Psicologia Sociale e del Comportamento

Misoginia femminile

Che esistano ostilità e svalutazione fra donne è un fenomeno reale e studiato. Il modo in cui viene raccontato (come difetto femminile, o come colpa delle madri) è però quasi sempre sbagliato, e nasconde ciò che lo produce. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. In presenza di violenza o controllo: 1522, attivo 24 ore […]

Psicolab — Misoginia femminile
Che esistano ostilità e svalutazione fra donne è un fenomeno reale e studiato. Il modo in cui viene raccontato (come difetto femminile, o come colpa delle madri) è però quasi sempre sbagliato, e nasconde ciò che lo produce.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. In presenza di violenza o controllo: 1522, attivo 24 ore su 24.

Il fenomeno esiste, ma ha un altro nome

Il costrutto studiato in letteratura è il sessismo interiorizzato: l’adozione, da parte delle persone appartenenti a un gruppo svantaggiato, degli stessi stereotipi che le penalizzano.

È documentato, ed è misurabile: si manifesta come sfiducia verso le competenze delle proprie simili, autosvalutazione e adesione a norme che restringono i comportamenti accettabili.

Il punto decisivo, e quello che l’impostazione del testo originale rovescia: non è un tratto femminile. È un effetto documentato nei gruppi in posizione svantaggiata in generale, e prende la forma degli stereotipi del contesto in cui si vive.

Il quadro teorico più utilizzato è quello della giustificazione del sistema: tendiamo a legittimare l’assetto sociale in cui viviamo, anche quando ci penalizza, perché riconoscerlo ingiusto e immodificabile è psicologicamente costoso.

Il “soffitto di vetro” e l’effetto attribuito alle donne al vertice

Un caso di studio chiarisce bene la differenza fra descrizione e spiegazione.

È stato osservato che alcune donne in posizioni apicali risultano meno favorevoli alle colleghe. Il fenomeno è stato battezzato con un’espressione che lo attribuisce a una caratteristica personale.

La ricerca successiva ha mostrato che si tratta di una risposta al contesto: dove esiste una sola posizione disponibile per le donne, la competizione fra loro è strutturale; e dove appartenere al gruppo penalizza, prendere le distanze è una strategia razionale di sopravvivenza professionale.

Quando quelle condizioni cambiano, il comportamento cambia. Non è un tratto, è un adattamento.

Va aggiunto che l’effetto non è specifico: comportamenti analoghi sono documentati in altri gruppi minoritari nelle stesse condizioni.

Sulle madri

Il testo originale colloca le radici del problema nella relazione con la madre. È una tradizione interpretativa lunga, e vale la pena esaminarne il fondamento.

La psicologia del Novecento ha attribuito alle madri la responsabilità di una quantità straordinaria di esiti (dall’autismo alla schizofrenia) e quelle attribuzioni sono state sistematicamente smentite.

Ciò che sappiamo oggi è che la trasmissione intergenerazionale di atteggiamenti esiste, ma è modesta e mediata dall’ambiente complessivo: coetanei, scuola, rappresentazioni mediatiche, contesto lavorativo.

Ne segue una precisazione che ha valore pratico: cercare l’origine nella relazione madre-figlia riproduce la stessa operazione che si vorrebbe denunciare, cioè attribuire a una donna la responsabilità di un fenomeno collettivo.

Le condizioni che producono ostilità

Se si cercano cause modificabili, la ricerca sui gruppi ne indica alcune ricorrenti.

  • La scarsità di posizioni: dove le opportunità per un gruppo sono limitate a poche, la competizione interna aumenta meccanicamente.
  • La tokenizzazione: essere l’unica presenza di un gruppo in un contesto aumenta la visibilità, la pressione e la tendenza a differenziarsi dalle proprie simili.
  • Le norme sull’aspetto e sul comportamento, che creano un terreno di valutazione reciproca continua.
  • La svalutazione sociale del gruppo, che rende costoso identificarvisi.

Va aggiunto ciò che riduce il fenomeno, ed è coerente: aumentare il numero di posizioni disponibili, rendere trasparenti i criteri di valutazione, e (dato con supporto empirico) la presenza di relazioni di sostegno fra donne, che è associata a maggiore permanenza e soddisfazione nei contesti professionali maschili.

Domande frequenti

Le donne sono ostili fra loro?

Il fenomeno studiato e il sessismo interiorizzato, che riguarda i gruppi in posizione svantaggiata in generale e non e un tratto femminile.

Perche alcune donne al vertice non sostengono le colleghe?

Perche dove esiste una sola posizione disponibile la competizione e strutturale, e prendere le distanze da un gruppo penalizzato e una strategia di sopravvivenza. Cambiando il contesto, cambia il comportamento.

La responsabilita e delle madri?

No. La trasmissione di atteggiamenti esiste ma e modesta e mediata da coetanei, scuola e contesto sociale. Attribuire il fenomeno alle madri ripete l’operazione che dovrebbe criticare.

Cosa lo riduce?

Aumentare le posizioni disponibili, rendere trasparenti i criteri di valutazione e sostenere le relazioni di reciproco appoggio, associate a maggiore permanenza nei contesti professionali.

L’ostilita fra donne esiste ed e studiata, ma il suo nome e sessismo interiorizzato: e un effetto documentato nei gruppi svantaggiati in generale, non un tratto femminile. Il comportamento delle donne al vertice si spiega con la scarsita di posizioni e il costo di identificarsi in un gruppo penalizzato, non con il carattere. Ricondurre tutto alle madri riproduce l’attribuzione che si vorrebbe criticare. E cio che riduce il fenomeno e strutturale: piu posizioni, criteri trasparenti, relazioni di sostegno.
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