Psicologia Clinica e Psicopatologia

Il Popolo ha bisogno della sua Voce: “The King's Speech”

Un film premiato con quattro Oscar ha portato la balbuzie davanti a milioni di spettatori. Ha fatto conoscere una condizione di cui si parla poco, e ha diffuso, insieme, una spiegazione delle sue cause che la ricerca non sostiene. Articolo divulgativo su un film del 2010. Non sostituisce la valutazione di un professionista: in Italia […]

Psicolab — Il Popolo ha bisogno della sua Voce: “The King's Speech”
Un film premiato con quattro Oscar ha portato la balbuzie davanti a milioni di spettatori. Ha fatto conoscere una condizione di cui si parla poco, e ha diffuso, insieme, una spiegazione delle sue cause che la ricerca non sostiene.
Articolo divulgativo su un film del 2010. Non sostituisce la valutazione di un professionista: in Italia la balbuzie è di competenza del logopedista, professione sanitaria regolamentata. Un intervento precoce in età evolutiva è il fattore che incide di più.

La vicenda

Il film ricostruisce la storia del duca di York, futuro Giorgio VI, affetto da una forma marcata di balbuzie in un’epoca in cui la radio stava diventando lo strumento principale della comunicazione pubblica.

Dopo un discorso disastroso a una manifestazione londinese nel 1925, decide di rinunciare agli impegni pubblici. La moglie lo mette in contatto con un terapeuta australiano dai metodi non convenzionali, che stabilisce fin dal primo incontro alcune condizioni: parità completa all’interno dello studio, e la possibilità di rivolgersi al principe con il nome familiare.

Dopo la rinuncia al trono del fratello, l’uomo diventa re, e il rapporto con il terapeuta culmina nel discorso radiofonico alla nazione del 1939, alla dichiarazione di guerra.

Cos’è davvero la balbuzie

Qui va posta la correzione principale, perché il film suggerisce con insistenza che l’origine stia in traumi infantili: la severità paterna, le costrizioni subite da bambino, un’infanzia repressa.

La ricerca indica un quadro diverso.

La balbuzie evolutiva è oggi considerata un disturbo del neurosviluppo, con una componente genetica documentata (la familiarità è elevata) e differenze rilevabili nell’organizzazione delle aree cerebrali coinvolte nella produzione del linguaggio e nella loro connettività.

Esordisce tipicamente tra i due e i cinque anni, nella fase di massima espansione del linguaggio, e in una quota consistente di casi si risolve spontaneamente entro pochi anni.

Non è quindi causata da traumi, da educazione rigida o da conflitti familiari.

Perché la spiegazione psicologica è persistente

Perché coglie una parte reale del fenomeno, e la scambia per l’insieme.

L’ansia e la tensione emotiva peggiorano la balbuzie in modo evidente: parlare in pubblico, essere valutati, temere il giudizio la accentuano. Ed è per questo che l’osservatore ne deduce una causa emotiva.

Ma la direzione è opposta a quella che appare: l’ansia sociale è, nella maggior parte dei casi, una conseguenza di anni di esperienze umilianti, non la sua origine.

La distinzione non è accademica: attribuire una causa psicologica a chi balbetta significa lasciargli intendere che, se stesse meglio, parlerebbe meglio. È una responsabilità impropria, e produce colpa.

Cosa funziona nel rapporto raccontato dal film

Detto questo, il film mostra con precisione alcuni elementi che corrispondono alla pratica riconosciuta.

  • Il lavoro sulla respirazione e sul rilassamento muscolare: la gestione del flusso d’aria e della tensione fonatoria è parte dei protocolli attuali.
  • La lettura con musica in cuffia: corrisponde a un fenomeno documentato, la balbuzie si riduce drasticamente quando chi parla non si sente, così come nel canto, nella lettura all’unisono e quando si parla con un ritardo uditivo. È uno degli indizi più forti del coinvolgimento dei meccanismi di controllo uditivo del linguaggio.
  • L’esercizio ripetuto in condizioni progressivamente più esigenti.

Il film è quindi accurato sul cosa si faceva, meno sul perché.

L’elemento decisivo

La condizione posta all’inizio (parità completa dentro lo studio, uso del nome familiare) è il dettaglio più significativo, e non è un vezzo del personaggio.

Chi balbetta struttura la propria vita attorno all’evitamento: sostituisce le parole difficili, evita il telefono, rinuncia a intervenire. Un contesto in cui non si è valutati sospende quel meccanismo, e senza quella sospensione nessun esercizio è praticabile.

È la ragione per cui l’alleanza terapeutica è, in questo ambito come in molti altri, uno dei predittori più solidi dell’esito: spesso più delle tecniche specifiche impiegate.

La questione delle qualifiche

Il film insiste sul fatto che il terapeuta non fosse un medico né avesse titoli accademici, avendo maturato esperienza con i reduci di guerra.

È storicamente esatto (la professione non esisteva ancora in forma organizzata) ma va detto con chiarezza che non è un modello trasferibile.

In Italia la balbuzie è oggi di competenza del logopedista, professione sanitaria regolamentata con percorso universitario. Il settore è peraltro affollato di proposte prive di fondamento (metodi che promettono guarigioni rapide, corsi non sanitari, apparecchi risolutivi) e la disperazione di chi convive con questa condizione le rende commercialmente redditizie.

La lezione da trarre dal film non è che i titoli non servano, ma che la relazione conta quanto la tecnica.

Cosa aiuta chi balbetta

Alcune indicazioni concrete, spesso ignorate da chi ascolta:

  • non completare le frasi e non suggerire le parole: interrompe il tentativo e comunica impazienza;
  • non dire di calmarsi o di respirare: chi balbetta lo ha già sentito migliaia di volte, e implica che dipenda da lui;
  • mantenere il contatto visivo normale, senza intensificarlo né distoglierlo;
  • rispondere al contenuto e non al modo in cui è stato detto.

Per i bambini, l’indicazione più importante è la precocità: davanti a una balbuzie che persiste oltre alcuni mesi, o accompagnata da tensione e evitamento, si chiede una valutazione senza attendere.

Domande frequenti

La balbuzie è causata da traumi infantili?

No. È un disturbo del neurosviluppo con componente genetica documentata e differenze nell’organizzazione delle aree del linguaggio. Esordisce tra i due e i cinque anni e in molti casi si risolve spontaneamente.

Perché sembra peggiorare con l’emozione?

Perché ansia e tensione la accentuano realmente. Ma l’ansia sociale è quasi sempre una conseguenza di anni di esperienze umilianti, non la causa del disturbo.

Perché cantando o con la musica in cuffia si balbetta meno?

È un fenomeno documentato che riguarda il controllo uditivo del linguaggio: la fluenza migliora nel canto, nella lettura all’unisono e quando chi parla non si sente.

Cosa evitare quando qualcuno balbetta?

Completare le frasi, suggerire le parole e invitare a calmarsi: implica che dipenda dalla persona. Meglio mantenere un contatto visivo normale e rispondere al contenuto.

Il film è accurato su cosa si faceva e impreciso sul perché: la balbuzie non nasce da traumi o da un’educazione severa, ma è un disturbo del neurosviluppo con base genetica documentata, e l’ansia che vi si accompagna ne è quasi sempre la conseguenza, non la causa. La distinzione conta, perché la spiegazione psicologica lascia intendere a chi balbetta che potrebbe farne a meno stando meglio. Regge invece perfettamente il dettaglio della parità stabilita nello studio: chi balbetta organizza la vita attorno all’evitamento, e sospendere il timore del giudizio è la condizione senza cui nessun esercizio è praticabile.
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