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I MOI: un Ponte tra Teoria dell´Attaccamento e Psicoanalisi?

La teoria dell’attaccamento e la psicoanalisi vengono spesso presentate come due mondi distanti. Eppure un concetto in particolare, quello di Modelli Operativi Interni, sembra fungere da ponte tra la tradizione psicoanalitica e le radici cognitiviste del pensiero di John Bowlby. In questo approfondimento ricostruiamo quel legame, partendo dalle fonti che hanno ispirato Bowlby fino alle […]

Psicolab — I MOI: un Ponte tra Teoria dell´Attaccamento e Psicoanalisi?
La teoria dell’attaccamento e la psicoanalisi vengono spesso presentate come due mondi distanti. Eppure un concetto in particolare, quello di Modelli Operativi Interni, sembra fungere da ponte tra la tradizione psicoanalitica e le radici cognitiviste del pensiero di John Bowlby. In questo approfondimento ricostruiamo quel legame, partendo dalle fonti che hanno ispirato Bowlby fino alle parole di Freud che, sorprendentemente, sembrano anticiparne le intuizioni.

Le radici cognitiviste della teoria dell’attaccamento

Non e’ possibile nascondere che la teoria dell’attaccamento attinga in modo inequivocabile a concetti propri del cognitivismo. Il concetto di sistema a feedback negativo e’ alla base dell’opera Piani e strutture del comportamento di Miller, Galanter e Pribram, pubblicata nel 1960, adottata in modo pressoche’ unanime nella letteratura psicologica come primo mattone su cui l’intera teorizzazione cognitivista sarebbe stata costruita negli anni successivi.

A loro volta, i tre autori avevano fondato le proprie ipotesi sui concetti di robotica elaborati da Kenneth Craik, che in seguito avrebbero rappresentato un terreno fertile anche per i teorici dell’intelligenza artificiale. In questo senso, l’idea di modello interno del mondo che l’individuo costruisce e aggiorna nel tempo nasce in un contesto profondamente influenzato dalle scienze cognitive nascenti.

Che cosa sono i Modelli Operativi Interni

Con l’espressione Modelli Operativi Interni, spesso abbreviata in MOI, Bowlby indica le rappresentazioni mentali che la persona sviluppa a partire dalle prime esperienze relazionali con le figure di attaccamento. Questi modelli svolgono una duplice funzione. Da un lato costituiscono una griglia di lettura del mondo, attraverso cui l’individuo interpreta le relazioni e prevede il comportamento degli altri. Dall’altro hanno una funzione direttiva rispetto alle decisioni che la persona si trova periodicamente a dover prendere, orientandone scelte e aspettative.

Bowlby tra psicoanalisi e nuovo paradigma

Se le radici cognitiviste sono evidenti, non lo e’ meno la formazione psicoanalitica di Bowlby. Membro della British Psycho-Analytic Society, egli conosceva a fondo il pensiero di Melanie Klein, di Ronald Fairbairn, di Donald Winnicott e naturalmente del padre della psicoanalisi, Sigmund Freud. Ed e’ proprio qui che si apre la possibilita’ di trovare un punto di contatto tra teoria dell’attaccamento e psicoanalisi, attraverso il ponte rappresentato dai Modelli Operativi Interni.

Il tema del mondo interiore, centrale nella riflessione psicoanalitica, trova infatti nei MOI una sorta di riformulazione in chiave piu’ vicina alle scienze cognitive. Cio’ che nella psicoanalisi era il complesso intreccio di rappresentazioni inconsce diventa, nella teoria dell’attaccamento, un insieme di modelli che l’individuo utilizza per orientarsi nel mondo delle relazioni.

