Psicologia dello Sviluppo ed Educazione

Il Mutismo Selettivo nei Bambini

Un bambino parla normalmente a casa, con i familiari più stretti. All’asilo o a scuola, o anche solo in presenza di estranei, non riesce a far uscire le parole: si relaziona e comunica come se fosse muto. Non è semplice timidezza, è una condizione che ha un nome, il mutismo selettivo. Questo articolo ha finalità […]

Psicolab — Il Mutismo Selettivo nei Bambini
Un bambino parla normalmente a casa, con i familiari più stretti. All’asilo o a scuola, o anche solo in presenza di estranei, non riesce a far uscire le parole: si relaziona e comunica come se fosse muto. Non è semplice timidezza, è una condizione che ha un nome, il mutismo selettivo.
Questo articolo ha finalità divulgative e informative. Non consente di formulare una diagnosi: se noti nel tuo bambino una difficoltà persistente a parlare in contesti sociali, il riferimento è il pediatra, che potrà indirizzare a uno psicologo dell’età evolutiva o a un neuropsichiatra infantile. Il fattore tempo ha un ruolo importante.

Che cos’è

Il mutismo selettivo è una condizione che impedisce ai bambini di parlare in contesti sociali specifici (l’asilo, la scuola, o anche solo la presenza di persone estranee) pur conservando una comunicazione normale nell’ambiente familiare.

La formulazione da tenere presente è quella usata dall’associazione che se ne occupa: non è semplice timidezza.

La distinzione ha conseguenze pratiche. Un bambino timido parla poco e con fatica; un bambino con mutismo selettivo, in determinati contesti, non riesce a parlare affatto, pur volendolo. È la stessa differenza che passa tra un disagio e un blocco.

Cosa provano i genitori

La descrizione della reazione alla diagnosi è forse la parte più utile del testo, perché nomina un’esperienza che chi la vive fatica a raccontare.

La sensazione riferita è di smarrimento e di vuoto, declinato su quattro piani:

  • vuoto di conoscenza: non si sa di cosa si tratti, e generalmente non se ne è mai sentito parlare;
  • vuoto informativo nelle strutture sanitarie;
  • vuoto documentale: l’impossibilità di leggere e documentarsi attraverso pubblicazioni in italiano;
  • vuoto relazionale: l’impressione di essere i soli ad affrontare tutto questo.

Quest’ultimo punto è quello su cui l’associazionismo incide di più: sapere che altre famiglie attraversano la stessa situazione cambia la percezione del problema anche prima che cambi qualcosa nel percorso di cura.

Il quadro italiano

Il testo, scritto nel 2010, denuncia una situazione precisa:

  • studio e interesse per il disturbo scarsi in Italia;
  • letteratura clinica in lingua italiana pressoché inesistente;
  • difficoltà a valutare incidenza e prevalenza, in assenza di studi o raccolte di dati statistici nazionali.

Va precisato, a beneficio di chi legge oggi, che negli anni successivi la situazione è migliorata: il mutismo selettivo è oggi riconosciuto nei principali sistemi diagnostici tra i disturbi d’ansia, ed esistono materiali e percorsi formativi in italiano. Il tema dell’informazione insufficiente presso famiglie e scuole, però, resta attuale.

Il lavoro dell’associazione

La sensibilizzazione è una delle attività primarie di A.I.Mu.Se.: Associazione italiana mutismo selettivo, costituita da genitori.

L’obiettivo dichiarato è coinvolgere quattro categorie di interlocutori, tutte necessarie perché un intervento funzioni: medici pediatri, insegnanti, educatori e famiglie.

Le iniziative

Nel corso del 2009 è stato avviato il progetto di produrre il primo libro in lingua italiana sull’argomento. Grazie all’intervento dell’associazione e dei suoi soci sono state tradotte pubblicazioni di Elisa Shipon-Blum, psicologa statunitense tra le specialiste più preparate sul tema, che lo studia da diversi anni.

A fine marzo 2010 è stato pubblicato da Edizioni La Meridiana Comprendere il mutismo selettivo, destinato a genitori, insegnanti e terapeuti.

È stato inoltre realizzato il primo pieghevole informativo italiano sul disturbo.

Perché il tempo conta

L’obiettivo indicato è che tutti i bambini che ne soffrono possano avvalersi di un quadro diagnostico corretto, così da intervenire rapidamente.

La ragione dell’urgenza è esplicita: il fattore tempo gioca un ruolo determinante per l’efficacia della terapia.

Il motivo è comprensibile. Il silenzio in contesto sociale tende a consolidarsi: più a lungo dura, più diventa l’aspettativa che gli altri hanno del bambino e che il bambino ha di sé, rendendo progressivamente più difficile uscirne.

Cosa viene sottratto

Il costo umano è formulato in modo diretto: il mutismo selettivo nega al bambino quella parte di serenità e spensieratezza che dovrebbero caratterizzare la prima fase della vita, quando la scoperta del mondo suscita stupore e meraviglia, anche attraverso le relazioni con le persone.

Una speranza dichiarata

Il testo si chiude con un auspicio: che, stimolati dal confronto con le esperienze straniere, anche in Italia si comincino a raccogliere dati e si sviluppi progressivamente una cultura del mutismo selettivo, fino alla nascita di un circuito di professionisti e studiosi che espongano, arricchiscano e confrontino le proprie tesi.

Domande frequenti

Il mutismo selettivo è una forma di timidezza?

No. Un bambino timido parla poco e con fatica; un bambino con mutismo selettivo, in determinati contesti, non riesce a parlare affatto pur volendolo. È la differenza tra un disagio e un blocco.

Come si manifesta?

Il bambino comunica normalmente a casa con i familiari più stretti, ma non riesce a parlare in contesti sociali come l’asilo o la scuola, o in presenza di persone estranee.

Perché è importante intervenire presto?

Perché il silenzio in contesto sociale tende a consolidarsi: più dura, più diventa l’aspettativa che gli altri hanno del bambino e che il bambino ha di sé. Il fattore tempo è determinante per l’efficacia della terapia.

A chi rivolgersi?

Il primo riferimento è il pediatra, che può indirizzare a uno psicologo dell’età evolutiva o a un neuropsichiatra infantile. Esistono inoltre associazioni di famiglie, come A.I.Mu.Se., che svolgono attività informativa.

Il mutismo selettivo impedisce a un bambino di parlare in contesti sociali specifici mentre comunica normalmente in famiglia. Non è timidezza: non è parlare poco, è non riuscire a parlare pur volendolo. Il testo descrive con precisione l’esperienza dei genitori alla diagnosi (un vuoto su quattro piani: conoscitivo, sanitario, documentale e relazionale) e denuncia la scarsità di studi e materiali italiani, situazione oggi in parte migliorata. Il punto operativo più importante riguarda i tempi: il silenzio sociale tende a consolidarsi e a diventare aspettativa, quindi una diagnosi corretta e precoce incide direttamente sull’efficacia dell’intervento.
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