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L'animale Coterapeuta: Attività e Terapie Assistite

Negli interventi assistiti con animali ci sono due soggetti da tutelare, non uno. È il criterio che distingue un percorso professionale serio da un’iniziativa improvvisata, e la ragione per cui la formazione in questo campo passa dalla medicina veterinaria. Nota di contesto: il testo si riferisce a un corso universitario attivato nell’anno accademico 2010-2011; date […]

Psicolab — L'animale Coterapeuta: Attività e Terapie Assistite
Negli interventi assistiti con animali ci sono due soggetti da tutelare, non uno. È il criterio che distingue un percorso professionale serio da un’iniziativa improvvisata, e la ragione per cui la formazione in questo campo passa dalla medicina veterinaria.
Nota di contesto: il testo si riferisce a un corso universitario attivato nell’anno accademico 2010-2011; date e riferimenti non sono attuali. Precisazione di merito: gli interventi assistiti con animali affiancano i percorsi terapeutici e riabilitativi, non li sostituiscono, e vanno condotti da équipe con competenze specifiche.

L’iniziativa

Il corso di perfezionamento, organizzato dalla Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Milano, si proponeva di formare figure in grado di stilare protocolli d’intervento efficaci in materia di attività e terapie assistite.

L’obiettivo dichiarato conteneva un elemento che merita di essere isolato: la garanzia del rispetto della salute e del benessere dell’animale e del paziente.

Perché quella doppia formulazione conta

È il punto centrale, e riguarda un rischio concreto.

Quando un animale viene inserito in un contesto sanitario o educativo, la tentazione è considerarlo uno strumento al servizio della persona assistita. Da lì derivano le pratiche problematiche: turni troppo lunghi, esposizione a contesti stressanti, assenza di vie di fuga, animali scelti per docilità apparente anziché per attitudine reale.

Trattare il benessere dell’animale come vincolo, e non come attenzione facoltativa, ha anche una ricaduta pratica sull’efficacia: un animale in stress non produce l’interazione che giustifica il suo impiego.

Gli ambiti di studio

Il programma copriva aspetti diversi dell’interazione uomo-animale in attività socio-sanitarie:

  • fisiologici;
  • sanitari;
  • zooantropologici;
  • etico-legislativi;
  • teorico-scientifici.

Con un’attenzione specifica al metodo: la scelta dell’animale e la sua gestione.

Anche questo merita una nota. Non tutti gli animali sono adatti, e l’idoneità non dipende dalla razza né dall’affetto che il conduttore prova per lui, ma da caratteristiche individuali verificabili: tolleranza al contatto, gestione dell’imprevisto, capacità di recupero dopo uno stress. È una valutazione tecnica, non un’impressione.

Il piano sanitario

La componente sanitaria non è secondaria: l’inserimento di un animale in strutture ospedaliere o residenziali richiede protocolli precisi su vaccinazioni, controlli, igiene e prevenzione delle zoonosi.

È la ragione tecnica per cui un percorso di questo tipo nasce in ambito veterinario, e non semplicemente in ambito educativo o psicologico.

Un campo interdisciplinare

L’ammissione era aperta a laureati in medicina veterinaria, scienze delle produzioni animali, medicina e chirurgia, professioni sanitarie della riabilitazione, psicologia, scienze pedagogiche, filosofia e giurisprudenza.

L’ampiezza dell’elenco è significativa. Un intervento assistito con animali coinvolge simultaneamente competenze veterinarie, cliniche, educative e (non da ultimo) giuridiche, dato che responsabilità e assicurazioni sono aspetti tutt’altro che marginali.

È un campo che funziona in équipe, non per singole professionalità, e la composizione della platea rifletteva questa struttura.

Una distinzione terminologica

Vale la pena chiarire una differenza che il titolo del corso richiama e che spesso viene confusa.

Le attività assistite hanno finalità ricreative ed educative, con obiettivi generali di miglioramento della qualità di vita e senza protocolli individualizzati.

Le terapie assistite hanno invece finalità cliniche e riabilitative, con obiettivi definiti per la singola persona, tempi stabiliti e valutazione dei risultati, e richiedono la prescrizione e la supervisione di professionisti sanitari.

Confondere le due cose è l’errore più frequente in questo ambito: promettere effetti terapeutici da un’attività ricreativa non rende l’attività meno utile, ma la rende male rappresentata.

Domande frequenti

Cosa sono le attività e terapie assistite con animali?

Le attività assistite hanno finalità ricreative ed educative con obiettivi generali; le terapie assistite hanno finalità cliniche, obiettivi individualizzati, tempi definiti e valutazione dei risultati, sotto supervisione sanitaria.

Perché la formazione passa dalla medicina veterinaria?

Perché l’inserimento di un animale in contesti sanitari richiede protocolli su vaccinazioni, controlli, igiene e prevenzione delle zoonosi, oltre alla valutazione dell’idoneità e alla gestione del suo benessere.

Come si sceglie l’animale adatto?

Sulla base di caratteristiche individuali verificabili (tolleranza al contatto, gestione dell’imprevisto, capacità di recupero dopo lo stress) non della razza né dell’affetto del conduttore. È una valutazione tecnica.

Perché il benessere dell’animale è un vincolo e non un’attenzione facoltativa?

Oltre alla ragione etica, ce n’è una pratica: un animale in condizione di stress non produce l’interazione che giustifica il suo impiego. Tutelarlo è condizione dell’efficacia dell’intervento.

Il criterio che distingue un intervento assistito con animali condotto correttamente è che i soggetti da tutelare siano due. Considerare l’animale uno strumento al servizio del paziente porta a turni eccessivi, contesti stressanti e selezioni basate sull’impressione anziché sull’attitudine: con una conseguenza anche pratica, perché un animale stressato non produce l’interazione attesa. Da qui la collocazione della formazione in ambito veterinario, dove si affrontano protocolli sanitari e valutazione dell’idoneità, e la sua natura interdisciplinare, che riflette un lavoro d’équipe. Resta centrale la distinzione tra attività assistite, ricreative ed educative, e terapie assistite, cliniche e individualizzate.
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