Psicoterapia e Psicoanalisi

Introduzione all'Ipnosi

L’ipnosi non è un fenomeno straordinario: è uno stato di coscienza, al pari della veglia, del sonno e del coma. Ed è probabilmente uno stato che hai già attraversato (nel dormiveglia, in meditazione, o in un momento di concentrazione profonda) senza avere gli strumenti per riconoscerlo come tale. Questo articolo ha finalità divulgative. L’ipnosi applicata […]

Psicolab — Introduzione all'Ipnosi
L’ipnosi non è un fenomeno straordinario: è uno stato di coscienza, al pari della veglia, del sonno e del coma. Ed è probabilmente uno stato che hai già attraversato (nel dormiveglia, in meditazione, o in un momento di concentrazione profonda) senza avere gli strumenti per riconoscerlo come tale.
Questo articolo ha finalità divulgative. L’ipnosi applicata in ambito clinico è una tecnica che può essere impiegata solo da medici, psicologi e psicoterapeuti abilitati con formazione specifica, e come supporto: mai come sostituto di diagnosi e trattamenti. Nessuna delle applicazioni citate va intesa come cura di patologie organiche: per un sintomo fisico il riferimento resta il medico curante, e le terapie prescritte non vanno interrotte.

Che cos’è, dal punto di vista fisiologico

In questo stato di coscienza il cervello (e più in generale l’organismo) lavora in modo differente rispetto alla veglia, producendo segnali psicofisiologici caratteristici della trance ipnotica:

  • un rallentamento delle onde cerebrali, con passaggio da onde beta a onde alfa;
  • l’attivazione di differenti aree cortico-sottocorticali, variabile a seconda della consegna ipnotica;
  • un rallentamento della frequenza cardiaca.

L’esperienza soggettiva di chi lo attraversa è molto simile a quella degli stati meditativi, del dormiveglia o della concentrazione profonda. In queste situazioni, sostiene l’autore, il cervello attiva già uno stato analogo: percepiamo qualcosa di diverso dal normale (un rilassamento profondo, una maggiore lucidità mentale) ma non lo chiamiamo ipnosi.

Ipnosi e meditazione

La domanda viene affrontata direttamente, e la risposta è più netta di quanto ci si aspetterebbe.

Dal punto di vista neurofisiologico non c’è differenza, se lo stato meditativo porta ad attivare i parametri caratteristici della trance.

Ne discende una definizione utile: l’ipnosi è uno stato di coscienza raggiungibile attraverso percorsi diversi, tra cui le tecniche meditative.

Ciò che cambia è la finalità. Nei percorsi ipnotici lo stato di trance viene ricercato per obiettivi specifici; nella meditazione la finalità ultima è di natura differente.

Gli ambiti di applicazione

Il testo distingue tre contesti d’uso, ed è una distinzione che vale la pena tenere ferma perché riguarda anche chi può legittimamente proporli.

Ipnoterapia

Quando gli obiettivi sono terapeutici (psicologici o medici) si parla di ipnoterapia.

L’ipnosi può essere impiegata per lavorare su problematiche emerse in psicoterapia, o per supportare la persona nella gestione di alcune patologie organiche.

Il verbo è importante: gestione, non cura. Questi percorsi sono condotti da medici o psicoterapeuti che, in aggiunta alla specializzazione di base, hanno acquisito competenze ipnotiche specifiche.

Supporto psicologico

L’ipnosi può essere impiegata come strumento nei percorsi di supporto condotti da psicologi con competenze ipnotiche.

Gli ambiti più comuni indicati: disturbi d’ansia, gestione delle emozioni, insonnia, rinforzo dell’autostima, miglioramento dell’autoefficacia, gestione del dolore.

Miglioramento della prestazione

Il terzo ambito riguarda percorsi non clinici, per esempio in campo sportivo o scolastico: migliorare la capacità di concentrazione, mantenere la calma nei momenti di difficoltà, attivare la determinazione necessaria a una prova.

Eteroipnosi e autoipnosi

Esistono due approcci fondamentali.

L’ipnosi eteroindotta comprende le tecniche proposte da una persona esterna (l’ipnotista) per generare lo stato di trance e orientarlo verso un obiettivo specifico.

L’autoipnosi è il processo con cui una persona genera autonomamente lo stato e lo indirizza da sé. Presuppone naturalmente che qualcuno abbia insegnato come farlo e che ci si sia allenati ad applicare la procedura.

