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Azienda e Organizzazione

I Linguaggi Televisivi I

La vastità del palinsesto televisivo ha permesso l’utilizzo di stili comunicativi diversificati. Vengono riscontrate delle difficoltà nella definizione del linguaggio che viene utilizzato dai programmi televisivi. In quanto anche la lingua, come i generi, si differenzia in base al tipo di informazione da trasmettere e al livello di coinvolgimento enfatico ed empatico che si vuole raggiungere con il pubblico. La lingua della tv si può collocare nel parlato dell’uso medio(Sabatini) che a tratti tende verso una maggiore o minore informalità. Ma bisogna ricordare che in quanto parlato- programmato, cioè organizzato tramite una scaletta, nelle trasmissioni con una funzione sociale, il linguaggio può essere ampiamente formale e rientrare nel campo dell’italiano parlato scritto. Inoltre è importante il ruolo del conduttore che caratterizza la trasmissione linguisticamente attraverso il proprio stile. Tendenzialmente si tende all’utilizzo del parlato spontaneo gestito esplicitamente dal conduttore o controllato dalla regia.1
L’italiano televisivo può essere così identificato in base agli stili comunicativi utilizzati per proferire l’informazione. Possono emergere diversi stili linguistici in base all’origine dei programmi. Nelle trasmissioni d’informazione come quelle di divulgazione politica, scientifica, o culturale, si avrà un linguaggio più serio, invece in quelle d’intrattenimento come i talk show o i game show troveremo un linguaggio medio, tendente all’informalità. Mentre il parlato trascurato può essere riscontrato nei programmi d’intrattenimento utilizzato in modo intenzionale per suscitare il riso o in modo involontario dai parlanti comuni che intervengono durante dibattiti o che vengono intervistati. E infine il parlato che deriva da un testo scritto tipico delle fiction, in cui il linguaggio anche se programmato può connotarsi, in base alle caratteristiche del genere con elementi dialettici o del linguaggio giovanile, in base all’impostazione che gli si vuole dare.

