Di cosa si parla
La psicologia ospedaliera non si occupa principalmente di psicopatologia: interviene sul modo in cui una persona attraversa una malattia e un ricovero, e sul funzionamento di chi la cura.
Ha tre destinatari distinti (il paziente, i familiari, il personale sanitario) e sono attività diverse, che vale la pena separare.
Sul paziente
Alcuni ambiti hanno prove consistenti.
La preparazione psicologica agli interventi: informazioni sulla procedura e sulle sensazioni attese, con tecniche di gestione dell’ansia, è associata a minore ansia preoperatoria, minore richiesta di analgesici e in alcuni studi degenze più brevi. È uno dei risultati più solidi del campo.
Il supporto nelle procedure invasive, con effetti su dolore percepito e tollerabilità.
Gli interventi sull’aderenza: fra chi riceve una prescrizione a lungo termine, una quota rilevante non la segue, e le convinzioni della persona sul trattamento predicono l’aderenza meglio di qualunque caratteristica clinica.
Il supporto in oncologia: migliora in modo documentato la qualità di vita (ragione ampiamente sufficiente) mentre, come già osservato altrove, non prolunga la sopravvivenza.
Il punto sull’informazione
Un risultato che merita di essere isolato: ciò che riduce l’ansia prima di una procedura non è la rassicurazione generica, ma la descrizione di cosa si proverà.
Sapere in anticipo quali sensazioni aspettarsi (non solo cosa verrà fatto) riduce lo scarto fra attesa e realtà, ed è quello scarto a produrre allarme.
È un intervento che costa pochi minuti e che raramente viene eseguito.
Sui familiari
Una parte spesso trascurata, con dati specifici.
I familiari di persone ricoverate in condizioni critiche mostrano tassi elevati di ansia, sintomi depressivi e sintomi post-traumatici, che persistono per mesi dopo la dimissione o il decesso.
Gli interventi con riscontro sono organizzativi più che psicologici: comunicazione strutturata con colloqui programmati anziché occasionali, materiale scritto, e coinvolgimento nelle decisioni.
Il fattore che pesa di più è la percezione di essere stati informati e considerati. Il modo in cui vengono comunicate le notizie difficili è associato agli esiti dei familiari a distanza di mesi.
Sugli operatori
È l’ambito con le implicazioni più rilevanti e il meno presidiato.
L’esaurimento professionale interessa una quota consistente del personale sanitario, ed è associato non solo al benessere di chi lavora ma agli esiti dei pazienti: la letteratura riporta più errori, minore aderenza alle procedure e minore soddisfazione degli assistiti.
La distinzione decisiva riguarda dove si interviene: gli interventi rivolti all’individuo (tecniche di gestione dello stress, consapevolezza) hanno effetti piccoli; quelli sull’organizzazione (carichi, turni, margine decisionale, adeguatezza degli organici) hanno effetti maggiori.
Ne segue una considerazione che vale la pena esplicitare: proporre corsi di gestione dello stress in un contesto sotto organico sposta sull’individuo un problema strutturale, e viene percepito come tale.
Il danno morale
Va aggiunto un elemento distinto dall’esaurimento: la sofferenza di chi sa cosa sarebbe giusto fare e non può farlo per vincoli di risorse o di organizzazione.
È stato descritto come danno morale ed è particolarmente presente nei contesti di scarsità. Non risponde al riposo né alle tecniche di rilassamento, perché non è una questione di energie.
Domande frequenti
Cosa fa la psicologia ospedaliera?
Non si occupa principalmente di psicopatologia: interviene su come una persona attraversa malattia e ricovero, sui familiari e sul funzionamento di chi cura.
Cosa riduce l’ansia prima di un intervento?
Non la rassicurazione generica ma la descrizione di cosa si proverà: sapere quali sensazioni aspettarsi riduce lo scarto fra attesa e realtà, che è ciò che produce allarme.
Cosa aiuta i familiari?
Interventi organizzativi: colloqui programmati anziché occasionali, materiale scritto, coinvolgimento nelle decisioni. Pesa soprattutto la percezione di essere informati e considerati.
Come si riduce l’esaurimento degli operatori?
Gli interventi sull’organizzazione (carichi, turni, margine decisionale, organici) hanno effetti maggiori di quelli rivolti all’individuo, che sono piccoli.