Il contesto
Il testo si presentava come l’appello di un medico che, avendo dedicato la propria attività allo studio della sclerosi multipla e convivendo egli stesso con la diagnosi, chiedeva di poter esaminare e verificare scientificamente una nuova proposta terapeutica.
Vale la pena riconoscere che l’impostazione era corretta nella forma: si chiedeva di provare scientificamente l’ipotesi, non di darla per acquisita.
Ed è precisamente quello che è stato fatto: con l’esito opposto a quello sperato.
Cos’era la CCSVI
L’acronimo indicava una presunta insufficienza venosa cronica cerebro-spinale: una condizione vascolare caratterizzata da restringimenti delle vene che drenano il sangue dal sistema nervoso centrale, in particolare le giugulari interne e la vena azygos.
L’ipotesi era che tali ostruzioni causassero un ristagno sanguigno cronico nel sistema nervoso, con conseguenze sulla fisiopatologia dei fluidi cerebro-spinali.
Il trattamento proposto consisteva in un’angioplastica venosa: attraverso un catetere introdotto dalla vena femorale, un palloncino veniva gonfiato in corrispondenza dei restringimenti per dilatarli.
Cosa è successo dopo
Questa è la parte che il lettore di oggi deve conoscere.
Studi successivi condotti con metodologia più rigorosa: in particolare con valutazione in cieco, cioè con operatori che non sapevano quali pazienti avessero la diagnosi: non hanno confermato che l’anomalia venosa fosse più frequente nelle persone con sclerosi multipla rispetto ai controlli.
Le sperimentazioni cliniche sull’angioplastica hanno inoltre confrontato la procedura con un intervento simulato, senza rilevare benefici significativi sui sintomi o sul decorso.
Nel frattempo la procedura, praticata in contesti diversi e talvolta al di fuori di protocolli controllati, ha prodotto complicanze gravi, inclusi casi mortali.
È il motivo per cui le società scientifiche neurologiche ne sconsigliano l’impiego.
L’ipotesi biologica proposta
Il ragionamento che il testo avanzava per collegare le due cose merita comunque di essere esaminato, perché contiene elementi corretti utilizzati in modo improprio.
Cosa è vero
L’eccitotossicità è un fenomeno reale e ben documentato: concentrazioni elevate di acido glutammico (il principale neurotrasmettitore eccitatorio) possono risultare tossiche per i neuroni.
Il meccanismo passa dall’attivazione di specifici recettori, che determina un aumento del calcio all’interno della cellula, alterazioni della membrana mitocondriale e infine morte cellulare programmata.
Il fenomeno è effettivamente implicato in diverse condizioni neurodegenerative e nel danno conseguente a grave riduzione dell’ossigenazione cerebrale, come nell’ictus.
Dove il ragionamento cede
Il passaggio critico è l’analogia con l’ictus.
Il testo stesso riconosceva la difficoltà, ammettendo che nella sclerosi multipla la stasi venosa non è paragonabile a quella di un evento ischemico. L’argomento proposto per superare l’obiezione era che, pur essendo modesta, tale stasi fosse cronica.
È un ragionamento plausibile in astratto, ed è esattamente il tipo di ipotesi che la sperimentazione serve a verificare. La verifica c’è stata, e non ha retto.
Va aggiunto che la sclerosi multipla è oggi compresa come malattia a base autoimmune, in cui il sistema immunitario attacca la guaina mielinica: un meccanismo diverso, su cui agiscono i farmaci attualmente in uso.
Perché questo caso è istruttivo
La vicenda della CCSVI viene spesso citata come esempio di come funziona (e di come deve funzionare) la validazione in medicina.
Alcuni elementi meritano attenzione.
Il primo è il ruolo dell’attesa. Un’ipotesi che promette una soluzione a una malattia cronica genera una domanda enorme, e quella domanda esercita pressione perché il trattamento venga reso disponibile prima della verifica.
Il secondo è il valore del cieco. Le osservazioni iniziali erano state raccolte da operatori consapevoli della diagnosi dei pazienti: una condizione in cui l’aspettativa influenza inconsapevolmente ciò che si misura.
Il terzo è il ruolo del confronto con una procedura simulata. Molti pazienti riferivano miglioramenti dopo l’intervento, ed è un dato reale, che però va confrontato con quanto accade dopo una procedura fittizia, dove miglioramenti simili si osservano regolarmente.
Non si tratta di sospettare la buona fede di chi propose l’ipotesi. Si tratta di riconoscere che l’entusiasmo non è un metodo, e che le procedure di controllo esistono precisamente perché anche i ricercatori onesti si sbagliano.
Domande frequenti
La CCSVI è collegata alla sclerosi multipla?
No. Studi successivi condotti con valutazione in cieco non hanno confermato che l’anomalia venosa sia più frequente nelle persone con sclerosi multipla rispetto ai controlli.
L’angioplastica venosa è un trattamento valido per la sclerosi multipla?
No. Le sperimentazioni che l’hanno confrontata con una procedura simulata non hanno rilevato benefici, e la procedura ha causato complicanze gravi. Le società neurologiche ne sconsigliano l’uso.
Cos’è l’eccitotossicità?
Un fenomeno reale per cui concentrazioni elevate di glutammato risultano tossiche per i neuroni, attraverso un aumento del calcio intracellulare che porta alla morte cellulare. È implicato in diverse condizioni neurologiche, ma non spiega la sclerosi multipla nel modo proposto dal testo.
Perché molti pazienti riferivano miglioramenti?
Perché miglioramenti soggettivi si osservano regolarmente anche dopo procedure simulate. È la ragione per cui il confronto con un intervento fittizio è indispensabile prima di attribuire un effetto a un trattamento.