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Aperte le Iscrizioni al Master in Fundraising di Forlì

Esiste una professione che tiene insieme due cose raramente compatibili: il desiderio di riuscita professionale e la volontà di lavorare per una causa. Si chiama fundraising, e in Italia ha trovato un primo percorso formativo universitario dedicato. Nota di contesto: questo testo si riferisce alle iscrizioni a un’edizione del master avviata nel 2011. Date, contenuti […]

Psicolab — Aperte le Iscrizioni al Master in Fundraising di Forlì
Esiste una professione che tiene insieme due cose raramente compatibili: il desiderio di riuscita professionale e la volontà di lavorare per una causa. Si chiama fundraising, e in Italia ha trovato un primo percorso formativo universitario dedicato.
Nota di contesto: questo testo si riferisce alle iscrizioni a un’edizione del master avviata nel 2011. Date, contenuti e dati riportati non sono aggiornati; l’articolo conserva interesse per la descrizione della figura professionale.

Chi è il fundraiser

Letteralmente «colui che raccoglie fondi». Ma la definizione, presa alla lettera, dice poco della professione reale.

Il fundraiser mette a servizio di una causa un insieme di competenze piuttosto ampio:

  • comunicazione;
  • pubbliche relazioni;
  • analisi;
  • management;
  • amministrazione;
  • etica.

L’obiettivo è reperire le risorse necessarie a un’organizzazione non profit per crescere e perseguire i propri obiettivi.

Perché l’etica compare nell’elenco

L’inserimento non è di facciata, ed è forse l’elemento più interessante della descrizione.

Chi raccoglie fondi lavora su una relazione fiduciaria: chiede a qualcuno di destinare risorse a un obiettivo che non potrà verificare direttamente. Le stesse tecniche che rendono efficace una richiesta (leva emotiva, urgenza, personalizzazione) possono facilmente scivolare nella manipolazione.

Il vincolo etico, in questo mestiere, non è un’aggiunta morale: è ciò che distingue una raccolta fondi da una pressione. Ed è anche una condizione di sostenibilità, perché un donatore che si sente strumentalizzato non torna.

Il percorso formativo

Il master descritto (organizzato a Forlì e diretto dal professor Valerio Melandri, dell’Università di Bologna) era presentato come il primo e unico corso universitario italiano rivolto a chi intende operare nel non profit attraverso la raccolta fondi.

La struttura

L’articolazione riportata prevedeva:

  • un anno di studio, distribuito su 16 weekend;
  • 70 crediti formativi;
  • 250 ore di didattica frontale;
  • 400 ore di stage.

La formula concentrata nei fine settimana risponde a un’esigenza precisa: consentire la frequenza a chi lavora già. È un dettaglio organizzativo che dice molto sul pubblico a cui il percorso si rivolgeva, non solo neolaureati, ma anche persone già attive nel settore.

Il dato sull’occupazione

Secondo quanto dichiarato dal direttore, oltre il 95% di chi aveva svolto il master risultava occupato.

Una precisazione di metodo, valida per qualunque dato di questo tipo: i tassi di placement dichiarati dagli enti formatori vanno letti sapendo come sono costruiti, a quale distanza dalla conclusione, con quale tipo di contratto, in quale rapporto con il percorso studiato. Non è un’obiezione a questo caso specifico, ma un criterio generale utile a chi valuta un investimento formativo.

Perché il fundraising conta

Un’osservazione che il testo lascia implicita ma che vale la pena rendere esplicita.

Un’organizzazione non profit può avere una missione impeccabile e competenze eccellenti nel proprio campo, e restare comunque irrilevante se non riesce a sostenersi. La capacità di reperire risorse non è accessoria rispetto alla causa: ne condiziona l’esistenza.

Professionalizzare questa funzione significa quindi riconoscere che la buona volontà non basta, e che il terzo settore richiede competenze gestionali paragonabili a quelle di qualunque altro ambito organizzato.

Domande frequenti

Cosa fa un fundraiser?

Reperisce le risorse necessarie a un’organizzazione non profit combinando competenze di comunicazione, pubbliche relazioni, analisi, management, amministrazione ed etica.

Perché l’etica è una competenza del fundraising?

Perché il lavoro si fonda su una relazione fiduciaria: le stesse tecniche che rendono efficace una richiesta possono scivolare nella manipolazione. Il vincolo etico è ciò che distingue una raccolta fondi da una pressione, ed è anche condizione di sostenibilità.

Come era strutturato il master di Forlì?

Un anno di studio su 16 weekend, 70 crediti formativi, 250 ore di didattica frontale e 400 ore di stage. La formula nei fine settimana consentiva la frequenza anche a chi già lavorava.

Come vanno letti i dati sull’occupazione dei master?

Verificando come sono costruiti: a quale distanza dalla conclusione del corso, con quale tipo di contratto e in che rapporto con il percorso studiato. È un criterio generale utile a valutare qualunque investimento formativo.

Il fundraiser non è semplicemente chi chiede soldi: mette a servizio di una causa competenze di comunicazione, relazioni, analisi, management, amministrazione ed etica. Quest’ultima non è un’aggiunta retorica, il mestiere si fonda su una relazione fiduciaria, e le tecniche che rendono efficace una richiesta possono facilmente diventare pressione. Il master di Forlì, primo percorso universitario italiano dedicato, era strutturato su un anno articolato in weekend, con stage e didattica frontale, in una formula pensata anche per chi già lavorava. Il punto di fondo resta valido: un’organizzazione con una missione impeccabile e nessuna capacità di sostenersi non arriva da nessuna parte.
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