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Riflessioni sulla Psiche

Breve Estratto

La libido è l’inconscio.
E viceversa.
Ossia sono la medesima cosa.
E’ evidente, persino ovvio, che le teorie psicoanalitiche hanno voluto affermare ed inquadrare nel contesto della scienza, ciò che esiste da sempre nell’Uomo: la Psiche.
Il grave limite di queste teorizzazioni è che non si è valutato, oppure si è creduto possibile fare, che la Psiche umana non è circoscrivibile a schemi.
In quanto non ne ha. Come non ha limiti.
La Psiche di ogni uomo è uguale ma, nel contempo, diversa da ogni altra.
In quanto ogni uomo è diverso da qualsiasi altro.
Uguali sono gli schemi che inquinano la Psiche.
E uguali possono essere le manifestazioni della Psiche inquinata.
L’errore di valutazione fondamentale è stato di volere dare un inquadramento a ciò che, invece, deve essere liberato dagli inquinamenti, cioè dagli stereotipi che limitano le funzioni della Psiche.
Fondamentale è stata la divisione tra libido e inconscio.
Quando sono semplicemente la stessa cosa.
La libido è semplicemente una delle paure dell’uomo.
Quelle paure che formano ciò che propriamente detto inconscio, in quanto non portato alla luce perché fa paura.
Ma fa paura perché è un retaggio di imposizioni, di oppressioni, di mancanza di serenità.
Sono i limiti tremendi imposti alla Psiche da situazioni non ortodosse.
La Psiche vuole solo imperare.
E’ aperta, socievole, intuitiva, amica, semplice.
Sono i condizionamenti sociali, personali, familiari, contestuali che portano le complicazioni e rendono difficile l’apertura delle ali della Psiche e non permettono i voli di idee che possono realizzarsi, se liberati dai vincoli del limite,
E’ l’uomo che deve riuscire a capire che la Psiche può essere liberata.
Questo con la funzione mentale della coscienza.
Attraverso la riflessione.
La coscienza umana è capace di indurre sulle strade preziosissime della riflessione. La riflessione è la chiave che riesce a farci capre che i condizionamenti di tutti i giorni limitano enormemente la Psiche.
Ma non la anhttp:\\/\\/psicolab.netano mai.
E questo è fondamentale. La Psiche è sempre in attesa, anzi spera, che la liberiamo dalla zavorra dei condizionamenti.
Perché sa che può darci una qualità della vita molto migliore della routine alla quale l’abbiamo e ci siamo costretti.
Senza renderci conto.
La vera realizzazione è recepire che non si deve realizzare http:\\/\\/psicolab.neta, ma liberare la strada dai limiti che non fanno vedere, pensare.
Si diceva che la coscienza è la presa diretta con la riflessione.
La riflessione è il volano che apre la chiusura in cui è posta la Psiche.
Lo stesso concetto di libido, intesa come manifestazioni psichiche dei desideri sessuali, è la scoperta dell’acqua calda.
Da sempre l’uomo ha il desiderio sessuale, in quanto è l’unico modo per procreare.
La necessità più grande di ogni uomo è quella di fare un figlio. Non è un bisogno fisiologico ma spirituale. E l’unico modo per arrivare a ciò è l’atto sessuale.
La libido è semplicemente questa regola umana vecchia come il mondo.
Sono i condizionamenti che rendono la libido parte di quel calderone che è l’inconscio, che poi tanto brutto non è.
E’ l’uomo, attraverso l’uso della sua coscienza, con la riflessione, che deve essere capace di pulire l’inconscio dai suoi vincoli.
E renderlo conscio, come dice la psicoanalisi.
La psicoanalisi ha preso solo atto che le nevrosi sono una realtà dell’uomo.
Ha sbagliato, e sbaglia, in un concetto fondamentale: le vuole eliminare, cancellare.
Un conto è semplificare un processo nevrotico, pulire l’inconscio da ingombri strutturali, un altro è voler cancellare l’inconscio.
In quanto l’inconscio è incancellabile.
Prova ne è che tutte le notti sogniamo.
Anche quando siamo svegli ci capita di farlo.
“Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”
ovvero l’indicazione del transfert su se stessi, attraverso la riflessione ascoltando la coscienza
L’introduzione del libero arbitrio
La libido è uno stato conscio trasferito in realtà inconscia per i motivi più vari, quali l’ipertrofica stima di se, la volontà a non concedersi, l’egoismo.
Ovvero la chiusura su se stessi determina la libido
Questo significa che una dimensione narcisistica della propria personalità, causata da input che hanno determinato involuzione al posto dell’evoluzione della personalità, ha reso la realtà della libido a dimensione di fantasia, di fantasma, di irreale. Ma esistente
Questo inglobamento di una realtà sana che è insita nell’uomo può causare gravi danni ..
La dimensione fantastica è reale e questo ognuno lo sa.
Ed ognuno decide, prima o poi, di farla vivere.
Allora il sano desiderio di procreare, in se molto semplice, può diventare persino una furia omicida o suicida.
La furia omicida o suicida, per paradosso o limite estremo, è il transfert sbagliato e più immediato che realizza quel desiderio di dare concretezza ad un fantasma, ma che c’è.
Ovvero la consapevolezza, inconscia come il fantasma, che abbiamo un limite affermativo che invece è connaturato in noi da sempre.
Questo quadro estremo è, in realtà, modulato dalle esperienze degli affetti che ognuno di noi ha.
La soluzione migliore a mitigare il disagio di una libido relegata a fantasma inconscio non è il transfert sbagliato sull’attività sessuale o il possedere un oggetto materiale.
E’ la scoperta di una riflessione attenta su noi stessi attraverso l’uso della coscienza.
La coscienza è un insieme di percezioni di noi nella realtà.
Solo scoprendo l’importanza del flusso di queste percezioni si riuscirà a capire la dimensione reale della nostra realtà ed incamminarci nel terreno della riflessione.
E’ semplice.
Io non posso appagare un mio disagio se lo soddisfo con un bene materiale che non c’entra http:\\/\\/psicolab.neta.
Perdo solo tempo, spendo soldi inutili e non risolvo il problema.
Se invece mi rendo conto che la mia coscienza riesce a darmi il quadro reale della mia vita e del mio vivere, allora capisco che riflettersi in lei, cioè nella mia situazione reale, mi permette di vedere realmente cosa va e cosa non va.
Allora potrò scoprire che un mio limite affermativo può essere risolto non cono con le strategie sbagliate quale il volere affermarlo a tutti i costi, ma con al semplicità dell’ammetterlo e basta. E superarlo.
Se il limite è relegato a ruolo di limite inconscio è giusto stanarlo.
Se il limite è reale, l’unica cosa giusta è accettare di ammetterlo. Allora si vivrà meglio.
Questo processo di riflessione sui propri stati inconsci attraverso la lettura delle percezioni infuse dalla coscienza non è per niente facile.
E’ un transfert su se stessi che porta ad aprirsi e ad aprire le porte alla vita reale, alla giusta dimensione.
Il pericolo determinato dai transfert sbagliati o occasionali è grande.
Si ha la sensazione di poter scegliere quando invece è solo un gioco di proiezioni che può tendere ad illuderci.
Lo stato concettuale sul quale si è fondata la teoria di Freud sulla psicoanalisi è che l’Ego provoca dei disagi a livello sensoriale non accettando gli impulsi dell’Es e non ammettendo la realtà.
Questo genere di impulsi è stata considerata di origine sessuale.
Il conflitto che è generato da impulsi inconsci sessuali e Ego non è altro invece che una distinzione teorica.
Non esiste una divisione fra inconscio ed Ego, in quanto tutte e due queste dimensioni sono solo uno ed unico.
La teorizzazione del desiderio (sessuale e no) inconscio che non è accettata dall’Io che provoca conflitto è solo un’affermazione narcisistica che vuole negare l’unicità dell’inconscio, dell’io e del conflitto e tenerle divise per forza per giustificare il processo analitico dell’inconscio.
L’inconscio non ha bisogno di essere sezionato. Vuole solo essere scoperto. Per tale motivo il sistema più valido è il transfert su se stessi entrando in sintonia con la propria coscienza, intesa come percezioni di sensazioni e provocare il processo di riflessione.