Vantaggi e limiti di ciascuno

L’eteroipnosi richiede necessariamente un rapporto di fiducia tra le due persone, oltre a un accordo preventivo che autorizzi l’ipnotista a muoversi nella direzione desiderata dal soggetto.

Per alcuni questo è un limite, soprattutto se si fatica a lasciarsi andare in presenza di altri o a fidarsi di qualcuno che all’inizio è un estraneo.

Il vantaggio speculare è che, essendo l’ipnotista a guidare, la persona può lasciarsi condurre senza pensare a nient’altro che a ciò che le viene suggerito. La competenza professionale consente inoltre di cogliere aspetti della situazione difficilmente visibili da soli.

L’autoipnosi elimina il problema della presenza esterna e consente di esprimere liberamente a sé stessi ciò che si percepisce. In compenso richiede di fare tutto da soli (guidarsi e insieme lasciarsi andare) cosa che per chi non è allenato può risultare molto difficile. Alcuni aspetti, inoltre, non si riescono ad affrontare in autonomia: per questo è indicata per certi obiettivi e non per altri.

Gli obiettivi indicati

L’articolo elenca cinque aree. Le riportiamo con una precisazione necessaria: si tratta di ambiti di applicazione proposti, non di efficacia dimostrata, e il livello di evidenza varia moltissimo tra un ambito e l’altro.

  • Gestione delle emozioni che provocano disagio: ansia, rabbia, rossore, nervosismo, irritabilità, attacchi di panico.
  • Cambiamento di abitudini: fumo, uso eccessivo di sostanze, onicofagia, tic, difficoltà di concentrazione.
  • Sintomi fisici: controllo del dolore, insonnia, condizioni legate allo stress.
  • Difficoltà sessuali o relazionali: ansia da prestazione, calo del desiderio, difficoltà di comunicazione.
  • Psicologia dello sport: ottimizzazione della prestazione.

Due avvertenze concrete. Sul controllo del dolore l’ipnosi è tra le applicazioni con maggiore supporto sperimentale, ed è impiegata in contesti clinici riconosciuti. Al contrario, l’idea che possa trattare asma, allergie o tachicardie come tali va respinta: sono condizioni mediche che richiedono cure mediche, e su cui l’intervento psicologico può al più incidere sul vissuto e sulla componente ansiosa associata. Anche i disturbi dell’alimentazione richiedono percorsi specialistici multidisciplinari e non vanno affrontati con singole tecniche.

Domande frequenti

L’ipnosi è uno stato speciale o insolito?

È uno stato di coscienza al pari di veglia e sonno, caratterizzato da segnali fisiologici specifici come il rallentamento delle onde cerebrali e della frequenza cardiaca. Esperienze molto simili si verificano nel dormiveglia o nella concentrazione profonda.

Che differenza c’è tra ipnosi e meditazione?

Sul piano neurofisiologico nessuna, quando la meditazione attiva i parametri tipici della trance. Cambia la finalità: nei percorsi ipnotici lo stato viene ricercato per obiettivi specifici, nella meditazione lo scopo ultimo è diverso.

Meglio l’eteroipnosi o l’autoipnosi?

Dipende. L’eteroipnosi richiede fiducia in una persona esterna ma consente di lasciarsi guidare e beneficia della competenza del professionista. L’autoipnosi elimina il rapporto con l’esterno ma richiede allenamento e non è indicata per tutti gli obiettivi.

L’ipnosi può curare una malattia?

No. Può essere impiegata come supporto nella gestione del vissuto di alcune condizioni (la gestione del dolore è l’applicazione con maggiore supporto) ma non sostituisce diagnosi e trattamenti medici, che non vanno interrotti.

L’ipnosi è uno stato di coscienza con correlati fisiologici precisi (onde alfa, attivazione di specifiche aree, rallentamento cardiaco) e non differisce sul piano neurofisiologico dagli stati meditativi: cambia il percorso con cui vi si accede e la finalità per cui si cerca. Si distinguono ipnosi eteroindotta, che richiede fiducia ma consente di lasciarsi guidare, e autoipnosi, che elimina la presenza esterna ma richiede allenamento e non copre tutti gli obiettivi. Sugli ambiti di applicazione serve discernimento: la gestione del dolore ha un buon supporto sperimentale, mentre asma, allergie e tachicardie sono condizioni mediche che richiedono cure mediche.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.