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Rugby & Team Coaching al Festival della Creatività

Come si aiuta un gruppo a dare il meglio di sé? Una delle strade più efficaci è il team coaching, e uno dei “campi” più sorprendenti in cui praticarlo è proprio un campo da rugby. Perché è lì, in gioco, che le persone scoprono lati inaspettati di sé e degli altri. Ecco cos’è il coaching […]

Psicolab — Rugby & Team Coaching al Festival della Creatività
Come si aiuta un gruppo a dare il meglio di sé? Una delle strade più efficaci è il team coaching, e uno dei “campi” più sorprendenti in cui praticarlo è proprio un campo da rugby. Perché è lì, in gioco, che le persone scoprono lati inaspettati di sé e degli altri. Ecco cos’è il coaching per i team e perché lo sport può insegnarlo.

Cos’è il coaching

Il coaching è il processo attraverso il quale si aiutano individui e gruppi a raggiungere il massimo livello delle proprie capacità di performance, in qualsiasi campo o sfera. Si tratta di metodologie orientate al risultato, volte a migliorare le prestazioni e le capacità di apprendimento, e capaci di sbloccare il potenziale di una persona o di un team.

Il coaching non “insegna” nel senso tradizionale: non trasmette contenuti dall’alto, ma accompagna la persona o il gruppo a scoprire e attivare risorse che già possiedono, spesso inespresse. È una differenza importante rispetto alla formazione classica: qui il protagonista è chi viene “allenato”, e il coach è chi facilita il percorso.

Il team coaching

Nel caso del team coaching, l’oggetto del lavoro non è il singolo ma il gruppo. Il team viene aiutato a migliorare non solo le prestazioni, ma anche i processi attraverso cui quelle prestazioni si realizzano (accelerandoli o modificandoli) così da raggiungere anche un senso di maggiore stabilità e coesione.

Questo può avvenire in modo tradizionale, attraverso la riflessione e il dialogo: il gruppo si ferma, analizza il proprio funzionamento, individua ciò che ostacola e ciò che potenzia la collaborazione. Ma esiste anche un’altra via, più esperienziale e sorprendente: portare le persone su un campo da gioco.

Perché proprio il rugby

Tra tutti gli sport, il rugby ha caratteristiche che lo rendono un terreno privilegiato per il team coaching. È lo sport di squadra per eccellenza: da soli non si va da nessuna parte, né sul piano del gioco né su quello fisico. Ogni azione richiede coordinazione, fiducia reciproca e sostegno tra compagni.

Ma c’è di più. In campo le persone mostrano o scoprono lati inaspettati di sé e degli altri. Sul terreno di gioco non ci si può nascondere: il confronto fisico e la pressione della situazione fanno emergere reazioni autentiche, difese, risorse. Chi entra timido può scoprirsi determinato; chi si credeva individualista può scoprire il piacere di sostenere un compagno. È proprio questa autenticità a rendere l’esperienza tanto potente come strumento di crescita.

Uscire trasformati dal campo

L’aspetto forse più significativo riguarda ciò che accade dopo. Chi partecipa a un’esperienza di rugby applicata al team coaching (uomini o donne, giovani o meno giovani, sportivi o pigri) ne esce a volte dolorante, magari stremato, ma quasi sempre eccitato, soddisfatto e con convinzioni nuove su sé stesso e sulle proprie possibilità.

È questo il vero obiettivo: non “giocare a rugby” per sport, ma usare l’esperienza del gioco come metafora vissuta delle dinamiche di gruppo. I principi che emergono sul campo (sostegno, avanzamento, fiducia, comunicazione, leadership condivisa) sono gli stessi che rendono efficace una squadra di lavoro. E averli sperimentati con il corpo, e non solo compresi con la mente, li rende molto più radicati e trasferibili nella vita professionale e personale.

Dal campo al team di lavoro

Cosa può portarsi a casa un gruppo da un’esperienza di questo tipo? Alcune consapevolezze concrete:

  • che il risultato collettivo dipende dalla collaborazione, non dalla somma di prestazioni individuali;
  • che la fiducia reciproca si costruisce mettendosi in gioco davvero, non a parole;
  • che ognuno ha risorse spesso insospettate, che emergono solo quando ci si trova a osare;
  • che la leadership in una squadra efficace è fluida: ciascuno, nel momento giusto, può prendere l’iniziativa e sostenere gli altri;
  • che superare insieme una difficoltà rafforza il senso di appartenenza e la coesione del gruppo.

Il coaching, in fondo, che avvenga in una sala riunioni o su un campo verde, ha sempre lo stesso scopo: aiutare le persone a scoprire ciò di cui sono capaci quando lavorano davvero insieme. E lo sport, con la sua immediatezza e la sua verità, è uno degli strumenti più efficaci per farlo. Perché ciò che si vive con il corpo, sul campo, difficilmente si dimentica.

Domande frequenti

Cos’è il coaching?

È un processo orientato al risultato che aiuta individui e gruppi a raggiungere il massimo delle proprie capacità, sbloccando un potenziale spesso inespresso. A differenza della formazione tradizionale, non trasmette contenuti dall’alto ma accompagna la persona a scoprire e attivare risorse proprie.

In cosa consiste il team coaching?

Nel team coaching l’oggetto del lavoro è il gruppo, non il singolo. Si aiuta il team a migliorare prestazioni e processi, accelerandoli o modificandoli, e a raggiungere maggiore stabilità e coesione. Può avvenire tramite riflessione e dialogo o attraverso esperienze pratiche, come quelle sportive.

Perché si usa il rugby nel team coaching?

Perché è lo sport di squadra per eccellenza: da soli non si vince, servono coordinazione, fiducia e sostegno. In campo non ci si nasconde, e le persone scoprono lati inaspettati di sé e degli altri. I principi del gioco (sostegno, fiducia, leadership condivisa) coincidono con quelli di una squadra di lavoro.

Cosa si porta a casa da un’esperienza di questo tipo?

Consapevolezze concrete: che il risultato dipende dalla collaborazione, che la fiducia si costruisce mettendosi in gioco, che ognuno ha risorse insospettate e che la leadership efficace è fluida. Averle sperimentate con il corpo le rende più radicate e trasferibili nel lavoro e nella vita.

Il coaching è un processo orientato al risultato che aiuta persone e gruppi a sbloccare il proprio potenziale, accompagnandoli a scoprire risorse proprie invece di trasmettere contenuti dall’alto. Nel team coaching l’oggetto è il gruppo: si migliorano prestazioni, processi e coesione, tramite dialogo o esperienze pratiche. Il rugby è un terreno privilegiato perché è lo sport di squadra per eccellenza: in campo non ci si nasconde e le persone scoprono lati inaspettati di sé e degli altri. Chi partecipa ne esce spesso stremato ma trasformato, con convinzioni nuove sulle proprie possibilità. I principi del gioco (collaborazione, fiducia, leadership condivisa, sostegno) coincidono con quelli di una squadra di lavoro. E ciò che si vive con il corpo, sul campo, difficilmente si dimentica.
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