Il processo di riflessione non seziona, solo analizza l’inconscio. Lo riflette, dandone la giusta immagine con conseguente giusta risoluzione dei problemi.
Uno dei forti limiti della psicoanalisi è l volere fare diventare accettato dall’Ego ciò che esiste nell’Es inconscio.
Quando sarebbe più opportuno riflettere su cosa esiste nell’inconscio, non per farlo diventare conscio, ma per modificarlo a quello stadio di inconscio.
Io penso che ciò che esiste a livello inconscio possa essere trasformato anche lasciandolo in quella dimensione, senza obbligatoriamente facendolo diventare conscio.
L’ego lo accetterebbe senz’altro e non ci sarebbero più confitti.
Questo perché la distinzione imposta dalla psicoanalisi è sbagliata.
Va tutto considerato, conscio, inconscio e conflitti, nella sua unicità e va tutto visto come migliorabile e ottimizzabile con la riflessione ed il transfert su se stessi, partendo dalla coscienza.
L’uso della riflessione volto alla razionalizzazione degli stati inconsci è il volere dare all’es una identità
Infatti, in tedesco, es indica la terza persona interpersonale
Er è la terza persona maschile,
Sie quella femminile
Es la terza persona impersonale, il neutro
E’ un qualcosa che non è definito, che è alla ricerca, o al quale si vuole dare per forza una definizione
La psicologia dell’io ha voluto fare ciò tentando di razionalizzare la ricerca tutta propria dell’es con la metodologia del transfert e l’uso della riflessione.
Imponendo un transfert voluto da uno psicologo si stimola l’ego di una persona a razionalizzare i processi inconsci, attraverso la riflessione.
Ma con quella sequenzialità si ha la pretesa che la razionalità dell’io possa cancellare l’inconscio.
Questo è un principio sbagliato, in quanto la razionalità non potrà mai occupare la zona dell’incoscio.
Cioè, in sintesi, l’ego non potrà mai prendere il posto dell’es.
Potrà, semmai, specchiarsi nell’inconscio e entrare in sintonia con lui.
Attraverso la riflessione su se stessi, sulla propria coscienza.
Producendo un autotransfert sulla propria coscienza ed imparando ad interloquire con l’Unico (Ego ed Es), attraverso la riflessione, si riuscirà ad arrivare a quello stato di equilibrio in cui ogni dimensione ottiene la sua giusta collocazione, senza escludere la razionalità, ma usandola nel modo giusto.
L’Unico, ovvero la considerazione dell’Ego e dell’Es, del Conscio e dell’Inconscio, come realtà non divisa è l’evoluzione che deve fare la psicologia e la psichiatria, intesa come pensiero sia filosofico, sia scientifico che terapeutico.
La parte inconscia di un essere umano non deve essere aggredita o trasformata dalla parte conscia.
Perché sono una cosa unica.
Una deve specchiarsi, riflettersi nell’altra, imparare a mettersi in relazione.
L’Unico, cioè la parte inconscia e conscia di ogni essere umano, solo se trova il suo equilibrio può garantire la definizione di una personalità.
E solo allora potrà essere possibile il dialogo con la Psiche.
Solo un Unico armonico, ottenuto attraverso la riflessione ed il transfert su se stessi, o auto transfert, può liberarsi dai condizionamenti più o meno vincolanti e dialogare con Psiche.
Punto di partenza è il concetto di coscienza.
Coscienza individuale che poi sfocia in quella collettiva, nel sociale.
L’Unico non vuole essere considerato diviso.
E’ una realtà che non ha divisioni. Ha bensì diversi aspetti che vogliono integrarsi fra loro.
La distinzione fra zone consce e zone inconsce è il volere affermare che una delle due zone deve prevalere.
E’ creare un conflitto.
Invece, la zona conscia e la zona inconscia, i conflitti li risolvono solo riflettendosi una nell’altra.
Solo entrando in sintonia.
E solo il soggetto singolo, con l’autotransfert, o transfert su se stesso, può riflettere sul fare entrare in dialogo queste realtà, che in verità sono una sola.
