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La Fiction e l'Intrattenimento in Televisione

Perché una soap opera non finisce mai, mentre un telefilm si esaurisce in ogni puntata? La differenza non riguarda il contenuto ma la struttura, e sapere come è costruito un formato spiega gran parte di ciò che quel formato fa allo spettatore. Articolo divulgativo di analisi dei media, riferito al panorama televisivo del periodo antecedente […]

Psicolab — La Fiction e l'Intrattenimento in Televisione
Perché una soap opera non finisce mai, mentre un telefilm si esaurisce in ogni puntata? La differenza non riguarda il contenuto ma la struttura, e sapere come è costruito un formato spiega gran parte di ciò che quel formato fa allo spettatore.
Articolo divulgativo di analisi dei media, riferito al panorama televisivo del periodo antecedente alla diffusione delle piattaforme in streaming. Alcune categorie sono cambiate; i criteri di classificazione restano validi.

Cosa definisce la fiction

La fiction racconta una storia inventata, in cui gli attori interpretano personaggi.

Il tempo narrativo può essere costruito con gli stessi strumenti della scrittura: flash-back, flash-forward ed ellissi, che mostra solo i momenti salienti saltando il resto.

Una caratteristica strutturale merita attenzione: gli avvenimenti sono osservati dall’esterno, e gli attori raramente si rivolgono alla macchina da presa, perché farlo violerebbe il principio di verosimiglianza.

È il patto implicito del genere: lo spettatore accetta di credere alla finzione a condizione che la finzione non ammetta di esserlo.

I criteri di classificazione

Per distinguere i formati il testo indica alcuni parametri:

  • la suddivisione in unità temporali definite;
  • il tipo di collegamento tra episodi, che possono essere indipendenti o meno;
  • il genere narrativo, il mondo rappresentato e la tonalità del racconto.

I film per la televisione

Vengono ricondotti a generi definiti: la biografia, il dramma sociale (dove un protagonista che si riteneva al sicuro viene raggiunto dall’imprevisto) il dramma familiare e la commedia, costruita sull’inadeguatezza del protagonista rispetto a una situazione.

Le forme seriali

La miniserie

Un film suddiviso in più puntate, concepito per intero e poi diviso oppure già pensato in atti.

Il vantaggio indicato è duplice: consente di raccontare storie che non starebbero in un film unico, e la suddivisione stessa trattiene il pubblico che vuole conoscere il seguito.

Il telefilm

Struttura opposta: ogni puntata è quasi del tutto indipendente dalle altre, ed è incentrata sulle qualità del protagonista, messe alla prova ogni volta da un problema diverso.

La conseguenza narrativa è precisa: il personaggio non evolve, perché deve poter essere lo stesso all’inizio di ogni episodio. È il prezzo dell’indipendenza tra le puntate.

La sit-com

Formato comico con protagonisti e ambientazioni fissi e durata breve. Ogni puntata contiene una o al massimo due storie, risolte all’interno dell’episodio.

La telenovela

Racconto in puntate collegate, interrotte nei momenti cruciali per riprenderle successivamente: espediente che garantisce la fedeltà del pubblico.

Il testo la associa a un carattere melodrammatico e a un pubblico prevalentemente femminile, in particolare di casalinghe.

Va precisato che si tratta di una descrizione del target commerciale attribuito all’epoca, non di una caratteristica del genere: la segmentazione del pubblico riflette la programmazione oraria più che una predisposizione.

La soap opera

È il formato con la struttura più radicale: periodicità fissa e numero di episodi non definito in partenza.

Di conseguenza non finisce mai: la storia si intreccia e prosegue negli anni, e cambia lo staff mantenendo il tipo di narrazione.

Ne deriva un’osservazione interessante: non esiste personalizzazione autoriale, perché chi scrive si limita a creare nuovi intrecci dentro un impianto che gli preesiste e gli sopravvive.

L’intrattenimento

Categoria ampia, definita dallo scopo (divertire) più che dalla forma.

