalking.
Il fenomeno è un comportamento sanzionabile e deviante ma per la sua comprensione, prevenzione, contrasto effettivo occorre spostare il focus dell’attenzione al suo configurarsi come una questione intersoggettiva molto complessa ed articolata in modo triadico su stalker- molestie- vittima.
Ciò da la possibilità di effettuare un’osservazione sulle tre componenti fondamentali, appena citate:
lo stalker o molestatore è l’attore che sulla base di alcune e proprie peculiari motivazioni predilige un soggetto nei riguardi del quale sviluppa e mette in atto una vigorosa e polarizzata costellazione di idee, pensieri, immaginazioni, fantasie ed affetti che proprio per la loro estremizzazione raramente sono in sintonia con reali situazioni di vita e di relazione nei confronti della vittima. È un soggetto che vive in forma maniacale una ossessione ed una fissazione per un altro individuo e che ha problemi relazionali. Per esempio un partner che è stato rifiutato e che non accetta la separazione, o un individuo che ha l’intenzione di punire perseguitando sino all’ossessione qualcuno da cui ritiene di aver subito un torto, oppure individui che si ostinano a legami di intimità con soggetti che non hanno alcun interesse affettivo con loro. È incapace di poter elaborare l’abbandono, ha un’insicurezza di fondo relativa ed esperienze precoci di deprivazione che risalgono ai primi anni di vita in cui egli non ha avvertito in maniera significativa la presenza rassicurante dei genitori o di uno di loro o addirittura il loro atteggiamento affettivo. In più lo stalker ha la capacità di riuscire a mettere in atto una sorta di plagio, ovvero riesce ad indurre uno stato di condizionamento psicologico nella propria vittima; dal quale essa difficilmente riesce ad uscirne.
La fascia di età a cui è ascrivibile colui che mette in atto delle condotte di stalking, denominati anche “attività di stalking”, è compresa tra i diciotto ed i trenta anni, ma non si possono escludere oggetti che superano i sessanta anni.
Le molestie, che sono composte da una categoria variegata di gesti ripetuti ed intrusivi che tendono a ricercare il contatto, la comunicazione e l’attenzione della vittima per esempio e- mail, telefonate, utilizzazione continua dei nuovi sistemi media, appostamenti, minacce con eventuali sviluppi non solo nel senso di intensificazione dei gesti intrusivi ma, altresì, di passaggio dalle minacce esplicite ad atti di violenza su cose di proprietà della vittima o sullo sua stesso soggetto o ad altri soggetti che possono intromettersi e frapponendosi tra molestatore e vittima.
La vittima che viene assediata dallo stalker, e quindi “stalkizzata”, avverte come infastidenti, seccanti, lesivi, inquietanti le condotte dello stesso. Mettere in atto dei comportamenti difensivi come il cambiare le proprie abitudini di vita, cambiare orari di lavoro, il modificare il proprio numero di telefono, mutare i siti frequentati, cambiare autovettura, spostare la propria residenza sino a non riuscire più ad uscire di casa, dunque letteralmente la persona viene soggiogata; ed in senso psicologico sono in aumento meccanismi dell’ansia, depressione, sino all’incremento di alcool e tabacco ed il peggiore esito il suicidio.
L’inquadramento della cosiddetta “sindrome da Stalking” è di cruciale interesse per poter riuscire a prevenire gli esiti più gravi, per poter dare degli strumenti utili per estrapolare dalla complessità del fenomeno di stalking gli specifici parametri interprettativi.
Similari parametri si muovono nella relazione stalker e vittima fra conosciuto e sconosciuto; tra amore, desiderio e odio, rancore; tra un continuum che può identificare ad un polo un disturbo psichico grave nello stalker e all’altro polo una reazione situazionale; e nella comparsa di un disagio psichico nella vittima e nella concomitanza di reazioni a esso.
Per di più, lo stalking è un comportamento trasversale, cioè riguarda gli appartenenti a diverse classi sociali e vari livelli culturali.
Bibliografia
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Lorenz K. “L’aggressività”, Il Saggiatore, Milano, 1976.
Meloy L., Sheridan J., Hoffman J., “Stalking, Threatening, and Attacking public figures”, “A Psychological and Behavioral Analysis”, Oxford, 2008.
Meloy, J. R., “The psychology of stalking”, in J. R. Meloy (Ed.), The psychology of stalking: Clinical and Forensic Perspectives, New York: Academic Press, San Diego, 1998.
Mullen P.E., Pathè M., Purcell R., Stuart G., 1999, A study of stalkers. In American Journal of Psychiatry, 156, 1244-1249.

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