Psicologia Sociale e del Comportamento

Le Radici del Tradimento

Il tradimento è un uragano che sradica ciò che si era costruito. Eppure, guardato in profondità, può rivelarsi anche un passaggio di trasformazione. Dalla mitologia ai testi antichi fino alla psicologia del profondo, le radici del tradimento raccontano qualcosa di essenziale sul nostro bisogno di crescere e di ritrovare noi stessi. Nota: questo articolo ha […]

Psicolab — Le Radici del Tradimento
Il tradimento è un uragano che sradica ciò che si era costruito. Eppure, guardato in profondità, può rivelarsi anche un passaggio di trasformazione. Dalla mitologia ai testi antichi fino alla psicologia del profondo, le radici del tradimento raccontano qualcosa di essenziale sul nostro bisogno di crescere e di ritrovare noi stessi.
Nota: questo articolo ha valore divulgativo e riflette una prospettiva psicologica sul tema. Non intende in alcun modo giustificare comportamenti che feriscono altre persone. Se stai attraversando una crisi di coppia o una sofferenza importante, il supporto di un professionista può fare la differenza.

Un’esperienza più comune di quanto si creda

Molte persone intraprendono una psicoterapia dopo un tradimento: sia chi lo ha subito, perché lo vive come un trauma, sia chi lo ha agito, perché ne segue quasi sempre una crisi di coppia e, di conseguenza, individuale.

I dati mostrano che la maggior parte dei tradimenti viene scoperta, ma che in una quota consistente di casi le coppie sopravvivono all’intrusione di una terza persona e non si separano. Il tradimento, del resto, non riguarda solo la vita affettiva: attraversa il lavoro, le amicizie, i rapporti con i figli e i parenti, a livelli e intensità diverse. Nessuno può davvero sottrarvisi: costella la normalità dell’esistenza umana.

Una parola che ha cambiato senso

Curiosamente, la parola “tradire” non ha sempre avuto una connotazione negativa. In latino significava “consegnare”, “svelare”, “trasmettere ai posteri”: ha la stessa radice di tradizione. Prima della cultura cristiana, il “traditore” era colui che compiva un passaggio di informazioni importanti.

Sono stati i secoli successivi a caricare il termine di valenze morali negative, a partire dall’episodio evangelico del tradimento di Cristo: un evento che, letto in chiave simbolica, appare però come un passaggio necessario perché la vicenda si compisse. Anche i testi antichi sono disseminati di tradimenti tra fratelli, promesse mancate, infedeltà di un popolo verso il suo Dio: un Dio che, tuttavia, non cessa mai di cercarlo e di amarlo.

La leggerezza del mito greco

Nella cultura greca antica il tradimento è frequentissimo, ma vissuto con una leggerezza diversa: non è giudicato come “peccato”, appare piuttosto come qualcosa di naturale e umano, al massimo un ostacolo doloroso da attraversare, e spesso ha una funzione ristrutturante.

L’esempio più celebre è la coppia regale del pantheon: le scappatelle del marito e le ire vendicative della consorte sono continue, eppure il rapporto quasi mai viene messo in discussione. Proprio la resilienza della dea protettrice del matrimonio garantisce la continuità della famiglia, evidentemente per lei più importante del tradimento stesso. I due non rinunceranno mai l’uno all’altra, legati da un vincolo profondo.

C’è un motivo culturale in questa differenza: nel mondo greco la parte istintiva della vita non veniva repressa a favore della sola intellettualizzazione, come tende ad accadere nel mondo moderno. Le due dimensioni convivevano, e l’espressione simbolica o rituale delle forze istintive era considerata indispensabile all’equilibrio psichico.

Il tradimento originario

Risalendo alle radici, si incontra il tradimento originario del racconto biblico: la trasgressione nel giardino dell’Eden. Cedendo alla curiosità e mangiando il frutto della conoscenza, i progenitori perdono i benefici di un mondo simbiotico e incantato, senza problemi né dolore.

Ma questo passaggio somiglia enormemente a ciò che accade a ogni essere umano per venire al mondo: il neonato lascia il corpo materno (paradiso avvolgente) per iniziare un’esistenza che non gli risparmierà fatiche. È l’unica possibilità che ha per creare il proprio mondo e diventare ciò che è. Allo stesso modo, i progenitori “aprono gli occhi”, diventano consapevoli, si differenziano e cominciano a realizzare la propria vita: cosa impossibile restando nell’Eden, come nel grembo materno.

Perché può essere necessario

Come osservava James Hillman, sembra che l’unica via d’uscita dal Giardino passasse per il tradimento e l’espulsione: quasi che il “vaso della fiducia” non possa essere smosso altrimenti. Dal punto di vista della maturazione psichica, individuale e di coppia, il tradimento appare così, in qualche forma, quasi inevitabile.