L’input parte generalmente dalla zona A, quella conscia che, su condizionamenti vecchi e nuovi della zona B, quella conscia, vuole essere ascoltata da questa.
L’Unico non è la zona A e la zona B. E’ una zona sola, la zona ABI
Solo considerando questa realtà in tale modo si potrà rendere interagente la coscienza, cioè le sensazioni, con la nostra personalità
Il transfert è fondamentale per saltare il processo di autotransfert, riflessione indotta dalla coscienza, dialogo nella zona ABI, ascolto della Psiche.
Nel senso che una metodologia di transfert che proietta in maniera non adeguata i disagi del rapporto fra A e B può creare comportamenti non adeguati.
Il disagio della zona A, siccome non integrata nella zona B, trova soluzione con un transfert che è una proiezione su qualsiasi cosa che può capitare per farci risolvere temporaneamente il disagio.
E’ il concetto dell’illusione.
La zona A salta la zona B e si illude in una risoluzione con un transfert fantasma, virtuale, che proietta il disagio su qualcosa che è reale, ma non c’entra niente con la soluzione del disagio.
Lo stesso capita nella zona B.
Solo che la zona B ha un grosso svantaggio.
Crede di essere più forte perché sicura dalla certezza del reale.
Quando invece non è così.
Solo considerano A e B ABI, cioè Unico, risolveremo i conflitti in maniera più facile, in meno tempo e per lo più da soli o con qualche semplice consiglio
Perché i conflitti fra A e B sono solo non integrazioni avvenute perché le capacità del processo della riflessione non erano state, a suo tempo, debitamente stimolate.
Partendo da questo concetto è semplice arguire che la riflessione può benissimo fare riprendere il dialogo fra A e B, considerato ABI cioè Unico.
Con la giusta scomparsa dei traumi, in quanto integrati e non trasformati.
E’ fondamentale, anche per garantire il normale processo di trasformazione, il transfert su se stessi, modulato dalla propria coscienza. La capacità di riflessione è insita in ognuno di noi. Basta stimolarla. Poi , quando ABI comincerà a dialogare, si capirà che il nostro Unico integrato va a messo a disposizione di tutti, perché siamo tutti autonomi, ma interdipendenti.
La Psiche è l’organizzatrice dell’Unico
Solo con un Unico in cui A e B siano ABI la relazione con la Psiche può funzionare.
Il riflesso che ABI ha nella vita quotidiana è palese.
Come è palese che un Unico che riflette e dialoga le necessità e le proietta ad A e B considerato ABI cioè Unico, porterà a quell’integrazione che renderà il dialogo con la Psiche normale come deve essere.
Anche gli stati psicotici più gravi possono essere superati se creata la riflessività fra A e B e considerato ABI come dialogante.
L’input, negli stati psicotici più gravi deve partire da una riflessione generata da A
Questa cercherà un riscontro (transfert in Unico) in B
Qualcosa troverà di certo in quanto A vive solo di fantasmi e B vive solo di visioni della realtà distorte. Manca l’integrazione
A qualcosa troverà ed il fantasma si scontrerà con un qualcosa di distorto, ma reale, esistente in B
Comincia così il dialogo
B percepirà che quello che lui ha considerato reale, ma distorto, ha una corresponsione in una realtà fantastica e quindi non distorta, perché fiabesca.
E’ l’inizio della riflessione fra A e B in Unico. E’ la risoluzione dello stato psicotico.
A diventerà sempre meno fantasma perché troverà che B ha risposte distorte e reali che soni in cerca di realtà fiabesche.
Il risultato sarà un superamento dello stato psicotico con percezione reale della realtà e recupero dell’individuo che sarà conscio di aver raggiunto la capacità di riflessione con il transfer su se stesso.
La realizzazione del transfert in Unico, cioè su A e B considerato ABI, deve essere una conseguenza dell’autotransfert.
Prima si genera la riflessione sull’autotransfert, questo porta al transfert in Unico, poi la sequenza è svelata una volta superato lo stato psicotico.
La realtà è recuperata in quanto la reale fantasia di A è animata dalla irreale realtà di B. Vogliono solo dialogare.
