Psicologia Sociale e del Comportamento

Il divorzio e le Emozioni: comunicare la Separazione ai Figli

Come si dice a un figlio che i genitori si separano? La regola più utile viene da un paragone inatteso: bisogna procedere come si fa quando si parla di sessualità. Non una versione edulcorata, ma la quantità di informazione che quel bambino, a quell’età, è in grado di reggere. Articolo divulgativo. Ogni situazione familiare ha […]

Psicolab — Il divorzio e le Emozioni: comunicare la Separazione ai Figli
Come si dice a un figlio che i genitori si separano? La regola più utile viene da un paragone inatteso: bisogna procedere come si fa quando si parla di sessualità. Non una versione edulcorata, ma la quantità di informazione che quel bambino, a quell’età, è in grado di reggere.
Articolo divulgativo. Ogni situazione familiare ha caratteristiche proprie: in presenza di conflitto elevato, difficoltà nei figli o incertezza su come procedere, è opportuno rivolgersi a uno psicologo, a un mediatore familiare o ai consultori del territorio. In presenza di violenza domestica non si applica quanto qui descritto: il riferimento è il 1522, o il 112 in caso di pericolo.

Dalla collusione alla collisione

Una coppia si forma su affinità, interessi e intenzioni comuni, affetto e attrazione reciproci. Accade poi con frequenza che i percorsi si differenzino e che conciliare due identità distinte diventi impossibile.

Con un gioco di parole efficace, l’autrice descrive il passaggio dalla collusione alla collisione.

A seconda della legislazione possono trascorrere mesi o anni prima di arrivare al divorzio, ma la separazione si profila subito, ed è un evento doloroso per entrambi, tanto più quando ci sono figli.

Coniugalità e genitorialità

Il primo pensiero della coppia riguarda quasi sempre come comunicare la notizia. Ed è a questo punto che si presenta la distinzione decisiva: quella tra il piano coniugale, che si sta chiudendo, e quello genitoriale, che non si chiude.

Tenerli separati è difficile proprio nel momento in cui sarebbe più necessario, perché il dolore della rottura tende a invadere tutto. Ma è la variabile che più incide su come i figli attraverseranno il passaggio.

Il criterio dell’età

L’età è un fattore critico, perché comporta capacità cognitive molto diverse, che incidono sulla comprensione e sulla gestione delle emozioni.

Il paragone con l’educazione sessuale

Il suggerimento (attribuito a un terapeuta e mediatore familiare) è di procedere come si farebbe parlando di sessualità.

A un bambino in età prescolare si parlerà di abbracci e di semini piantati nella pancia; a un adolescente si potranno usare i termini corretti.

Lo scopo è fornire una quantità di informazioni sufficiente alla comprensione, ma non così dettagliata da generare fraintendimenti o imbarazzo.

Il principio sottostante è importante: il criterio non è quanto l’adulto ha bisogno di dire, ma quanto quel bambino può elaborare.

Cosa dire, a ciascuna età

Le indicazioni sono concrete.

Neonati e lattanti: è sufficiente comunicare che uno dei due genitori andrà ad abitare altrove per un periodo.

Età prescolare: che mamma e papà non sono più felici insieme e che uno dei due andrà a vivere in un’altra casa; che avranno due case; che le loro abitudini non cambieranno sostanzialmente; e che entrambi i genitori li amano come sempre.

Adolescenti: che i genitori hanno problemi non risolvibili e che la separazione è il modo per sistemare le cose; e che entrambi restano disponibili, in qualsiasi modo e momento.

Il filo comune

Vale la pena notare cosa accomuna le tre formulazioni.

In tutte è presente la rassicurazione sulla continuità del legame genitoriale, e in nessuna compare l’attribuzione di responsabilità all’altro genitore.

Il secondo aspetto è cruciale. Un figlio a cui viene chiesto (anche implicitamente) di stabilire chi ha ragione si trova in una posizione insostenibile: qualunque risposta comporta una perdita. Ed è precisamente la dinamica che la letteratura indica come più dannosa nelle separazioni conflittuali.

Come si comunica, non solo cosa

Un punto che il testo sottolinea con una stima quantitativa: le parole scelte, la postura, l’occasione e il luogo peserebbero per circa il 30% sull’esito della comunicazione.

Al di là della precisione della cifra, l’osservazione è fondata: i bambini leggono il tono e il clima molto prima del contenuto, e ne traggono l’informazione che conta davvero, se la situazione è gestibile oppure no.

Alcune implicazioni pratiche derivano direttamente da qui: comunicare quando entrambi sono in grado di reggere il momento, in un luogo familiare, senza fretta, e possibilmente insieme, perché la presenza di entrambi è già in sé un messaggio sulla continuità della funzione genitoriale.

Le reazioni

Ci saranno, e saranno diverse a seconda dell’età e del carattere. In ogni caso saranno segno di sofferenza e dispiacere: anche quando la separazione mette fine a una situazione logorante e viene in parte vissuta come sollievo.

È una precisazione importante per i genitori: il dolore del figlio non significa che la decisione sia sbagliata. Significa che sta elaborando una perdita reale, e questo accade anche nelle separazioni più opportune.

Il senso di colpa

Nemmeno la coppia più concorde (situazione peraltro rara) affronta il passaggio senza sensi di colpa e paura.

Ma la conclusione è ragionevolmente ottimista: se la coppia riesce a restare alleata nel separarsi come lo è stata nell’unirsi, con il tempo e con supporti adeguati (terapeuti, mediatori, avvocati) la nuova configurazione familiare che ne deriva può risultare solida.

La formula è quella giusta: non si tratta di evitare la rottura, ma di gestirla in modo che la funzione genitoriale sopravviva a quella coniugale.

Domande frequenti

Cosa dire ai figli di una separazione?

Informazioni sufficienti alla comprensione ma calibrate sull’età: ai più piccoli che un genitore andrà ad abitare altrove e che avranno due case; agli adolescenti che i problemi non sono risolvibili. Sempre con la rassicurazione che l’amore di entrambi resta.

È giusto spiegare di chi è la responsabilità?

No. Un figlio chiamato a stabilire chi ha ragione si trova in una posizione insostenibile, perché qualunque risposta comporta una perdita. È la dinamica più dannosa nelle separazioni conflittuali.

Se mio figlio soffre, significa che è stata una scelta sbagliata?

No. La sofferenza compare anche quando la separazione conclude una situazione logorante, perché il figlio sta elaborando una perdita reale. Non è un indicatore della bontà della decisione.

Meglio comunicarlo insieme o separatamente?

Preferibilmente insieme, in un luogo familiare e senza fretta: la presenza di entrambi è già un messaggio sulla continuità della funzione genitoriale, che i figli colgono prima ancora del contenuto delle parole.

La distinzione che regge tutto è quella tra piano coniugale, che si chiude, e piano genitoriale, che non si chiude. Sul come comunicare, il criterio proposto è quello dell’educazione sessuale: informazioni sufficienti alla comprensione, calibrate su cosa quel bambino può elaborare, non su cosa l’adulto ha bisogno di dire. Le formulazioni suggerite per le diverse età hanno due elementi in comune, la rassicurazione sulla continuità del legame e l’assenza di attribuzioni di colpa all’altro genitore. E una precisazione che vale per chi la sta attraversando: la sofferenza dei figli compare anche nelle separazioni più opportune, perché stanno elaborando una perdita vera.
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