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L'inconsapevole e Silente Potere delle Donne

Quanta libertà abbiamo nel gestire la nostra immagine? La risposta, sostiene il saggio di Lucretia Serthra, non è la stessa per tutti, e la disparità corre in una direzione che raramente viene osservata. È un’analisi che invita a guardare le norme di genere anche dal lato in cui vincolano gli uomini. Questo articolo presenta la […]

Psicolab — L'inconsapevole e Silente Potere delle Donne
Quanta libertà abbiamo nel gestire la nostra immagine? La risposta, sostiene il saggio di Lucretia Serthra, non è la stessa per tutti, e la disparità corre in una direzione che raramente viene osservata. È un’analisi che invita a guardare le norme di genere anche dal lato in cui vincolano gli uomini.
Questo articolo presenta la tesi di un saggio, non una posizione consolidata della ricerca. Il tema delle disuguaglianze di genere è complesso e articolato su molti piani (economico, professionale, di sicurezza personale) e osservare una specifica asimmetria non equivale a ridimensionare gli altri.

Il punto di partenza: i modelli educativi

L’analisi muove da una constatazione condivisa: fin dalla nascita, in famiglia, nella società e nelle istituzioni, modelli educativi consolidati veicolano quotidianamente informazioni che orientano scelte e comportamenti verso una rappresentazione del maschile e del femminile non del tutto equa.

È il terreno comune di tutti gli studi di genere: le norme che regolano cosa è appropriato per l’uno o per l’altro non sono naturali, ma trasmesse, e proprio per questo tendono a restare invisibili a chi le ha interiorizzate.

La libertà di gestione dell’immagine

Su questo terreno l’autrice concentra l’attenzione su un aspetto specifico: la libertà di gestione della propria immagine.

Per le donne, osserva, questa libertà incontra oggi sostanzialmente solo limiti giuridici, oppure limiti personali scelti in base alle proprie convinzioni o a compromessi consapevoli. È una conquista storica, accettata dalla collettività, che ha arricchito le donne sul piano fisico e psicologico e ha contribuito a rafforzare caratteristiche positive: tra cui, in primo luogo, l’autostima, acquisita nel corso della crescita attraverso la partecipazione e il confronto sociale.

Qui l’autrice segnala però un paradosso: questa libertà non viene percepita come un traguardo reale e significativo, ma come un fenomeno naturale e scontato, e resta perciò separata dal discorso sulle conquiste sociali e politiche. Un’osservazione che vale in generale: le conquiste diventano invisibili nel momento stesso in cui si consolidano.

L’altro lato dell’asimmetria

Il passaggio centrale del saggio consiste nel contrapporre a questo quadro la situazione maschile, che l’autrice descrive come confinata entro norme sociali tacite ma coercitive, che circoscrivono le modalità espressive considerate accettabili.

La tesi è formulata con una precisazione esplicita, che merita di essere riportata: la libertà di gestione dell’immagine delle donne è una realtà positiva, e il punto non è ridurla. Il punto è che la stessa libertà dovrebbe essere disponibile anche per gli uomini, e oggi, sostiene l’autrice, non lo è.

È un argomento coerente con una linea di ricerca consolidata sulle norme maschili, che ne documenta i costi: la limitazione dell’espressione emotiva, la pressione verso un modello unico di comportamento, la sanzione sociale (spesso esercitata tra pari) di ciò che se ne discosta.

Il ruolo dei sistemi che le sostengono

L’autrice attribuisce un peso rilevante ai meccanismi che alimentano e amplificano queste convenzioni: le impostazioni educative, mediatiche e produttive, che condizionano, autorizzano e rendono concretamente possibile un’evoluzione asimmetrica.

Ne deriva quella che definisce una discriminazione di libertà d’immagine tra le identità di genere: una disparità che passa in larga parte inosservata proprio perché nessuno la nomina.

Una prospettiva situata

Il libro è dichiaratamente un’analisi semiologica contemporanea, redatta da un’autrice transgender torinese. È un elemento rilevante: chi ha attraversato le convenzioni di genere da più di una posizione ha spesso un accesso privilegiato alla loro arbitrarietà, vede come regole ciò che ad altri appare natura.

L’autrice presenta il proprio lavoro come esplicitamente privo di misoginia e di misandria: non un testo contro un genere, ma un tentativo di rendere visibile una struttura che vincola entrambi. Il metodo procede per descrizioni dettagliate, esempi e ragionamenti che mirano progressivamente a mostrare una realtà diversa da quella comunemente percepita.

L’obiettivo dichiarato non è denunciare, ma risalire all’origine dei problemi legati alla libertà di gestione dell’immagine tra le identità di genere, e alle influenze sociali che ne derivano.

Cosa resta della domanda

Al di là dell’adesione o meno alla tesi, la domanda che il libro solleva è utile: chi decide quali forme espressive sono disponibili per ciascuno di noi?

La risposta, quasi sempre, non è una norma scritta né una scelta consapevole: è un insieme di aspettative diffuse, trasmesse presto e rinforzate di continuo, che diventano tanto più efficaci quanto meno vengono nominate. Renderle visibili è la condizione perché diventino discutibili, e questa, in ultima analisi, è la funzione di un libro come questo.

Domande frequenti

Qual è la tesi centrale del libro?

Che esista un’asimmetria nella libertà di gestione della propria immagine tra i generi: ampia per le donne, ma limitata per gli uomini da norme sociali tacite e coercitive. La proposta non è ridurre la prima, ma estendere la stessa libertà a tutti.

Perché l’autrice parla di paradosso?

Perché ritiene che questa libertà, pur essendo una conquista storica reale, venga percepita come naturale e scontata anziché come traguardo, restando così esclusa dal discorso sulle conquiste sociali.

Il libro è contro le donne?

L’autrice lo presenta come esplicitamente privo di misoginia e misandria: non un testo contro un genere, ma un tentativo di rendere visibile una struttura normativa che vincola entrambi, con l’obiettivo di risalire all’origine dei problemi.

Cosa dice la ricerca sulle norme maschili?

Una linea di studi consolidata ne documenta i costi: limitazione dell’espressione emotiva, pressione verso un modello unico di comportamento e sanzione sociale, spesso esercitata tra pari, di ciò che se ne discosta.

Il saggio di Lucretia Serthra parte da una constatazione condivisa (i modelli educativi veicolano rappresentazioni non eque del maschile e del femminile) per concentrarsi su un aspetto specifico: la libertà di gestione della propria immagine. Ampia per le donne e ormai limitata solo da vincoli giuridici o scelte personali, essa è però percepita come naturale anziché come conquista. La tesi centrale è l’asimmetria con la situazione maschile, confinata da norme tacite ma coercitive: il punto non è ridurre la prima libertà, ma estenderla. Il saggio, scritto da un’autrice transgender e presentato come privo di misoginia e misandria, invita a rendere visibili aspettative diffuse che restano efficaci proprio perché non vengono mai nominate.
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