Gli elementi comuni individuati sono tre: la possibilità di essere in diretta o registrati, l’uso di studi attrezzati con un’organizzazione di tipo teatrale (palco e platea) e la presenza centrale di un conduttore che regola il ritmo.

Elemento distintivo rispetto alla fiction: qui si instaura una relazione diretta con il pubblico, in studio e a casa. È esattamente ciò che la fiction esclude.

Il varietà

Si distingue in one man show, centrato sulla performance di un artista, e people show, il cui valore spettacolare deriva dalla bravura (o dall’imperfezione) dei concorrenti.

Le forme ibride

Talk show

Fondato sull’approfondimento attraverso la parola, può assumere la forma del dibattito o del confronto tra due persone.

A seconda dei temi trattati (dal gossip alla politica) si avvicina all’informazione o all’ambito culturale.

Reality show

Mostra momenti di vita quotidiana inseriti in schemi fissi, con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico attraverso la percezione di autenticità.

Le articolazioni individuate sono diverse:

  • l’emotainment, in cui la dimensione emotiva è centrale e i protagonisti mettono in scena speranze e desideri, talvolta a loro insaputa;
  • il dating show, costruito sull’incontro tra persone;
  • lo psychodrama reality show, basato sulla permanenza dei concorrenti in ambienti circoscritti e sull’osservazione continuativa delle relazioni, con eliminazione progressiva tramite voto del pubblico;
  • la docusoap, ibridazione tra documentario e soap opera, in cui riprese prolungate vengono rimontate secondo sequenze narrative.

Dallo psychodrama derivano ulteriori varianti: il talent show, centrato sull’acquisizione di abilità; il makeover, fondato sull’idea che la televisione possa trasformare persone o luoghi; il changing, che colloca i partecipanti in situazioni diverse dalle abituali per osservarne il comportamento.

Game show

Costruito su un meccanismo di gioco, che può fondarsi su abilità cognitive, sulla fortuna, o su capacità fisiche.

Elemento comune a tutte le forme: il premio finale, in denaro o in servizi.

Il problema della classificazione

Il testo si chiude con un’ammissione onesta: risulta difficile individuare categorie pure, perché i generi si contaminano continuamente.

I programmi contenitore ne sono l’esempio più evidente: la lunga durata impone di suddividere la programmazione in segmenti che appartengono a generi diversi.

Ed è un’osservazione che regge ancora: le forme televisive non si distinguono per natura ma per combinazione di elementi, e ogni nuovo formato nasce ricombinando pezzi già esistenti.

Domande frequenti

Cosa distingue un telefilm da una miniserie?

Il collegamento tra episodi: nel telefilm ogni puntata è quasi indipendente, il che impedisce al personaggio di evolvere; nella miniserie il racconto è unitario e distribuito su più puntate.

Perché la soap opera non finisce mai?

Perché ha periodicità fissa e numero di episodi non definito in partenza. La conseguenza è che non esiste personalizzazione autoriale: chi scrive lavora dentro un impianto che gli preesiste e gli sopravvive.

Cosa distingue fiction e intrattenimento?

Il rapporto con lo spettatore: nella fiction gli attori non si rivolgono alla macchina da presa perché violerebbero la verosimiglianza, mentre l’intrattenimento si fonda sulla relazione diretta con il pubblico.

Perché è difficile classificare i generi televisivi?

Perché non si distinguono per natura ma per combinazione di elementi, e si contaminano continuamente. I programmi contenitore, che alternano segmenti di generi diversi, ne sono l’esempio più evidente.

I formati televisivi si distinguono per struttura più che per contenuto, e la struttura determina cosa possono raccontare. Un telefilm con episodi indipendenti impedisce al personaggio di evolvere, perché deve essere lo stesso all’inizio di ogni puntata; una soap con numero di episodi indefinito esclude la personalizzazione autoriale, perché l’impianto sopravvive a chi scrive. La distinzione più netta è tra fiction e intrattenimento: la prima esclude che gli attori si rivolgano alla telecamera, il secondo si fonda proprio sulla relazione diretta con il pubblico. E la conclusione resta valida: i generi non sono categorie pure ma combinazioni di elementi ricombinabili.
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