Le parole di Freud che anticipano i MOI

In Compendio di Psicoanalisi, la definizione che Freud offre del mondo interiore sembra anticipare in modo sorprendente le teorizzazioni che sarebbero state proprie di Bowlby. Scrive Freud:

«il prodotto delle nostre percezioni primarie portato alla luce dal lavoro scientifico sara’ composto da una comprensione delle connessioni e relative relazioni che sono presenti nel mondo esterno, che, in qualche modo, possono essere fedelmente riprodotte o riflesse nel mondo interiore del nostro pensiero, la cui conoscenza ci rende capaci di capire qualcosa nel mondo esterno, per prevederlo e possibilmente per alterarlo».

Riferendosi poi alla funzione del mondo interiore nel guidare il comportamento di un individuo, Freud aggiunge:

«il compito costruttivo dell’Io consiste nell’inserirsi tra la richiesta fatta dall’istinto e l’azione che lo soddisfa: e’ l’attivita’ del pensiero che, dopo aver colto il presente ed aver valutato le esperienze piu’ precoci, tenta attraverso i significati delle azioni di cui ha esperienza di calcolare le conseguenze del corso delle azioni che si prefigge. In questo modo l’Io giunge a decidere se sia utile realizzare o ritardare il tentativo di cio’ che vorrebbe raggiungere, o se sia necessario inibire completamente la richiesta dell’istinto in quanto dannosa».

Non e’ difficile rinvenire in queste parole l’eco del concetto bowlbiano di MOI, sia per la loro funzione di griglia di lettura del mondo, sia per il ruolo direttivo che esercitano rispetto alle decisioni. In entrambi i casi si descrive una struttura interna che consente di leggere la realta’, prevederne gli sviluppi e regolare di conseguenza l’azione.

La posizione critica di Fonagy

Non tutti gli studiosi condividono l’idea di tracciare linee di continuita’ cosi’ nette. Peter Fonagy, ad esempio, ritiene fuorviante il tentativo di delineare in modo rigido punti comuni e differenze tra il pensiero di Freud e l’attuale teoria dell’attaccamento. La ragione e’ che ogni fase della teorizzazione freudiana presenta insieme punti di corrispondenza e di divergenza con la teoria dell’attaccamento.

Come osserva lo stesso Fonagy, per chi conosce a fondo il pensiero di Freud non sarebbe difficile costruire un quadro in cui il padre della psicoanalisi potrebbe essere visto alternativamente come alleato o come ostile antagonista della teoria dell’attaccamento. Questa avvertenza invita alla cautela: il ponte esiste, ma va attraversato senza forzare le somiglianze e senza cancellare le differenze.

Domande frequenti

Che cosa sono i Modelli Operativi Interni?

Sono le rappresentazioni mentali che la persona costruisce a partire dalle prime relazioni di attaccamento. Funzionano come griglia di lettura del mondo relazionale e orientano le decisioni e le aspettative dell’individuo.

Perche’ i MOI sono considerati un ponte tra attaccamento e psicoanalisi?

Perche’ riprendono il tema psicoanalitico del mondo interiore riformulandolo in chiave piu’ vicina alle scienze cognitive. In essi si incontrano la formazione psicoanalitica di Bowlby e le radici cognitiviste della sua teoria.

In che modo Freud anticipa il concetto di MOI?

In Compendio di Psicoanalisi Freud descrive un mondo interiore capace di riprodurre le relazioni del mondo esterno per prevederlo e modificarlo, e attribuisce all’Io una funzione di regolazione tra istinto e azione. Sono funzioni molto vicine a quelle che Bowlby assegnera’ ai Modelli Operativi Interni.

Qual e’ la posizione di Fonagy su questo confronto?

Fonagy invita alla prudenza. A suo avviso ogni fase del pensiero freudiano mostra insieme corrispondenze e divergenze con la teoria dell’attaccamento, tanto che Freud potrebbe essere presentato sia come alleato sia come antagonista.

I Modelli Operativi Interni rappresentano il punto in cui la formazione psicoanalitica di Bowlby incontra le sue radici cognitiviste. Le parole di Freud sul mondo interiore ne anticipano la funzione, ma, come ricorda Fonagy, il rapporto tra psicoanalisi e teoria dell’attaccamento resta articolato: un ponte reale, da percorrere con equilibrio critico.
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