Il linguaggio dell’informazione
Il linguaggio che caratterizza le trasmissioni informative si distingue in riferimento al tipo di programmazione che si vuole creare, impostata su particolari modalità espressive con cui si preferisce informare gli spettatori.
Parlando dei telegiornali si può distinguere uno stile oggettivo, esplicativo- interpretativo e di opinione2. Queste diverse impostazioni sono influenzate dallo stile di conduzione che viene utilizzato. Si ha, infatti, un’impronta soggettiva quando il conduttore esprime opinioni personali sui fatti accaduti e raccontati, contrariamente se il conduttore mantiene un’impostazione distaccata e impersonale nell’esposizione delle notizie si avrà uno stile oggettivo. Mentre il modello esplicativo- interpretativo si caratterizza per il rilievo che viene dato agli spazi redazionali e alle figure giornalistiche. In base alle modalità espressive si può quindi mettere in rilievo la disposizione delle notizie che può caratterizzarsi per la maggiore o minore rigidità nella struttura. Le notizie possono tendere verso le coesione tematica cercando di rendere il discorso unico o essere separate tramite l’impostazione tematica. Analizzando la lingua utilizzata si può notare l’uso di uno stile nominale o di una struttura suddivisa in un segmento tematico e uno rematico. Ma anche diffusa è la presenza di un enunciato formato dal discorso diretto con le virgolette che tendono a segnalarlo. Questo tipo di strutture informative, che si evidenziano nei titoli di testa delle notizie, sono desunte dal linguaggio scritto giornalistico con l’unica differenza che nel parlato dei telegiornali è importante la punteggiatura dell’enunciato iniziale, che serve a trasmettere la giusta enfasi e tonalità espressiva.
Altro carattere tipico di questo genere è l’esposizione dell’informazione influenzata dagli strumenti che il giornalista ha a disposizione. Gli strumenti utilizzati possono essere individuati nei fogli scritti che il giornalista tiene davanti a se o nel prompter, apparecchiatura che applicata davanti alla telecamera riproduce il testo in modo che il giornalista non distolga lo sguardo dallo schermo. Si può quindi dedurre che in base agli apparecchi utilizzati si può mostrare un linguaggio più sciolto, con il prompter, o una maggiore naturalezza che può condurre anche ad esitazioni e errori, tramite i fogli con il testo scritto. È importante ricordare la componente di memorizzazione del testo, in quanto scritto personalmente dal giornalista, e quella dell’improvvisazione, che è molto scarsa e si presenta soprattutto durante le edizioni straordinarie o a causa di un disguido tecnico, in cui il giornalista deve riuscire a intrattenere gli spettatori senza una scaletta fissa. In questo caso sono frequenti i segnali discorsivi utilizzati per prendere tempo o per organizzare un nuova struttura discorsiva.
Per quanto riguarda i collegamenti con l’esterno si può differenziare un parlato più vicino allo scritto, nel caso in cui la voce dell’inviato è fuori campo e può così permettersi di leggere direttamente il discorso, o un parlato più discorsivo e incline all’improvvisazione nel caso in cui l’inviato compare in diretta sullo schermo.
Punto caratterizzante dei vari telegiornali è il tipo di modalità intontiva che il conduttore utilizza. Si può avere una tonalità intontiva che tende a segmentare le frasi tra i vari costituenti tematici, evidenziando i rapporti logici tra le parole oppure una modalità di enunciazione più veloce, verificata soprattutto nelle notizie meno importanti.
In conclusione possiamo affermare che all’interno di queste trasmissioni si evidenziano una vasta gamma di inclinazioni delle modalità comunicative. Riferendoci alla generalità di questo genere possiamo distinguere un parlato che si avvicina molto allo scritto utilizzato principalmente dai giornalisti o dagli inviati. Un parlato- controllato utilizzato sia dai politici che vengono intervistati sia dal giornalista che utilizza uno stile più discorsivo. E il parlato- regionale che si sta diffondendo nell’esposizione dei giornalisti, ma che si presenta anche nelle pronunce della “gente comune”, che viene intervistata all’interno dei servizi o che si trova all’interno del programma in qualità di ospite. Inoltre il linguaggio di questi programmi deriva direttamente da quello giornalistico- scritto e quindi si ha una predilezione di forme chiare,semplici ed efficaci. Naturalmente i generi televisivi che trattano informazione e sono influenzati da altri tipi di programmazione, come il talk show, avranno una maggiore discorsività e un ricorso a forme più complesse di costruzione del periodo, tipiche del dibattito in cui sono presenti molti enunciati argomentativi.
Il linguaggio della divulgazione scientifico – culturale
Nei programmi con finalità di divulgazione scientifica e culturale, come per tutti gli altri generi, si è dimostrato un diverso utilizzo di costrutti sintattici in base all’impostazione che si vuole dare alla trasmissione. Importante è il rapporto che si crea tra immagini e parole e con la presenza di esperti ospitati all’interno del programma. Innanzitutto si può operare una distinzione tra un’esposizione monologica- espositiva, in cui si ha l’impronta di un parlato più vicino allo scritto, o un’esposizione discorsiva, aperta molte volte al dibattito, con momenti d’improvvisazione in cui si ha una maggiore libertà nella conversazione. Nel primo caso, il presentatore cercherà di vivacizzare l’esposizione provocando suspense nello spettatore o coinvolgendolo tramite un appello. Nel secondo caso, invece, si ha un’apertura al dibattito tramite la presenza di specialisti che argomentano il discorso utilizzando uno stile più vicino al parlato, che può caratterizzarsi in maniera più sciolta o più controllata. In questo ultimo caso si è di fronte alla presenza di una prominente lunghezza delle frasi.
Rilevante è il fenomeno con cui si tende ad evidenziare la continuità tematica tramite la ripetizione di un soggetto nominale o pronominale. Un altro importante ruolo è occupato dai segnali discorsivi e dalle interiezioni. I primi compaiono nelle trasmissioni con una maggiore componente dialogica, mentre le interiezioni compaiono soprattutto con la funzione di rendere la comunicazione più coesa. Questi sono indicati soprattutto nelle formule di saluto e di cortesia, ma anche allo scopo di presentare segmenti interni al programma.
Un discorso a parte va fatto per il lessico, che nonostante la forte specializzazione che può assumere in questi programmi, tende alla semplicità e alla maggiore comprensibilità in quanto deve essere accessibile anche ai “non addetti ai lavori”. Notiamo quindi l’estrema variabilità delle forme comunicative che si intersecano, in aggiunta queste maturano un’impostazione che deve permettere un larga comprensibilità in modo da avere un grande raggio d’influenza sul target, quanto mai eterogeneo.
Note
1 G. Alfieri, F. Firrincieli, L’italiano televisivo degli anni novanta. Parlato standard e “stili” di parlato trasmesso. pp. 79-91.
2 G. Alfieri, I. Bonomi, Gli italiani del piccolo schermo(2008), pp. 45-60.

Enrica Cappello

Enrica Cappello