Se l’input dettato dall’inconscio trova armonia e realtà nell’ego e questo lo considererà facendo trovare una risposta, un altro impulso si formerà che dall’ego tornerà all’inconscio ed andrà a cercare la risposta giusta, il transfert alle sue necessità.
Quindi il transfert su se stessi genera un processo di riflessione che permette il dialogo nell’Unico, fra A e B intesi come ABI, attraverso la ricerca reciproca di transfert
A cercherà in B un transfert per rispondere al proprio impulso che ha necessità di essere raccolto. A sua volta B, costituendo la parte di transfert e rispondendo ad A, nel comunicare la risposta, considera A un referente, costituendo così un altro rapporto di transfert, o contro-transfert
A, avendo ottenuto risposta da B, ripeterà l’operazione e risponderà a sua volta e così ha inizio quel dialogo fra A e B che fa considera A e B ABI, cioè Unico
Sono i transfert che pongono le domande, hanno risposta con necessità di rispondere e così via permettendo la definizione del giusto equilibrio dell’Unico.
Anche se, apparentemente, questo sembra impossibile, ognuno può provocare questo dialogo di domanda, risposta, risposta a cui si risponde
L’inizio è lo stimolo della riflessione sull’autotransfert
L’importanza del simbolo è fondamentale per la realizzazione di una strategia od un’altra.
Il simbolismo c’è da sempre.
E’ la sua strumentalizzazione che può variare nel corso dei tempi. Ovvero i significati che si vogliono attribuire ai simboli e i perché si vogliono attribuire possono determinare regole sociali pericolose che deviano dalla realtà.
Partendo dal presupposto che ognuno ha una percezione sensibile della realtà diversa e propria, il significato che può acquisire un simbolo determinato da un transfert che proietta i conflitti fra ego ed es può portare a valutazioni irreali della propria personalità e sul successivo collettivo sociale.
La psicoanalisi ha limitato il ruolo del simbolo a soddisfazione di una convinzione razionale delle trasformazioni dei nuclei inconsci in consci.
Il simbolo, in tale contesto, è la realizzazione di un processo logico che appaga.
E’ un premio che ci guadagniamo perché siamo riusciti ad affermare che logicizzando e razionalizzando l’inconscio possiamo raggiungere quel premio.
Ma quel processo lo abbiamo istituito noi a premio. Quando,magari, è una cosa normalissima.
La razionalizzazione,se fosse coerente, non avrebbe bisogno di stimoli o premi da raggiungere. Ovvero l’uomo non può soddisfare i suoi bisogni cercando e volendo raggiungere l’idea si se stesso.
Cercherà sempre di raggiungere la sua ombra, cioè la proiezione si se stesso.
Solo considerando che la risposta alla dimensione del se è l’attivazione del dialogo nell’Unico l’ombra sarà quello che è, cioè una proiezione di noi e non una meta da raggiungere.
L’importanza del simbolo nel dialogo dell’Unico è fondamentale
Quindi quello che è lo sforzo di transfert verso simboli esterni va effettuato tra simboli interni racchiusi nell’Unico
A e B racchiudono talmente tanti simboli o situazioni simili che neanche immaginiamo
Il transfert che parte da A attraverso un input per cercare una risposta in B segue il desiderio umano interiore di risposta.
Non va cercata all’esterno questa risposta con un transfert su un simbolo che non c’entra niente. Solo cercando prima dentro di noi la risposta, nell’Unico, potremo poi capire se i simboli esterni sono degni di transfert o no.
Questo vuole dire riuscire a discernere la realtà ed avere superato i conflitti.
L’evoluzione sociale di questo procedimento porterebbe ad una situazione più normale e semplice nei rapporti umani
L’Unico non vuole non dialogare, come la Psiche non vuole non organizzare.
Siamo noi che tagliamo il canale che produce l’energia ed il flusso che genera tale fondamento della realtà umana
La coscienza c’è. E la capacità di riflessione l’abbiamo tutti.
Come esistono i sogni e le realtà di tutti i giorni. Così i traumi ed i disagi.
E’ paradossale come possiamo stupirci della realtà dopo che l’abbiamo vissuta e, quindi, realizzata per forza.
