Psicoterapia e Psicoanalisi

Musicoterapia: Basi Scientifiche Vs Basi Umanistiche

Che il suono accompagni lo sviluppo umano fin da prima della nascita è documentato. Il passaggio da questo dato alla validazione di una pratica terapeutica, però, non è automatico, ed è il punto in cui la divulgazione scivola più spesso. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. In Italia la musicoterapia non è una professione […]

Psicolab — Musicoterapia: Basi Scientifiche Vs Basi Umanistiche
Che il suono accompagni lo sviluppo umano fin da prima della nascita è documentato. Il passaggio da questo dato alla validazione di una pratica terapeutica, però, non è automatico, ed è il punto in cui la divulgazione scivola più spesso.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione clinica. In Italia la musicoterapia non è una professione sanitaria regolamentata da un albo.

Cosa mostra la ricerca sullo sviluppo

La base empirica esiste ed è solida, purché descritta con precisione.

Il sistema uditivo diventa funzionante nell’ultimo trimestre di gravidanza, e il feto risponde agli stimoli sonori con modificazioni della frequenza cardiaca e del movimento.

Ciò che raggiunge il feto non è però il suono come lo percepiamo: le alte frequenze sono fortemente attenuate, mentre passano meglio il ritmo, l’intensità e l’andamento melodico. È la prosodia, non le parole.

Gli esperimenti sui neonati mostrano una preferenza per la voce materna e per la lingua udita in gravidanza, il che indica una forma di apprendimento prenatale.

Dopo la nascita, il linguaggio rivolto ai bambini (tono più alto, intonazione ampia, ritmo rallentato) attira l’attenzione dei neonati ed è associato a un migliore apprendimento delle parole. È un fenomeno diffuso in molte culture, con variazioni.

Il salto che non regge

Qui sta il nodo argomentativo.

Che il suono abbia un ruolo nello sviluppo è un dato di scienza di base. Che una determinata pratica clinica sia efficace è una domanda diversa, che si risponde solo con studi che la mettono alla prova.

La distinzione è la stessa che vale in medicina: conoscere un meccanismo non dimostra che un intervento che vi si ispira funzioni. La storia della farmacologia è piena di composti plausibili sul piano del meccanismo e inefficaci nella pratica.

Ne segue che elencare studi sullo sviluppo prenatale non costituisce evidenza di efficacia della musicoterapia, per quanto quegli studi siano corretti.

Va aggiunto un chiarimento su un mito ricorrente in questo campo: l’idea che ascoltare musica classica in gravidanza o nella prima infanzia aumenti le capacità intellettive non è supportata. Lo studio da cui l’idea derivò riportava un effetto piccolo, temporaneo e su un compito specifico, in adulti; le repliche non hanno confermato l’interpretazione che ne è stata data.

Dove le prove ci sono

Per equilibrio, va detto anche il contrario: alcuni ambiti hanno supporto.

In neonatologia, gli interventi musicali con neonati pretermine mostrano effetti su parametri fisiologici e sull’alimentazione, con qualche risultato sullo stress dei genitori.

Nella demenza, si osserva una riduzione di agitazione e sintomi comportamentali, prevalentemente a breve termine.

Nella riabilitazione motoria il caso più netto: la stimolazione uditiva ritmica migliora i parametri del cammino, e qui il meccanismo (l’accoppiamento fra ritmo e sistema motorio) è ben caratterizzato.

Va segnalato il limite trasversale: l’impossibilità di condurre studi in cieco, campioni ridotti e confronti spesso con l’assenza di attività anziché con un controllo attivo. Parte dell’effetto potrebbe derivare dal tempo e dall’attenzione ricevuti.

Scienza e dimensione umanistica non si oppongono

La contrapposizione suggerita dal titolo originale è meno interessante di quanto sembri.

Elementi come la relazione, l’attenzione ricevuta e l’aspettativa sono fattori reali, misurabili e presenti in ogni intervento. Non sono l’alternativa alla scienza: sono oggetto di studio.

La domanda utile non è se contino, ma quanto del beneficio dipenda da essi e quanto dallo specifico dell’intervento. È esattamente ciò che i disegni con controllo attivo servono a separare.

Il criterio pratico che ne deriva, per chi valuta una proposta: chiedere quali studi la sostengono per quella indicazione, non quali studi dimostrano che il suono è importante nello sviluppo umano. Sono due domande diverse, e solo la prima riguarda la scelta da fare.

Domande frequenti

Il feto sente la musica?

Percepisce stimoli sonori nell’ultimo trimestre, ma le alte frequenze sono fortemente attenuate: passano soprattutto ritmo, intensita e andamento melodico.

La musica classica rende piu intelligenti i bambini?

No. Lo studio all’origine di questa idea riportava un effetto piccolo, temporaneo e su un compito specifico in adulti, e le repliche non hanno confermato l’interpretazione diffusa.

Gli studi sullo sviluppo dimostrano l’efficacia della musicoterapia?

No: conoscere un meccanismo non dimostra che un intervento ispirato a esso funzioni. Servono studi che mettano alla prova la pratica per quella indicazione.

Dove le evidenze sono migliori?

In neonatologia, nella demenza per l’agitazione a breve termine e nella riabilitazione motoria tramite stimolazione ritmica.

Il ruolo del suono nello sviluppo prenatale e precoce e documentato, ma cio che raggiunge il feto e la prosodia, non la musica come la percepiamo. Da quel dato non segue l’efficacia di una pratica clinica: sono due domande distinte, e conoscere un meccanismo non basta. Le evidenze reali esistono in ambiti circoscritti, neonatologia, demenza, riabilitazione ritmica. E la domanda da porre e sempre quali studi sostengono quella indicazione, non se il suono conti nello sviluppo.
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