Cosa mostrano davvero gli studi
Il dato più solido riguarda la qualità delle relazioni: le ricerche longitudinali che seguono le stesse persone per decenni indicano che la qualità dei legami è fra i predittori più consistenti di soddisfazione di vita e di salute in età avanzata.
Il fattore più studiato è l’isolamento sociale, associato in modo robusto a esiti di salute peggiori: con effetti paragonabili, nelle stime disponibili, a fattori di rischio comportamentali riconosciuti.
Va precisato il punto: conta la solitudine percepita più del numero di contatti. Si può essere circondati e soli, e la discrepanza fra relazioni desiderate e relazioni disponibili è ciò che pesa.
La parte da correggere
Il testo originale, e la divulgazione in generale, tende a contrapporre gli aspetti materiali a quelli relazionali. È una contrapposizione che non regge alla verifica.
La relazione fra reddito e benessere è reale ma non lineare: al di sotto di una certa soglia di sicurezza economica la differenza è forte, e si attenua progressivamente salendo.
Il punto che rende il tema serio: privazione economica, precarietà e insicurezza abitativa sono associate a peggiore salute mentale, e non si compensano con la qualità delle relazioni.
Anzi, la direzione opera anche al contrario: le difficoltà economiche erodono le relazioni, tempo disponibile, conflitti, vergogna sociale, ritiro. Dire a chi è in difficoltà che ciò che conta sono i legami è, in quel contesto, poco più di una consolazione.
Cosa si può fare, con che effetto
Il tema è pieno di prescrizioni. Vale la pena distinguere per grado di sostegno empirico.
- La reattività nelle relazioni (rispondere in modo che l’altro si senta compreso) è associata a maggiore intimità nel tempo. È l’ingrediente relazionale meglio documentato.
- Il modo di reagire alle buone notizie dell’altro predice la soddisfazione della relazione quanto e più del modo di gestire i conflitti.
- Gli interventi contro la solitudine funzionano meglio quando affrontano i pensieri che ostacolano il contatto (aspettativa di rifiuto, interpretazioni negative) che non quando si limitano a creare occasioni di incontro.
- Le pratiche di gratitudine hanno effetti positivi ma piccoli, e tendono a ridursi nel tempo. Sono utili, non risolutive.
- L’attività fisica e la regolarità del sonno hanno effetti sull’umore che superano quelli di molte tecniche più elaborate.
Va segnalato un risultato che orienta più di tutti: perseguire la felicità come obiettivo esplicito è associato, in alcuni studi, a minore benessere. L’attenzione costante a quanto ci si sente bene interferisce con l’esperienza. Il benessere si comporta più come un sottoprodotto dell’impegno in attività dotate di senso che come un traguardo raggiungibile direttamente.
Il punto sull’adattamento
Un ultimo elemento, utile perché ridimensiona molte aspettative.
Le persone tendono a tornare verso un livello abituale di benessere dopo eventi favorevoli o sfavorevoli, e le previsioni su quanto un evento futuro renderà felici o infelici sono sistematicamente sbagliate: si sovrastima l’intensità e soprattutto la durata.
Ma l’adattamento non è completo per tutto: alcune condizioni (la disoccupazione prolungata, la perdita del partner, il dolore cronico, l’isolamento) mostrano un ritorno molto parziale.
Ne segue una conclusione pratica: conviene investire nelle condizioni a cui non ci si adatta, e ridimensionare l’importanza attribuita a quelle a cui ci si adatta in fretta.
Domande frequenti
Le relazioni contano piu del denaro?
Non in modo assoluto. Sotto una certa soglia di sicurezza economica il reddito pesa molto, e le difficolta economiche erodono anche le relazioni.
Serve avere molti contatti?
No: conta la solitudine percepita piu del numero di persone. Cio che pesa e la distanza fra relazioni desiderate e relazioni disponibili.
Cosa migliora davvero una relazione?
La reattivita, cioe rispondere in modo che l’altro si senta compreso. E il modo di reagire alle sue buone notizie, che predice la soddisfazione quanto la gestione dei conflitti.
Si puo cercare direttamente la felicita?
Perseguirla come obiettivo esplicito e associato a minore benessere: l’attenzione costante a quanto ci si sente bene interferisce con l’esperienza.