L’evento
Dal 20 al 24 settembre 2010 Milano ha ospitato la prima Social Media Week italiana, che si svolgeva contemporaneamente in altre quattro città: Bogotà, Buenos Aires, Città del Messico e Los Angeles.
Il programma italiano prevedeva circa 50 eventi gratuiti distribuiti su cinque giornate e su sedi diverse: una formula descritta come un «fuori salone del web».
Centro operativo e sede espositiva era l’Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele.
Il format
Lanciato a New York nel 2009, l’evento era già alla terza edizione e approdava per la prima volta in Italia, unico appuntamento europeo del circuito.
Tra gli ospiti annunciati figuravano il cofondatore di Foursquare (piattaforma allora indicata come possibile erede di Facebook) e uno dei principali esperti internazionali di indicizzazione sui motori di ricerca, oltre a collegamenti con testate e realtà digitali estere.
L’iniziativa aveva il patrocinio di istituzioni locali e il sostegno dell’ambasciata statunitense e delle associazioni di settore.
I numeri di allora
Il quadro fotografato dai dati citati:
- 25 milioni di italiani attivi sul web;
- 16 milioni di utenti Facebook;
- una serie di piattaforme in crescita: Twitter, LinkedIn, Flickr.
Il rapporto tra le due cifre è il dato più eloquente: quasi due terzi di chi era online usava una sola piattaforma. Una concentrazione che avrebbe segnato il decennio successivo.
Cosa accomunava le piattaforme
La descrizione offerta dal testo è più precisa di quanto il tono divulgativo suggerisca: nuove dinamiche comunicative fondate sull’interazione e sulla costruzione di un rapporto diretto con e tra gli utenti.
Vale la pena sottolineare l’ultima parte, perché è il vero elemento di rottura. Non solo il rapporto diretto tra chi pubblica e chi legge (che già i forum consentivano) ma la relazione tra gli utenti resa visibile e strutturata. È questo che ha trasformato i social media da canali di comunicazione in ambienti sociali.
Come rileggere questo momento
A distanza di anni, il quadro descritto risulta interessante per due ragioni.
La prima è la fiducia che lo attraversa: si parlava di opportunità, apertura, nuove possibilità di relazione. Le questioni che avrebbero dominato il dibattito successivo (trattamento dei dati personali, meccanismi di dipendenza, effetti sul benessere psicologico, disinformazione) non comparivano nel discorso pubblico.
La seconda riguarda il tipo di previsioni possibili. Le piattaforme indicate come emergenti hanno avuto destini molto diversi da quelli attesi: alcune sono scomparse, altre hanno cambiato natura. È un promemoria utile sulla difficoltà di prevedere quale tecnologia si affermerà, anche disponendo dei dati corretti.
Quello che si poteva osservare con precisione era il fenomeno in corso; quello che veniva estrapolato sul futuro si è rivelato in gran parte impreciso.
Domande frequenti
Cos’era la Social Media Week?
Un format lanciato a New York nel 2009, articolato in eventi gratuiti su più giornate e svolto simultaneamente in diverse città del mondo. L’edizione 2010 fu la prima italiana, con circa 50 appuntamenti a Milano.
Quanti italiani usavano i social nel 2010?
Gli attivi sul web erano circa 25 milioni, di cui 16 milioni su Facebook. Quasi due terzi degli utenti online usava dunque una sola piattaforma.
Cosa distingueva i social media dai canali precedenti?
Non tanto il rapporto diretto tra chi pubblica e chi legge, già possibile nei forum, quanto la relazione tra gli utenti resa visibile e strutturata: è questo che li ha trasformati in ambienti sociali.
Cosa manca nel dibattito di quel periodo?
I temi che avrebbero dominato gli anni successivi: trattamento dei dati personali, meccanismi di dipendenza, effetti sul benessere psicologico e disinformazione. Il discorso era centrato sulle opportunità.