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Rinascimento e Futuro dell'Italia a Firenze

C’è chi pensa che l’Italia stia toccando il fondo. La tesi discussa a Firenze nel maggio 2010, in una tavola rotonda ospitata in un palazzo rinascimentale, era che proprio dal fondo si possa risalire: assumendo come valore guida, non senza ambizione, il Rinascimento stesso. Nota di contesto: questo testo si riferisce a un incontro svoltosi […]

Psicolab — Rinascimento e Futuro dell'Italia a Firenze
C’è chi pensa che l’Italia stia toccando il fondo. La tesi discussa a Firenze nel maggio 2010, in una tavola rotonda ospitata in un palazzo rinascimentale, era che proprio dal fondo si possa risalire: assumendo come valore guida, non senza ambizione, il Rinascimento stesso.
Nota di contesto: questo testo si riferisce a un incontro svoltosi il 28 maggio 2010. Date, luoghi e modalità di partecipazione non sono più attuali; resta di interesse il contenuto della discussione.

L’occasione

L’incontro nasceva dalla presentazione di Verità e Bellezza: una scommessa per il futuro dell’Italia, volume di Francesco Morace e Giovanni Lanzone pubblicato da Nomos nel marzo 2010.

Dopo una prima presentazione milanese in aprile, Firenze si prestava in modo particolare a proseguire il dibattito: per ragioni evidenti, data la sede scelta: Palazzo Rosselli Del Turco, in Borgo Santi Apostoli.

La tesi del libro

La formulazione degli autori è sintetica e vale la pena riportarla nei suoi elementi.

L’Italia, secondo la loro proposta, dovrebbe diventare:

  • produttrice di autenticità ed eccellenza;
  • laboratorio intergenerazionale;
  • portatrice di una forte vena mediterranea e relazionale.

Il secondo punto è quello meno scontato. Definirsi laboratorio intergenerazionale significa proporre un modello in cui il rapporto tra generazioni sia una risorsa produttiva anziché (come più spesso accade nel dibattito italiano) un conflitto per risorse scarse.

L’oggetto della discussione

Il tema della tavola rotonda riguardava il contributo che ingegno e creatività: ciò che viene definito italian way: possono apportare in quattro ambiti: l’estetica, la formazione, lo stile manageriale e la cultura d’impresa.

L’obiettivo dichiarato era dar vita a un nuovo «Rinascimento» italiano.

Chi ha partecipato

La composizione del panel è indicativa dell’impostazione, perché mescola deliberatamente ricerca sociale, filosofia e mondo d’impresa.

  • Francesco Morace: sociologo e giornalista, autore di pubblicazioni tradotte in più lingue sulle tendenze di consumo e il cambiamento sociale; cofondatore di The Renaissance Link e presidente dell’istituto di ricerca Future Concept Lab, lavora con molte aziende italiane sul tema dell’eccellenza del made in Italy.
  • Giovanni Lanzone: filosofo, cofondatore e presidente di The Renaissance Link, direttore del Master di Business Design della Domus Academy di Milano e visiting professor di marketing strategico alla Bilgi University di Istanbul.
  • Niccolò Donzelli: titolare di Nest Investimenti e amministratore delegato de La Sterpaia, centro internazionale di ricerca e produzione creativa; in passato presidente dei Giovani di Confindustria Firenze e Toscana.
  • Fabrizio Doria: responsabile organizzazione e marketing interno di Best Western Italia, impresa premiata come Best Workplace 2010.
  • Stefano D’Anna: sociologo e rettore della European School of Economics.

A moderare l’incontro era Lapo Baglini, docente di marketing strategico e comunicazione al Polimoda e all’ISIA di Firenze.

Perché il tema conserva interesse

Al di là della cronaca, la discussione tocca un nodo che riguarda anche la psicologia sociale.

Il modo in cui un paese racconta sé stesso non è neutrale rispetto a ciò che riesce a fare. Una narrazione di declino tende ad autoconfermarsi, perché scoraggia l’investimento e la progettazione a lungo termine; una narrazione di possibilità produce l’effetto opposto.

Va però aggiunta una cautela, per onestà: le narrazioni identitarie positive rischiano l’autocompiacimento, e categorie come «autenticità» o «italian way» funzionano bene come stimolo e male come analisi. Il valore di un’impostazione come questa dipende interamente da quanto riesce a tradursi in scelte concrete su formazione, ricerca e organizzazione del lavoro.

Domande frequenti

Di cosa trattava l’incontro fiorentino del maggio 2010?

Della presentazione del libro Verità e Bellezza: una scommessa per il futuro dell’Italia di Francesco Morace e Giovanni Lanzone, con una tavola rotonda su ingegno e creatività italiani applicati a estetica, formazione, stile manageriale e cultura d’impresa.

Qual è la tesi centrale del volume?

Che l’Italia debba diventare produttrice di autenticità ed eccellenza, laboratorio intergenerazionale, con una forte vena mediterranea e relazionale: assumendo il Rinascimento come valore guida per una ripartenza.

Cosa significa “laboratorio intergenerazionale”?

Un modello in cui il rapporto tra generazioni diventa risorsa produttiva anziché conflitto per risorse scarse, come più spesso viene rappresentato nel dibattito pubblico italiano.

Perché il modo di raccontarsi di un paese conta?

Perché una narrazione di declino tende ad autoconfermarsi scoraggiando investimento e progettazione a lungo termine. Vale però anche il rischio opposto: le narrazioni identitarie positive possono scivolare nell’autocompiacimento se non si traducono in scelte concrete.

La tavola rotonda fiorentina del maggio 2010 presentava il volume di Morace e Lanzone e la sua proposta: un’Italia produttrice di autenticità ed eccellenza, laboratorio intergenerazionale, con una vena mediterranea e relazionale, capace di applicare ingegno e creatività a estetica, formazione, stile manageriale e cultura d’impresa. Il panel mescolava deliberatamente ricerca sociale, filosofia e impresa. Il nodo di fondo resta attuale e ha una dimensione psicologica: il modo in cui un paese racconta sé stesso incide su ciò che riesce a fare, perché una narrazione di declino scoraggia la progettazione a lungo termine. Con la cautela speculare, l’ottimismo identitario vale quanto le scelte concrete che produce.
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