Il fenomeno esiste, ma ha un altro nome
Il costrutto studiato in letteratura è il sessismo interiorizzato: l’adozione, da parte delle persone appartenenti a un gruppo svantaggiato, degli stessi stereotipi che le penalizzano.
È documentato, ed è misurabile: si manifesta come sfiducia verso le competenze delle proprie simili, autosvalutazione e adesione a norme che restringono i comportamenti accettabili.
Il punto decisivo, e quello che l’impostazione del testo originale rovescia: non è un tratto femminile. È un effetto documentato nei gruppi in posizione svantaggiata in generale, e prende la forma degli stereotipi del contesto in cui si vive.
Il quadro teorico più utilizzato è quello della giustificazione del sistema: tendiamo a legittimare l’assetto sociale in cui viviamo, anche quando ci penalizza, perché riconoscerlo ingiusto e immodificabile è psicologicamente costoso.
Il “soffitto di vetro” e l’effetto attribuito alle donne al vertice
Un caso di studio chiarisce bene la differenza fra descrizione e spiegazione.
È stato osservato che alcune donne in posizioni apicali risultano meno favorevoli alle colleghe. Il fenomeno è stato battezzato con un’espressione che lo attribuisce a una caratteristica personale.
La ricerca successiva ha mostrato che si tratta di una risposta al contesto: dove esiste una sola posizione disponibile per le donne, la competizione fra loro è strutturale; e dove appartenere al gruppo penalizza, prendere le distanze è una strategia razionale di sopravvivenza professionale.
Quando quelle condizioni cambiano, il comportamento cambia. Non è un tratto, è un adattamento.
Va aggiunto che l’effetto non è specifico: comportamenti analoghi sono documentati in altri gruppi minoritari nelle stesse condizioni.
Sulle madri
Il testo originale colloca le radici del problema nella relazione con la madre. È una tradizione interpretativa lunga, e vale la pena esaminarne il fondamento.
La psicologia del Novecento ha attribuito alle madri la responsabilità di una quantità straordinaria di esiti (dall’autismo alla schizofrenia) e quelle attribuzioni sono state sistematicamente smentite.
Ciò che sappiamo oggi è che la trasmissione intergenerazionale di atteggiamenti esiste, ma è modesta e mediata dall’ambiente complessivo: coetanei, scuola, rappresentazioni mediatiche, contesto lavorativo.
Ne segue una precisazione che ha valore pratico: cercare l’origine nella relazione madre-figlia riproduce la stessa operazione che si vorrebbe denunciare, cioè attribuire a una donna la responsabilità di un fenomeno collettivo.
Le condizioni che producono ostilità
Se si cercano cause modificabili, la ricerca sui gruppi ne indica alcune ricorrenti.
- La scarsità di posizioni: dove le opportunità per un gruppo sono limitate a poche, la competizione interna aumenta meccanicamente.
- La tokenizzazione: essere l’unica presenza di un gruppo in un contesto aumenta la visibilità, la pressione e la tendenza a differenziarsi dalle proprie simili.
- Le norme sull’aspetto e sul comportamento, che creano un terreno di valutazione reciproca continua.
- La svalutazione sociale del gruppo, che rende costoso identificarvisi.
Va aggiunto ciò che riduce il fenomeno, ed è coerente: aumentare il numero di posizioni disponibili, rendere trasparenti i criteri di valutazione, e (dato con supporto empirico) la presenza di relazioni di sostegno fra donne, che è associata a maggiore permanenza e soddisfazione nei contesti professionali maschili.
Domande frequenti
Le donne sono ostili fra loro?
Il fenomeno studiato e il sessismo interiorizzato, che riguarda i gruppi in posizione svantaggiata in generale e non e un tratto femminile.
Perche alcune donne al vertice non sostengono le colleghe?
Perche dove esiste una sola posizione disponibile la competizione e strutturale, e prendere le distanze da un gruppo penalizzato e una strategia di sopravvivenza. Cambiando il contesto, cambia il comportamento.
La responsabilita e delle madri?
No. La trasmissione di atteggiamenti esiste ma e modesta e mediata da coetanei, scuola e contesto sociale. Attribuire il fenomeno alle madri ripete l’operazione che dovrebbe criticare.
Cosa lo riduce?
Aumentare le posizioni disponibili, rendere trasparenti i criteri di valutazione e sostenere le relazioni di reciproco appoggio, associate a maggiore permanenza nei contesti professionali.