Cosa significa Modelli Operativi Interni
Il concetto, introdotto da John Bowlby, si richiama alla teoria dello sviluppo senso-motorio di Piaget e ai processi di assimilazione (per cui gli schemi comportamentali del bambino, inizialmente “vuoti”, necessitano dell’ambiente come nutrimento) e di accomodamento (che entra in gioco quando il bambino applica lo schema alla realtà). Attraverso le interazioni con l’ambiente il bambino sviluppa una serie di schemi entro cui incorpora le esperienze; questi schemi vengono continuamente ridefiniti sulla base dei cambiamenti della realtà esterna, incluso l’ambiente relazionale con la figura di attaccamento, che muta col mutare dello sviluppo. Con lo sviluppo della memoria rievocativa, quando il bambino comprende che gli oggetti e i genitori continuano a esistere anche fuori dal campo visivo, i modelli diventano intenzionali e possono essere usati per anticipare il comportamento della figura di attaccamento e per orientare semplici piani, come cercarne la vicinanza.
I MOI in pratica
Nei primi anni di vita i MOI restano relativamente aperti al cambiamento, in relazione al mutare della qualità dell’interazione con chi si prende cura del bambino. Non possono però rimanere in una condizione continuamente fluttuante: già nel corso dell’infanzia cominciano a solidificarsi, fino a essere dati per scontati e a operare a livello inconscio. Diventano così caratteristiche tendenziali della personalità del soggetto, più che della singola relazione, e in adolescenza e in età adulta si rendono disponibili come una gamma di modelli gerarchicamente organizzati, riferiti a differenti aspetti della realtà. Questa stabilità spiega perché le aspettative costruite nell’infanzia continuino a orientare il modo in cui percepiamo e interpretiamo i nostri legami affettivi.
Termini correlati
Teoria dell’attaccamento, figura di attaccamento, assimilazione e accomodamento, memoria rievocativa, stili di attaccamento.