Psicoterapia e Psicoanalisi

Riflessioni sulla Psiche

L’obiezione che la vita psichica sia troppo singolare per essere ricondotta a schemi ha un fondo di verità. Ma spinta fino in fondo produce affermazioni che nessuna osservazione può smentire, e quelle non sono più conoscenza. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. Rielabora un testo speculativo del 2014 di cui non si riprendono le […]

Psicolab — Riflessioni sulla Psiche
L’obiezione che la vita psichica sia troppo singolare per essere ricondotta a schemi ha un fondo di verità. Ma spinta fino in fondo produce affermazioni che nessuna osservazione può smentire, e quelle non sono più conoscenza.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. Rielabora un testo speculativo del 2014 di cui non si riprendono le tesi.

Il problema delle affermazioni non verificabili

Sostenere che libido e inconscio siano la stessa cosa, o che la psiche non abbia limiti, ha una caratteristica precisa: nessuna osservazione potrebbe contraddirlo.

È il criterio che distingue un’affermazione conoscitiva da una definizione o da una dichiarazione di principio. Se non esiste un’osservazione che la smentirebbe, non c’è nulla da verificare.

È la stessa obiezione che è stata rivolta a una parte dell’impianto psicoanalitico: la sua difficoltà storica non è stata di essere sbagliato, ma di essere formulato in modo da poter accogliere qualunque esito. Chi conferma l’interpretazione la conferma; chi la nega manifesta resistenza.

Va detto per equilibrio che la ricerca ha successivamente verificato in modo indipendente alcune intuizioni di quella tradizione (l’esistenza di processi non consapevoli, il peso delle relazioni precoci, i meccanismi di difesa) riformulandole in termini controllabili. Ciò che è stato abbandonato è l’apparato che non lo consentiva.

Cosa si intende oggi per inconscio

Il termine è rimasto, il contenuto è cambiato.

L’elaborazione non consapevole è ampiamente documentata: apprendimento implicito, automatismi, influenze non intenzionali sulle scelte, memoria procedurale.

Ciò che la ricerca non sostiene è la nozione di un agente nascosto, dotato di intenzioni e strategie proprie, con cui si possa negoziare. I processi non consapevoli sono meccanismi, non un secondo soggetto.

Va aggiunto che l’accesso introspettivo ai propri processi è limitato: le persone forniscono spiegazioni fluenti delle proprie scelte anche quando quelle spiegazioni non corrispondono alle cause effettive. È un risultato che vale come cautela verso qualunque teoria fondata sull’autosservazione.

Unicità e regolarità non si escludono

L’argomento secondo cui ogni persona è irripetibile, e quindi non riconducibile a schemi, contiene un errore logico che vale la pena isolare.

La ricerca psicologica non afferma che le persone siano identiche: descrive regolarità statistiche, cioè andamenti che valgono in media e che ammettono ampia variabilità individuale.

Le due cose convivono senza contraddizione. Ogni impronta digitale è unica, e questo non impedisce di studiare la pelle.

Va riconosciuto però un limite reale, e la ricerca lo ha riconosciuto per prima: molti risultati basati su medie di gruppo non descrivono il singolo individuo. È un problema tecnico noto, e ha generato metodi centrati sulla persona e disegni a caso singolo, che studiano l’andamento del medesimo individuo nel tempo.

La risposta al limite, insomma, non è stata l’abbandono del metodo ma la sua estensione.

Il rischio pratico

Questa discussione non è solo teorica, e conviene dire perché.

L’idea che la vita psichica sfugga a ogni schema viene usata anche per sottrarre pratiche di aiuto alla verifica: se ogni persona è unica, nessun confronto è possibile, e quindi nessun metodo può essere giudicato inefficace.

Le conseguenze sono concrete: trattamenti senza supporto proposti per condizioni gravi, ritardo nell’accesso a terapie efficaci, impossibilità per chi cerca aiuto di orientarsi.

Il criterio pratico che ne deriva è semplice: chiedere a chi propone un metodo quale osservazione lo indurrebbe a ritenerlo sbagliato. Se la risposta è che nessuna osservazione potrebbe farlo, si è fuori dal terreno della conoscenza verificabile, che è una posizione legittima in filosofia, molto meno quando qualcuno sta male.

Domande frequenti

Cosa rende un’affermazione non verificabile?

Il fatto che nessuna osservazione potrebbe contraddirla. Un’ipotesi compatibile con qualunque esito non fornisce informazione.

L’inconscio esiste?

L’elaborazione non consapevole e ampiamente documentata. Cio che manca e la prova di un agente nascosto con intenzioni proprie: sono meccanismi, non un secondo soggetto.

Se ogni persona e unica, come si puo studiarla?

La ricerca descrive regolarita statistiche, che ammettono ampia variabilita individuale. Unicita e regolarita non si escludono.

Le medie di gruppo descrivono il singolo?

Spesso no, ed e un limite riconosciuto. La risposta e stata estendere i metodi (approcci centrati sulla persona e disegni a caso singolo) non abbandonarli.

Le affermazioni che nessuna osservazione potrebbe smentire non sono conoscenza, ed e questa la difficolta storica di una parte dell’impianto psicoanalitico: le cui intuizioni verificabili sono peraltro state riformulate e in parte confermate. L’inconscio oggi indica processi documentati, non un agente con intenzioni. Unicita individuale e regolarita statistiche convivono, e il limite delle medie di gruppo ha prodotto metodi migliori, non la rinuncia al metodo. La domanda utile e sempre: cosa smentirebbe questa tesi.
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