Il motivo è che cambiamento e fallimento sono profondamente legati: se non attraversiamo l’errore, la ferita, la disillusione, difficilmente riusciamo a guarire e a proseguire il cammino. Chi subisce un tradimento può arrabbiarsi, deprimersi, andarsene o restare; ma in ogni caso la propria fiducia e la propria felicità non saranno più riposte ciecamente sul partner, come se fosse un prolungamento di sé. Quella fiducia, poco alla volta, torna a sé stessi, restituita con gli interessi.

È così che chi ha subìto può uscire da forme di dipendenza o di delega e iniziare un percorso di individuazione. Come scriveva Aldo Carotenuto, l’individualità richiede il coraggio di essere soli e di opporsi a un mondo che tradisce e banalizza.

Dietro chi tradisce

E chi tradisce? Lasciando da parte i quadri psicopatologici veri e propri, si parla qui di chi compie un atto più o meno intenzionale, attratto da un sentimento a cui saprebbe rinunciare, ma non lo fa.

Spesso si cerca qualcuno “fuori” per sfuggire a tristezza, insoddisfazione, mancanza di riconoscimento; a emozioni che fanno sentire inutili, poco desiderabili, non più liberi di esprimersi. Prevalgono paura e ansia, nel cui vuoto rischiano di sparire anche la stima e la dignità della persona con cui si vive.

Alla radice c’è spesso la difficoltà a fondare la propria esistenza attorno a un centro interiore, con la tendenza a riempire i vuoti con punti di riferimento esterni: prima il partner, poi altri, o il lavoro, o altre fughe. Si delinea così una simmetria significativa: chi tradisce nega e scappa perché non riesce ad ascoltarsi; chi è tradito, per insicurezza, pretende e trattiene. Nessuno dei due, in fondo, è presente a sé stesso, e nessuno dei due riesce a stare solo.

Attraversare, per trasformarsi

La lezione più importante è forse questa: imparare la certezza di poter attraversare anche la solitudine. Quando questa fiducia interiore viene meno, il tradimento è in agguato.

Il tradimento mette entrambi di fronte a un senso di fine, a una lacerazione dolorosa; ma senza quella lacerazione, spesso, non si dà trasformazione né ricerca di un destino più autentico. La psiche, del resto, è natura: crea e nutre, ma sa essere anche violenta quando è necessario, talvolta proprio per salvarci dal peggio. Riconoscere questo non significa giustificare il dolore inflitto, ma imparare a dargli un senso e a farne, se possibile, un punto di ripartenza.

Domande frequenti

Il tradimento porta sempre alla fine della coppia?

No. I dati mostrano che, pur essendo scoperti nella maggior parte dei casi, molti tradimenti non conducono alla separazione: una quota consistente di coppie sopravvive alla crisi. Spesso però il rapporto richiede un rinnovamento profondo per non incamminarsi verso un lento decadimento affettivo.

Perché la parola “tradire” ha cambiato significato?

In latino significava “consegnare”, “svelare”, “trasmettere ai posteri”, ed è la stessa radice di “tradizione”: il traditore era chi compiva un passaggio di informazioni importanti. Sono stati i secoli successivi, a partire dalla lettura dell’episodio evangelico, a caricare il termine di valenze morali negative.

In che senso il tradimento può essere trasformativo?

Perché cambiamento e fallimento sono legati: senza attraversare ferita e disillusione è difficile crescere. Chi subisce un tradimento smette di riporre ciecamente fiducia e felicità nel partner, e quella fiducia torna a sé stesso, aprendo un percorso di individuazione e di autonomia.

Cosa accomuna chi tradisce e chi è tradito?

Spesso la difficoltà a stare con sé stessi. Chi tradisce fugge perché non riesce ad ascoltarsi e riempie i vuoti con riferimenti esterni; chi è tradito, per insicurezza, tende a pretendere e trattenere. Nessuno dei due è pienamente presente a sé: imparare ad attraversare la solitudine è la vera protezione.

Il tradimento è un’esperienza dolorosa ma diffusa, che attraversa non solo la coppia ma tutta la vita relazionale. La parola stessa, in origine, significava “consegnare” e “trasmettere”: ha la radice di “tradizione”. Il mito greco lo vive con leggerezza e funzione ristrutturante; il racconto dell’Eden lo presenta come passaggio necessario alla consapevolezza, simile alla nascita che ci separa dal grembo materno. Come osservava Hillman, sembra che solo il tradimento possa smuovere il “vaso della fiducia”. Chi subisce smette di riporre ciecamente fiducia nell’altro e la ritrova in sé, aprendo un percorso di individuazione. Chi tradisce spesso fugge da un vuoto interiore. Entrambi faticano a stare soli: imparare ad attraversare la solitudine è la protezione più autentica.
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