Cosa cambia rispetto a uno schermo
La realtà aumentata sovrappone contenuti al campo visivo reale, mantenendo la scena come sfondo.
Sul piano psicologico questo produce una situazione specifica: due flussi informativi competono per la stessa attenzione.
E l’attenzione visiva è selettiva in modo più radicale di quanto si creda: è documentato che eventi anche vistosi, presenti nel campo visivo, non vengano visti quando l’attenzione è impegnata altrove.
Ne segue il rischio principale, misurato negli studi applicativi: il contenuto sovrapposto occupa l’attenzione e riduce ciò che viene notato della scena reale, l’opposto dell’obiettivo dichiarato.
Il carico
Il secondo fattore riguarda la quantità.
La memoria di lavoro elabora pochi elementi per volta. Le informazioni aggiunte le occupano, e oltre una certa soglia sottraggono risorse alla comprensione anziché fornirla.
È lo stesso principio che governa la costruzione dei materiali didattici: elementi ridondanti o decorativi riducono l’apprendimento, anche quando aumentano il gradimento.
La regola pratica che ne discende è severa: ogni elemento sovrapposto deve guadagnarsi il posto, perché ne occupa uno.
Cosa funziona
Gli usi con riscontro condividono alcune caratteristiche.
La coincidenza spaziale: l’informazione compare esattamente dove serve, sull’oggetto a cui si riferisce. È il vantaggio distintivo di questa tecnologia rispetto a un manuale o a uno schermo separato, e riduce il costo di passare dall’uno all’altro.
La visualizzazione di ciò che non è visibile: strutture interne, stati passati di un luogo, dati altrimenti inaccessibili. Qui l’aggiunta non compete con la scena: mostra qualcosa che non c’è.
Il controllo dell’utente su cosa mostrare e quando: la sovrapposizione permanente è la configurazione peggiore.
Negli usi culturali e museali gli studi rilevano maggiore coinvolgimento e migliore ricordo delle informazioni, con l’avvertenza ricorrente che il confronto è spesso con l’assenza di supporti: non con un buon supporto tradizionale.
L’effetto novità
Va segnalato perché condiziona la lettura di gran parte di questa letteratura.
Un’esperienza nuova produce più attenzione e più ricordo indipendentemente dalle sue qualità, e l’effetto si esaurisce con la familiarità.
Gli studi condotti quando una tecnologia è nuova sovrastimano quindi sistematicamente il beneficio, e le valutazioni a distanza tendono a ridimensionarlo.
È una ragione sufficiente per diffidare dei risultati entusiastici sulle tecnologie appena introdotte: di allora come di oggi.
Un’osservazione sul contesto
Il progetto segnalato univa arte, tecnologia e promozione territoriale.
Vale la pena distinguere due obiettivi che vengono spesso confusi: attrarre attenzione e far comprendere qualcosa.
Sono compatibili ma non coincidenti, e ottimizzare il primo può danneggiare il secondo: un contenuto sorprendente viene ricordato in quanto sorpresa, non in quanto contenuto.
La domanda utile davanti a un’applicazione di questo tipo è quindi semplice: cosa una persona ricorderà a distanza di una settimana. Se la risposta è l’esperienza e non l’oggetto che doveva illustrare, lo strumento ha sostituito ciò che doveva servire.
Domande frequenti
La realtà aumentata arricchisce l’esperienza?
Può farlo, ma i contenuti sovrapposti competono per l’attenzione con la scena reale e possono ridurre ciò che se ne nota, che è l’opposto dell’obiettivo.
Quali usi funzionano meglio?
Quelli in cui l’informazione compare esattamente dove serve, quelli che mostrano ciò che non è visibile, e quelli in cui l’utente decide cosa vedere e quando.
Perché i primi studi sono così positivi?
Per l’effetto novità: un’esperienza nuova produce più attenzione e ricordo a prescindere dalle sue qualità, e l’effetto si esaurisce con la familiarità.
Come si valuta un’applicazione?
Chiedendosi cosa una persona ricorderà a distanza di una settimana. Se ricorda l’esperienza e non ciò che doveva illustrare, lo strumento ha sostituito il contenuto.