Il problema che il libro affronta
Il volume, di un’autrice con formazione in psicologia giuridica e criminologia, si occupa della perizia psicologica nei procedimenti per presunto abuso sessuale su minore.
La tesi di partenza è netta e va sottolineata: molti errori nella valutazione di un minore si verificano perché chi valuta non ha chiaro il fine della propria indagine.
È una diagnosi accurata, e vale la pena svilupparla perché è il nodo di tutta la materia.
Cosa può e cosa non può stabilire una perizia
La confusione più frequente riguarda l’oggetto della valutazione.
Un professionista incaricato in questi procedimenti non può stabilire se un abuso sia avvenuto. Quella è una conclusione di fatto, e spetta al giudice.
Ciò che la valutazione può esaminare è altro, e va distinto con precisione:
- la capacità del minore di testimoniare, cioè se sia in grado di percepire, ricordare e riferire;
- l’attendibilità di quanto ha riferito, valutata attraverso le modalità con cui il racconto è stato raccolto e le sue caratteristiche;
- le condizioni psicologiche del minore e l’eventuale presenza di sofferenza, senza inferirne la causa.
Confondere questi piani produce l’errore più comune: presentare come accertamento di un fatto ciò che è una valutazione di attendibilità.
Perché non esiste un profilo
È il punto su cui la ricerca è più chiara e su cui si commettono più errori.
Non esiste un insieme di sintomi, comportamenti o caratteristiche che indichi in modo specifico che un abuso è avvenuto.
Le ragioni sono due. La prima: una parte consistente dei minori che hanno subito abuso non presenta sintomi rilevabili al momento della valutazione. La seconda: i sintomi che si osservano (ansia, disturbi del sonno, cambiamenti del comportamento, difficoltà scolastiche) sono aspecifici, e compaiono in seguito a molte altre circostanze, tra cui una separazione conflittuale o un lutto.
Ne discende che l’assenza di sintomi non esclude nulla e la loro presenza non dimostra nulla. Sono informazioni sul benessere del minore, non sulla causa.
Gli strumenti proiettivi
Analoga cautela riguarda i test, in particolare i disegni e le tecniche proiettive.
Nessuno di questi strumenti ha validità dimostrata per accertare un abuso: l’interpretazione di elementi grafici come segni di esperienze specifiche non è sostenuta da evidenze, e produce con grande facilità sia falsi positivi sia falsi negativi.
Il testo indica correttamente la necessità di integrare psicologia e medicina legale: con l’avvertenza che anche i riscontri medici sono, nella maggioranza dei casi di abuso, assenti o non specifici.
Il nodo dell’ascolto
La parte più delicata riguarda il modo in cui il racconto viene raccolto, ed è dove si determina la qualità di tutto il resto.
I punti fermi stabiliti dalla ricerca sono precisi.
- I minori possono fornire resoconti accurati, ma sono sensibili alla suggestione, tanto più quanto minore è l’età.
- Le domande che contengono già la risposta, ripetute nel tempo o accompagnate da segnali di approvazione, possono generare racconti dettagliati di eventi mai avvenuti, che il minore finisce per credere sinceramente.
- La ripetizione dell’ascolto da parte di più persone degrada la qualità della testimonianza: ogni versione incorpora elementi delle precedenti.
- L’uso di bambole anatomiche o l’interpretazione dei disegni come strumenti di accertamento non ha validità dimostrata.
Da qui la regola operativa: il racconto va raccolto una volta sola, il prima possibile, da personale formato, in condizioni documentabili, e in Italia lo strumento previsto è l’incidente probatorio con audizione protetta.
Vale la pena ricordare che esistono linee guida condivise sull’ascolto del minore in ambito giudiziario, elaborate proprio per ridurre questi rischi, e che il loro rispetto è verificabile.
I due errori
La ragione per cui questa materia richiede tanto rigore è che gli errori possibili sono due, entrambi gravissimi e simmetrici.
Non credere a un minore che ha subito un abuso significa lasciarlo esposto e insegnargli che raccontare non serve.
Ritenere provato un abuso mai avvenuto significa separare un minore da una persona che non ha fatto nulla, con conseguenze durature su entrambi.
La tentazione, in questi casi, è di orientarsi verso l’errore che si ritiene meno grave. È una tentazione da respingere: la funzione della metodologia è precisamente non dover scegliere quale errore preferire, ma ridurre la probabilità di entrambi.
Il contesto delle separazioni
Il rischio si concentra dove il testo lo colloca implicitamente: nei procedimenti in cui è in corso un conflitto tra i genitori.
In quel contesto valgono entrambe le possibilità: la separazione può essere l’occasione in cui un abuso emerge, perché finisce la convivenza che lo copriva; oppure un’osservazione può essere amplificata e reinterpretata dal conflitto.
Va ricordato che la Corte di cassazione ha escluso l’utilizzabilità della cosiddetta alienazione parentale come fondamento di provvedimenti sui minori: è un costrutto privo di riconoscimento scientifico, ed è stato usato anche per screditare segnalazioni fondate.
Cosa deve contenere una perizia
Da quanto precede discendono alcuni requisiti verificabili, utili anche a chi non è del mestiere.
- Dichiarare esplicitamente l’oggetto della valutazione e ciò che non può stabilire.
- Documentare integralmente le modalità di raccolta, con registrazione, in modo che le domande poste siano verificabili.
- Riportare le ipotesi alternative considerate e le ragioni per cui sono state ritenute meno plausibili.
- Esprimere le conclusioni in termini di gradi di probabilità, non di certezza.
L’ultimo requisito è quello che distingue una perizia rigorosa: chi dichiara certezze in questa materia sta eccedendo ciò che i suoi strumenti consentono.
Domande frequenti
Una perizia psicologica può stabilire se un abuso è avvenuto?
No. Può valutare la capacità di testimoniare, l’attendibilità del racconto e le condizioni psicologiche del minore. Stabilire il fatto spetta al giudice.
Esistono sintomi che dimostrano un abuso?
No. Molti minori che l’hanno subito non presentano sintomi, e quelli osservabili sono aspecifici: compaiono anche dopo separazioni conflittuali o lutti. L’assenza non esclude, la presenza non dimostra.
Perché il racconto va raccolto una volta sola?
Perché i minori sono sensibili alla suggestione e ogni ripetizione incorpora elementi delle versioni precedenti. Domande orientate possono generare racconti dettagliati di eventi mai avvenuti.
Come si riconosce una perizia rigorosa?
Dichiara cosa non può stabilire, documenta integralmente le domande poste, riporta le ipotesi alternative considerate ed esprime conclusioni in termini di probabilità e non di certezza.