Non ci rendiamo conto però di una cosa: queste parti non dialogano più
Ossia siamo noi a non farle dialogare più
Perché, benché ne ce ne stiamo accorgendo, ci siamo dimenticati di noi stessi, di quello che in realtà siamo, esseri umani. E conseguentemente del mondo.
In cambio di un simbolo stupido, che può farci contenti anche solo per pochi attimi.
E , forse, neanche sappiamo dare spiegazione a questo. Ed è normale, perché ciò ha poco senso e poco c’entra con la natura dell’uomo.
La psicoanalisi ha istituzionalizzato la voglia dell’uomo di sopravvivere alle divisioni imposte dall’uomo.
Infatti, con la psicoanalisi si tenta e si riesce a risolvere i conflitti, cioè le divisioni che l’uomo si impone e si tramanda.
Attraverso il metodo scientifico dell’analisi della Psiche.
Questo è un assurdo che l’uomo ha inventato per giustificare i suoi errori.
Non sono i simboli, i transfert, le metodologie analitiche che trasferiscono il senso di una persona dal contesto ingiusto a quello giusto.
La psicoanalisi ha un grosso alibi: nessuno può dimostrare che è errata, che una interpretazione fatta da uno psichiatra può essere sbagliata. Per motivi aleatori o di comodo.
Solo per tale motivo non deve essere considerata una scienza, bensì un alibi che l’uomo ha voluto concedersi per affermare il suo protagonismo.
Freud ha teorizzato e dimostrato l’esistenza dell’inconscio.
Il Vangelo lo ha sempre detto.
“Chi è senza peccato scagli la prima pietra”
In tale affermazione di Gesù non solo è presente l’individuazione dell’inconscio, ma altri due principi fondamentali:
1) la ricerca nell’inconscio, da parte della propria coscienza, cioè dell’Io, di una motivazione a lanciare la prima pietra
2) il principio del libero arbitrio. Tu uomo decidi cosa fare. O uccidi perché sei in grado di farlo o rifletti e perdoni perché puoi farlo
Questi concetti l’uomo non ha mai voluto accettarli. Li ha voluti reinventare. Per poi giustificarli.
La psicoanalisi, la ricerca dell’inconscio, il libero arbitrio sono formule aritmetiche che l’uomo ha voluto darsi per affermare che l’alba viene sempre.
L’uomo vive in uno stato di solitudine.
Solitudine che genera l’angoscia.
L’angoscia della morte.
Quando non è così.
E’ l’uomo che cerca la morte, Ovvero, la cultura della morte. Magari mascherata da finta vita
L’inconscio, come si è detto, non è tanto brutto. Come lo ha dipinto e predicato l’uomo. Solo considerando concio ed inconscio come Unico che procede ad un processo di riflessione basato su transfert costituiti da simboli esistenza sia in conscio che inconscio si potrà giungere alla equilibrata armonia fra ego ed es
Ed allora comincerà il vero dialogo con la Psiche in quanto non funzionerà più ad intermittenza perché frenata dai conflitti e dagli schemi del materialismo.
Ed il dialogo nell’Unico può partire solo dalla parte conscia di questo su stimolazione della parte inconscia.
L’ego deve rendersi conto che è la coscienza e può generale il processo di riflessione
Parte tutto da qui
Se l’ego riflette che la psicoanalisi lo ha relegato ad alibi, può anche capire che l’inconscio fa parte del suo mondo e può sforzarsi ad entrare in dialogo con lui.
L’ego non deve isolarsi e dividersi dall’inconscio
Deve aprirsi e collaborare con questo
Altrimenti è peggio, in quanto avremmo solo manifestazioni narcisistiche e violenze fisiche quali manifestazioni di conflitti irrisolti. E questo perché l’inconscio non ottiene una riflessione nella parte conscia.
L’Edonismo greco è la spiegazione ovvia a tutto ciò.
Un bellone si innamora si se stesso guardandosi e riguardandosi allo specchio.
E’ il trionfo dell’ego che crede di esser immortale, cioè un comportamento narcisistico diremmo oggi.
E’ l’autoconvinzione di tutto potere o fallire. E’, in fin dei conti, un’illusione.
La realtà è ben altra.
Scaglia la prima pietra, puoi farlo.
