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Progetto Felicità: Aspetti Psicologici di un Viaggio Interiore

Tutti conosciamo qualcuno che sembra non perdere mai il buonumore, nemmeno nelle situazioni difficili. Da cosa dipende? La risposta della ricerca è controintuitiva: non da bellezza, ricchezza, salute o cultura, e nemmeno da età o genere. Articolo divulgativo. Le correlazioni descritte riguardano tendenze medie di popolazione e non consentono di prevedere il caso singolo. Nessuno […]

Psicolab — Progetto Felicità: Aspetti Psicologici di un Viaggio Interiore
Tutti conosciamo qualcuno che sembra non perdere mai il buonumore, nemmeno nelle situazioni difficili. Da cosa dipende? La risposta della ricerca è controintuitiva: non da bellezza, ricchezza, salute o cultura, e nemmeno da età o genere.
Articolo divulgativo. Le correlazioni descritte riguardano tendenze medie di popolazione e non consentono di prevedere il caso singolo. Nessuno dei contenuti qui riportati sostituisce la valutazione di uno psicologo: una sofferenza persistente non è una questione di atteggiamento e merita un supporto professionale.

Cosa non spiega la felicità

Le ricerche mettono in luce un dato che vale la pena isolare, perché contraddice il senso comune.

Essere più o meno felici non dipende in modo diretto da variabili anagrafiche come l’età o il sesso, né in misura rilevante da bellezza, ricchezza, salute o livello culturale.

Il risultato è consolidato e ha una spiegazione nota. Le circostanze esterne producono effetti reali ma tendono ad essere riassorbite: dopo un cambiamento favorevole (o sfavorevole) il livello soggettivo di benessere torna progressivamente verso il proprio valore abituale. È il fenomeno dell’adattamento edonico, e spiega perché ottenere ciò che si desiderava incida meno di quanto ci si aspettava.

Una precisazione doverosa: il fatto che la ricchezza non conti oltre una certa soglia non significa che la povertà sia indifferente. La mancanza di condizioni materiali di base incide pesantemente; è oltre quella soglia che il rapporto si affievolisce.

Cosa la spiega

Le caratteristiche maggiormente associate alla felicità riguardano invece la personalità. In particolare tre:

  • l’estroversione;
  • la fiducia in sé stessi;
  • la sensazione di controllo su di sé e sul proprio futuro.

Perché proprio queste

Vale la pena chiedersi cosa abbiano in comune, perché la risposta è istruttiva.

L’estroversione è associata a una maggiore frequenza di interazioni sociali e a una più marcata reattività agli stimoli positivi. Non è tanto una questione di socievolezza quanto di quante occasioni gratificanti una persona attraversa mediamente.

La fiducia in sé incide sul modo in cui gli insuccessi vengono interpretati: come episodi circoscritti oppure come conferme di un limite personale. La differenza tra le due letture pesa più dell’evento in sé.

La percezione di controllo è forse la variabile più robusta della letteratura. Sentire che le proprie azioni incidono sugli esiti riduce l’impatto delle difficoltà, perché trasforma una situazione subita in una situazione affrontabile.

Il tratto comune è evidente: nessuna delle tre riguarda cosa accade, tutte riguardano come viene elaborato ciò che accade.

Un punto da tenere fermo

Questa constatazione può essere letta male, e conviene prevenire l’equivoco.

Dire che il benessere soggettivo dipende più dalla personalità che dalle circostanze non significa che chi soffre stia sbagliando qualcosa. I tratti di personalità hanno una componente temperamentale considerevole, non sono scelte; e le condizioni di vita difficili (precarietà, isolamento, malattia, discriminazione) restano cause reali di sofferenza reale.

L’utilità del dato è un’altra: indica dove un intervento può essere efficace. Se ciò che pesa non è l’evento ma la sua elaborazione, allora lavorare sull’elaborazione ha senso. Non come dovere di essere positivi, ma come possibilità concreta.

Il progetto editoriale

Il testo presentava un percorso dedicato agli strumenti e alle condizioni dell’essere felici, rivolto a professionisti dell’educazione, del counseling psicologico e del benessere, oltre che a lettori interessati.

Le autrici e gli autori

Carmen Meo Fiorot, già presidente dell’Accademia Europea C.R.S.-I.D.E.A., Fulbright Fellow e visiting professor presso università statunitensi, ha insegnato in atenei italiani ed esteri. È stata tra i primi in Europa a lavorare su metodologie di formazione fondate sull’espressione creativa libera, ed è autrice di diversi volumi sul pensiero positivo e sulla creatività applicata.

Marcello Andriola, antropologo e studioso di psicologia e sociologia, membro del gruppo di antropologia cognitiva presso l’Università di Firenze, ha pubblicato su riviste scientifiche e firmato volumi sul benessere psicofisico, tra cui lavori sui fondamenti antropologici della creatività e sulle origini neurobiologiche dell’ansia.

Domande frequenti

La felicità dipende dalla ricchezza?

Non in misura rilevante oltre una certa soglia. Va però distinto: la povertà incide pesantemente sul benessere, mentre al di sopra delle condizioni materiali di base il rapporto si affievolisce.

Quali caratteristiche sono associate alla felicità?

Tratti di personalità, in particolare estroversione, fiducia in sé stessi e sensazione di controllo su di sé e sul proprio futuro. Nessuna riguarda cosa accade: tutte riguardano come viene elaborato.

Perché ottenere ciò che si desiderava incide meno del previsto?

Per il fenomeno dell’adattamento edonico: dopo un cambiamento favorevole o sfavorevole, il livello soggettivo di benessere tende a tornare progressivamente verso il proprio valore abituale.

Chi soffre sta sbagliando atteggiamento?

No. I tratti di personalità hanno una forte componente temperamentale e non sono scelte, e condizioni di vita difficili producono sofferenza reale. Il dato indica solo dove un intervento può risultare efficace.

La ricerca sul benessere soggettivo restituisce un quadro controintuitivo: età, genere, bellezza, ricchezza, salute e cultura incidono molto meno di quanto si creda, perché le circostanze tendono a essere riassorbite dall’adattamento. Contano invece tratti di personalità (estroversione, fiducia in sé, percezione di controllo) che hanno un elemento in comune: nessuno riguarda cosa accade, tutti riguardano come viene elaborato. Due precisazioni evitano la lettura sbagliata: la povertà incide eccome, è oltre la soglia delle condizioni di base che il rapporto si indebolisce; e i tratti temperamentali non sono scelte, quindi chi soffre non sta sbagliando atteggiamento. Il dato serve a indicare dove un intervento può funzionare.
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