Le quattro possibilità
Il modello più usato in psicologia interculturale incrocia due domande indipendenti: quanto si mantiene la cultura di origine, e quanto si partecipa a quella del paese di arrivo.
Ne risultano quattro configurazioni.
- Integrazione: si mantiene la cultura d’origine e si partecipa a quella nuova.
- Assimilazione: si abbandona la prima per la seconda.
- Separazione: si mantiene la prima e non si partecipa alla seconda.
- Marginalizzazione: nessuna delle due.
Il risultato empirico è costante attraverso paesi e gruppi diversi: l’integrazione è associata al migliore adattamento psicologico e sociale, la marginalizzazione al peggiore.
Ne segue che chiedere di rinunciare alla propria origine per integrarsi è, oltre che discutibile, controproducente rispetto all’obiettivo dichiarato.
La condizione che il modello richiede
C’è però un elemento decisivo, ed è quello che l’osservazione del testo originale coglie bene.
L’integrazione non dipende solo da chi arriva. È possibile soltanto se la società di accoglienza la consente: dove esistono discriminazione nell’accesso al lavoro e alla casa, ostilità diffusa o barriere giuridiche, quella configurazione non è disponibile.
La discriminazione percepita è, negli studi, uno dei predittori più forti di disagio psicologico fra le persone migranti: più della distanza culturale e più delle difficoltà linguistiche.
Detto altrimenti: chiedere l’integrazione senza renderla possibile è una richiesta che non può essere accolta.
Salute mentale e migrazione
Alcuni dati aiutano a orientarsi, perché il senso comune è impreciso in entrambe le direzioni.
Chi migra tende ad avere, all’arrivo, una salute migliore della popolazione di destinazione, per un effetto di selezione: parte chi è in condizione di farlo. Il vantaggio si riduce nel tempo, e questa erosione è il dato che segnala le condizioni di vita.
Il rischio di alcuni disturbi psicotici risulta invece aumentato nelle popolazioni migranti e ancora di più nelle seconde generazioni. La spiegazione che regge meglio non è biologica ma sociale: esposizione prolungata a discriminazione, esclusione e sconfitta sociale.
Il fatto che le seconde generazioni (nate nel paese, senza esperienza migratoria) mostrino rischi maggiori è precisamente ciò che esclude la migrazione in sé come causa.
Il lutto migratorio
Un elemento clinico utile: la perdita che accompagna la migrazione riguarda molte cose contemporaneamente, persone, lingua, paesaggio, status, ruolo sociale.
Ha caratteristiche proprie: è parziale, perché ciò che si è lasciato continua a esistere; è ricorrente, perché ogni contatto lo riapre; ed è spesso non riconosciuto, perché socialmente ci si attende gratitudine per l’opportunità ottenuta.
Ed è per questo che il disagio viene spesso espresso in forma corporea anziché psicologica: non per una caratteristica culturale, ma perché è la forma per cui esiste un canale di ascolto.
Il contatto e le sue condizioni
Sull’incontro fra gruppi la ricerca ha il risultato più solido e più praticabile.
Il contatto riduce il pregiudizio reciproco, ma a condizioni identificabili: status paritario nella situazione, obiettivo comune, cooperazione anziché competizione, e sostegno del contesto.
Un’iniziativa che mette le persone nella stessa stanza senza queste condizioni può non produrre nulla, e in caso di forte asimmetria peggiorare le posizioni.
Vale infine l’osservazione che il testo originale fa correttamente: la trasformazione è reciproca. Il modello dell’integrazione descrive un cambiamento in entrambi i gruppi, e presentarlo come compito unilaterale di chi arriva significa averlo frainteso.
Domande frequenti
Qual è la configurazione con esiti migliori?
L’integrazione, cioè mantenere la cultura d’origine partecipando a quella del paese di arrivo. La marginalizzazione, che le esclude entrambe, è associata agli esiti peggiori.
Dipende solo da chi arriva?
No. L’integrazione è possibile solo se la società la consente: la discriminazione percepita è uno dei predittori più forti di disagio, più della distanza culturale.
Migrare aumenta il rischio di disturbi psichici?
All’arrivo la salute è mediamente migliore per effetto di selezione. Il rischio aumentato di alcuni disturbi psicotici riguarda soprattutto le seconde generazioni, il che indica cause sociali e non la migrazione in sé.
Perché il disagio si esprime spesso in forma corporea?
Non per una caratteristica culturale, ma perché è la forma per cui esiste un canale di ascolto disponibile.