Questa è l’induzione alla riflessione, al dialogo nell’Unico,alla scelta.
Il libero arbitrio è giusto. L’uomo è libero.
Non di seguire le illusioni però.
Forse quello che sembra complicato non lo è.
La semplicità facilita la lettura della vita.
La psicoanalisi ha relegato la sequenza dei concetti logici adita alla soluzione dei conflitti.
L’ego, ossia la parte cosciente, si è dimenticato di ascoltarsi ma ha voluto imporsi. In tal senso l’apertura verso l’inconscio non è un transfert nel quale ognuno trova la sua giusta dimensione e la sua naturale collocazione,
E’ un’imposizione che vuole risolvere i conflitti per alimentare il suo stato di affermazione, non di parte cosciente che deve essere ascoltata e produrre la riflessione sull’autotransfert.
Se il significato sul transfert non è finalizzato al dialogo nell’Unico ma è posto come metro per integrare e risolvere parti inconsce, si corre il pericolo di snaturare le stesse parti dell’inconscio.
L’inconscio non vuole essere e non deve essere cambiato attraverso l’imposizione dell’ego che vede solo se stesso, cioè rafforzando ’ego.
L’inconscio vuole dialogare con l’ego considerando questo quale parte cosciente, cioè coscienza.
L’ego non deve cercare la sua dimensione a scapito delle altre.
L’affermazione che la psicoanalisi vuole raggiungere instaurando un processo analitico è la razionalizzazione dominante dell’ego. L’ego che afferma se stesso e basta.
Poi vengono la coscienza, le esigenze dell’inconscio, il dialogo con Psiche.
Da ciò ne deriva un processo di formazione di una personalità narcisistica che vuole raggiungere solo la soddisfazione dei suoi bisogni, in quanto vede solo se stessa.
E’ l’ego che domina e vede solo se stesso. Tutto il resto è solo una conseguenza.
Il fatto è che l’inconscio, la Psiche ed i conflitti o relazioni fra queste realtà sono esistenti. L’ego non è anche l’inconscio, anche la Psiche, il referente unico delle relazioni emozionali.
L’ego è parte dell’unico e deve integrarsi con l’inconscio per relazionarsi alla Psiche. In tal senso i processi relazionali, i conflitti, i flussi di emozioni troveranno la loro giusta dimensione ed integrazione, nonché soluzione ai problemi.
L’ego dominante è l’affermazione del materialismo più stupido ed inutile.
Più l’ego si dimentica di essere quello che è, cioè la parte cosciente che deve produrre il processo di riflessione, sempre più avrà bisogno di affermazioni materiali per ricordarsi di esistere.
Questo è un indice di profonda superficialità
E, soprattutto, di grande debolezza.
L’ego dominante ha bisogno di transfert materiali per sopravvivere ed affermare la sua esistenza, ossia il suo stato.
In quanto, erigendosi ad unica realtà, dimentica ed ignora tutto il resto, purtroppo anche i suoi limiti. E li riempie e li esorcizza su simboli materiali, creando situazioni che per lui sono di superficialità e di inutilità, che non favoriscono l’avvio del processo di riflessione.
In tal modo l’ego svilupperà sempre più il suo narcisismo e sarà sempre più illuso dall’illusione che lui stesso si è creato. Un’illusione che porterà sempre più ad un senso di disillusione.
In quanto non riuscirà più ad avere riferimenti a cui confidare le proprie relazioni emozionali. Lui non riesce più a ridimensionarsi dal ruolo al quale si è elevato, non è più capace di dialogare con l’unico di cui è parte, si accorge che i transfert che produce non gli bastano più.
Insomma scopre che il suo ruolo è sbagliato.
Ognuno ha bisogno di una mamma o di un papà
Solo sviluppando il dialogo nell’Unico potremo realizzare quell’amore di cui ha bisogno l’uomo.
Questo è un transfert naturale .
Il contrario dell’ego dominante che domina solo il http:\\/\\/psicolab.neta. Cioè non serve a niente.
I transfert che vengono creati in tale dimensione hanno solo ritorno narcisistico in quanto sono proiezioni su oggetti materiali che vengono consumati o, peggio, dimenticati.

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